Volkswagen potrebbe accelerare drasticamente la ristrutturazione necessaria affrontare le sfide poste dalla concorrenza cinese, dai dazi e dalla costosa transizione verso l’elettrico. Secondo quanto riportato dal settimanale tedesco Manager Magazin, il ceo Oliver Blume starebbe lavorando a un piano destinato a ridisegnare profondamente il gruppo, con il taglio fino a 100 mila posti di lavoro a livello globale nei prossimi anni e la chiusura di quattro impianti produttivi in Germania.
Il piano prevederebbe anche una riduzione degli investimenti di circa il 15%, che scenderebbero a poco più di 130 miliardi di euro nel prossimo quinquennio. Sempre secondo il magazine, Blume e il direttore finanziario Arno Antlitz puntano a una riorganizzazione complessiva della struttura del gruppo, con lo scorporo del marchio Volkswagen e delle attività dedicate alla produzione di componenti in entità separate rispetto all’attuale organizzazione.
Sul fronte industriale, la ristrutturazione interesserebbe gli stabilimenti tedeschi di Hannover, Zwickau ed Emden, oltre all'impianto Audi di Neckarsulm. La produzione verrebbe progressivamente interrotta una volta concluso il ciclo di vita dei modelli attualmente assemblati nei rispettivi siti.
Interpellata da Reuters, Volkswagen ha evitato di commentare le indiscrezioni. Un portavoce ha spiegato che il gruppo non intende pronunciarsi su documenti riservati e che le eventuali decisioni saranno esaminate e approvate dagli organi competenti. Ha però ribadito che «l’intero gruppo, inclusi marchi e controllate, deve affrontare cambiamenti di ampia portata».
Le indiscrezioni arrivano mentre Volkswagen ha già avviato un importante programma di riduzione dei costi. Blume aveva infatti annunciato nei mesi scorsi l’intenzione di rafforzare ulteriormente il piano, che comprende già circa 50 mila uscite, nonostante l’accordo raggiunto nel 2024 con i sindacati che esclude la chiusura di stabilimenti tedeschi fino alla fine del decennio.
Come gli altri costruttori europei, Volkswagen deve fare i conti con il rallentamento della domanda, la crescente pressione competitiva dei produttori cinesi, i dazi su diversi mercati e gli ingenti investimenti richiesti dalla transizione verso la mobilità elettrica. Se confermato, il piano delineato da Manager Magazin sarebbe una delle più radicali ristrutturazioni nella storia dell’automotive. (riproduzione riservata)