Volkswagen archivia un 2025 difficile con profitti dimezzati ma punta su un recupero della redditività nel 2026, dopo un anno segnato da dazi, forte concorrenza in Cina e costi legati alla transizione verso l’elettrico. Il colosso tedesco dell’auto ha chiuso il bilancio 2025 con ricavi in lieve calo a 321,9 miliardi di euro, -0,8% rispetto ai 324,7 miliardi del 2024, mentre l’utile operativo è crollato del 53% a 8,9 miliardi, con un margine operativo del 2,8% contro il 5,9% dell’anno precedente.
Torna l'utile netto a 439 milioni, contro una precedente perdita di 2,25 miliardi. Il gruppo prevede un miglioramento nel 2026, con un margine operativo compreso tra il 4% e il 5,5%, segnale di una progressiva normalizzazione dopo le pressioni sui conti registrate lo scorso anno. La reazione del mercato è positiva: in scia ai conti il titolo Volkswagen a Francoforte ha aperto la seduta di martedì 10 guadagnando oltre il 2,5% sopra a quota 90 euro.
Il forte arretramento della redditività è stato determinato da diversi fattori: dazi statunitensi, effetti valutari, cambiamenti nella strategia di prodotto di Porsche e una combinazione sfavorevole di prezzi e mix di vendita. Alcuni effetti positivi sono arrivati invece dai programmi di riduzione dei costi avviati dal gruppo.
Al netto delle partite straordinarie, l’utile operativo è stato pari a 14,8 miliardi, con un margine del 4,6%, livello che il management considera comunque insufficiente nel lungo periodo.
Sul fronte commerciale, le vendite globali sono rimaste stabili a circa 9 milioni di veicoli, con aumenti in Europa (+5%) e Sud America (+10%) compensati dal calo in Nord America (-12%) e Cina (-6%).
Segnali positivi arrivano dagli ordini in Europa, cresciuti di circa il 13%, trainati soprattutto dai modelli 100% elettrici, che rappresentano ormai circa il 22% del portafoglio ordini.
Il consiglio proporrà un dividendo di 5,26 euro per azione privilegiata e 5,20 euro per azione ordinaria, in calo del 17% rispetto all’anno precedente, ma in linea con la politica di payout di almeno il 30% dell’utile.
Per l’anno in corso il gruppo guidato da Oliver Blume, oltre a un margine operativo del 4-5,5%, prevede ricavi in crescita tra lo 0% e il 3%. Nella divisione Automotive il flusso di cassa netto dovrebbe attestarsi tra 3 e 6 miliardi di euro, mentre la liquidità netta è attesa tra 32 e 34 miliardi. Il gruppo continuerà inoltre a investire pesantemente nella trasformazione industriale: il rapporto di investimento nella divisione Automotive è previsto tra l’11% e il 12% nel 2026.
Le prospettive restano comunque condizionate dalle tante variabili esterne, tra cui tensioni geopolitiche, restrizioni commerciali e maggiore concorrenza globale, con le previsioni basate sull’ipotesi che gli attuali dazi internazionali restino in vigore così come sono.
Di fronte a questi numeri, Volkswagen ha annunciato che prevede di tagliare 50 mila posti di lavoro in Germania entro il 2030, ovvero un numero più alto di quanto previsto in precedenza. «In totale, entro il 2030 nell'intero gruppo Volkswagen in Germania verranno tagliati circa 50 mila posti di lavoro», spiega l'amministratore delegato, Oliver Blume, in una lettera agli azionisti.
Il gruppo tedesco aveva raggiunto un accordo con i sindacati alla fine del 2024 per ridurre 35 mila posti di lavoro entro il 2030, come parte dei piani per risparmiare 15 miliardi di euro all'anno. (riproduzione riservata)