Volkswagen verso nuovi tagli, sindacati in piazza. Domani il ceo Blume svelerà il piano 2030
Volkswagen verso nuovi tagli, sindacati in piazza. Domani il ceo Blume svelerà il piano 2030
Annunciate mobilitazioni in occasione del consiglio di sorveglianza del 9 luglio che discuterà il piano Visione 2030. Sul tavolo fino a 100 mila esuberi e l’ipotesi chiusura per gli impianti tedeschi di Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm

di Andrea Boeris 08/07/2026 09:00

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La tensione sale in casa Volkswagen. Dopo le manifestazioni che nei giorni scorsi hanno coinvolto Mercedes, il potente sindacato tedesco Ig Metall ha indetto una giornata di mobilitazione anche in tutti gli stabilimenti del gruppo in occasione della riunione del consiglio di sorveglianza di domani, giovedì 9 luglio, chiamato a esaminare il nuovo e tanto atteso piano di ristrutturazione preparato dall’amministratore delegato Oliver Blume.

Le iniziative, precisa il sindacato, «non saranno scioperi ma manifestazioni informative e di protesta», dal momento che resta in vigore l’obbligo di pace sindacale. L’obiettivo è però chiaro: inviare un messaggio forte ai vertici del gruppo contro l’ipotesi di una nuova ondata di misure di austerità che starebbe per colpire occupazione e capacità produttiva in Germania.

Il ceo Blume alla prova decisiva con Visione 2030

Per Oliver Blume, secondo la stampa tedesca, l’appuntamento del 9 luglio è probabilmente il passaggio più delicato dall’inizio del suo mandato. Il manager dovrà convincere il consiglio di sorveglianza della necessità di accelerare una ristrutturazione molto più profonda rispetto a quella che era stata già concordata nel 2024. A richiederla è un contesto reso sempre più difficile dalla concorrenza delle case automobilistiche cinesi, dal rallentamento della domanda europea e dall’impatto dei dazi americani.

Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa tedesca e da diversi analisti, il progetto denominato «Zukunftsbild 2030» (Visione 2030) potrebbe prevedere un’ulteriore riduzione degli organici 50 mila persone in Germania, che si aggiungerebbe ai circa 50 mila posti già destinati a essere eliminati nell’intero gruppo entro il 2030, per un totale di 100 mila. Le ipotesi parlano anche della possibile chiusura di quattro impianti, anche se un simile scenario appare molto difficile da realizzare per la forte opposizione dei rappresentanti dei lavoratori e del Land della Bassa Sassonia, che con il 20,2% del capitale mantiene una minoranza di blocco nel gruppo.

I quattro stabilimenti sotto osservazione

Il dibattito si concentra soprattutto sul futuro di quattro siti produttivi tedeschi. Zwickau è considerato oggi lo stabilimento più esposto. Primo impianto completamente elettrico del gruppo, ha già visto ridursi l’occupazione da circa 10 mila a 8 mila addetti. La produzione della ID.3 sarà trasferita a Wolfsburg e sul futuro dell’Audi Q4 e-tron continuano a circolare indiscrezioni di un possibile spostamento in Ungheria. Dopo il 2030 il sito dovrebbe diventare un centro dedicato all’economia circolare, ma questo garantirebbe soltanto una parte degli attuali posti di lavoro.

Anche Emden, dove vengono costruite ID.4 e ID.7, soffre di un utilizzo degli impianti inferiore ai livelli ritenuti economicamente ottimali. Una delle ipotesi allo studio sarebbe quella di assegnare allo stabilimento nuovi modelli elettrici, anche sviluppati inizialmente nelle joint venture cinesi di Volkswagen e successivamente localizzati in Europa.

Ad Hannover, sede dei veicoli commerciali Volkswagen, pesa invece il successo inferiore alle attese dell’ID.Buzz. Il sito mantiene però un ruolo strategico grazie alla produzione dell’ID.Buzz AD destinato alla guida autonoma di Moia, attività che rende più complessa un’eventuale delocalizzazione.

Più incerta resta la situazione di Neckarsulm, storico stabilimento Audi che oggi produce A5 e A6 ma non dispone ancora di un futuro modello elettrico ad alto volume. Con l’uscita di scena delle attuali vetture a combustione, prevista intorno al 2032, il sito rischia di ritrovarsi senza un’adeguata saturazione produttiva.

I sindacati sono pronti allo scontro

L’Ig Metall considera inaccettabile una nuova stagione di tagli dopo l’accordo raggiunto meno di due anni fa, che aveva escluso chiusure di stabilimenti e licenziamenti forzati fino alla fine del decennio. Il sindacato teme che il nuovo piano possa rimettere in discussione quell’intesa.

Per Blume la sfida è anche politica. Già in passato le tensioni con i rappresentanti dei lavoratori hanno contribuito all'uscita di scena di amministratori delegati come Herbert Diess e Bernd Pischetsrieder. Il consiglio di sorveglianza di giovedì sarò uno snodo decisivo non solo per il futuro industriale di Volkswagen, ma anche per la leadership dello stesso amministratore delegato. Di sicuro l’esito della riunione sarà seguito con attenzione dall’intera industria dell’auto europea e non solo. (riproduzione riservata)