Il maxi piano di ristrutturazione da 100 mila esuberi potrebbe costare a Volkswagen 16 miliardi di euro. Il calcolo arriva dal giornale tedesco Der Spiegel, secondo il quale serviranno fino a 10 miliardi per l’eliminazione di almeno 60 mila posizioni tra prepensionamenti, buonuscite e altri licenziamenti. A questi oneri potrebbero aggiungersi 6 miliardi per l’eventuale cessazione della produzione nei quattro stabilimenti tedeschi ai quali il gruppo non è certo di poter assegnare nuovi modelli: Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm. Audi (parte del gruppo Volkswagen) ha già chiuso una fabbrica a Bruxelles e i costi della dismissione, secondo Der Spiegel, sono stati di 1,6 miliardi.
Il ceo Oliver Blume intende ridurre i modelli del 50% entro il 2035, mentre varianti e configurazioni dovrebbero subire una contrazione del 75% in modo da aumentare i volumi per ogni modello e contenere i costi. L’obiettivo è stabilizzare le vendite intorno a 9 milioni di vetture l’anno e portare il margine operativo al 9% entro il 2030, contro il 3,8% del primo semestre 2026.
In parallelo il gruppo intende rivedere il portafoglio, composto da 600 società. Tra queste c’è Ducati (controllata da Audi), il cui futuro non è scevro da dubbi: in un’intervista a Bloomberg l’amministratore delegato di Audi, Gernot Döllner, ha detto che nel processo di razionalizzazione delle partecipazioni si parlerà «anche di Ducati», puntualizzando però che nessuna decisione è stata presa sul marchio italiano.
Il piano di Volkswagen non sembra dispiacere agli analisti e al mercato. Gli esperti di Jefferies, in particolare, hanno confermato rating Buy sul titolo con un prezzo obiettivo di 120 euro. Al momento le azioni del produttore di auto viaggiano intorno a 81 euro, in rialzo del 7% circa dalla presentazione del piano. Tuttavia, a 12 mesi il titolo mostra ancora un calo di quasi il 20%.
Attualmente l’azienda dispone di cinque o sei modelli per segmento - osservano gli analisti di Jefferies - che dovrebbero scendere a due o tre modelli, portando il totale da 150 a 70-75. Il processo potrebbe non concludersi prima del 2035, ma secondo gli esperti la riduzione degli investimenti dovrebbe concretizzarsi in tempi più brevi, man mano che i modelli non verranno sostituiti. (riproduzione riservata)