Volkswagen accelera le riflessioni sul futuro dei propri impianti industriali e guarda al settore della difesa come una concreta ipotesi di soluzione ad alcuni dei suoi problemi. Il Financial Times scrive che il colosso tedesco dell’auto è in trattative con Rafael Advanced Defence Systems per convertire lo stabilimento di Osnabrück, oggi dedicato alla produzione automobilistica, alla realizzazione di componenti per il sistema di difesa aerea Iron Dome, lo scudo impiegato in Israele per la difesa antimissile.
Secondo fonti vicine al dossier, il progetto punta a salvaguardare circa 2.300 posti di lavoro nel sito della Bassa Sassonia, la cui attività automotive è destinata a cessare entro il 2027 nell’ambito del piano di ristrutturazione del gruppo. L’obiettivo è trasformare l’impianto in un hub produttivo europeo per parti del sistema antimissile, con possibile sbocco commerciale verso diversi governi del continente.
L’iniziativa, se dovesse realizzarsi, sarebbe uno dei segnali concreti più evidenti della convergenza tra industria automobilistica e difesa in Europa. Il settore auto tedesco è ormai da tempo sotto pressione per la concorrenza cinese e per le difficoltà nella transizione all’elettrico, mentre la domanda militare cresce rapidamente alla luce del riarmo europeo seguito alla invasione russa dell'Ucraina.
Lo stabilimento di Osnabrück potrebbe produrre veicoli pesanti per il trasporto dei sistemi, lanciatori e generatori elettrici, ma non i missili, che richiedono siti altamente specializzati. I tempi di riconversione sarebbero relativamente rapidi, stimati tra 12 e 18 mesi, con investimenti contenuti grazie all’utilizzo di infrastrutture già esistenti.
Il progetto sembrerebbe godere del sostegno del governo tedesco, impegnato a valorizzare la capacità produttiva in eccesso dell’industria nazionale e a rafforzare la sicurezza europea. Berlino prevede infatti oltre 500 miliardi di euro di spesa per la difesa entro la fine del decennio, con priorità proprio ai sistemi di difesa aerea.
Per Volkswagen si tratterebbe anche di un ritorno simbolico al settore militare, dopo la storica produzione bellica durante la Seconda Guerra Mondiale. Il gruppo è già presente nella difesa tramite la joint venture tra Man e Rheinmetall per i veicoli militari, ma l’accordo con Rafael segnerebbe un salto di scala e visibilità.
Rafael, dal canto suo, punta a rafforzare la presenza industriale in Europa, anche attraverso nuove linee produttive dedicate ai missili e collaborazioni con partner locali. L’azienda produce già in Germania, insieme a Rheinmetall e Diehl Defence, i missili Spike, oltre al sistema Trophy per la protezione di carri armati. Resta ovviamente aperta la questione dell’adesione dei lavoratori, chiamati a scegliere se partecipare alla riconversione verso la produzione militare. (riproduzione riservata)