Dopo settimane di indiscrezioni e tensioni sindacali, Volkswagen mette nero su bianco la nuova strategia che dovrà ridisegnare il gruppo entro il 2030. Al termine della riunione del consiglio di sorveglianza di giovedì 9 luglio, il management guidato dal ceo Oliver Blume ha presentato un piano articolato in dodici iniziative con l’obiettivo di rendere il costruttore tedesco «più resiliente, più efficiente e più competitivo» in un contesto caratterizzato da concorrenza crescente, dazi, costi in aumento e trasformazione tecnologica.
Il piano conferma gran parte delle anticipazioni emerse nei giorni scorsi, anche se il comunicato non cita esplicitamente la chiusura dei quattro stabilimenti tedeschi e i nuovi tagli occupazionali ipotizzati dalla stampa tedesca, che potrebbero essere fino a 120 mila, un numero shock. L’obiettivo industriale indicato dal gruppo è però chiaro: adeguare la capacità produttiva mondiale a circa 9 milioni di veicoli all’anno, contro i circa 12 milioni per cui il gruppo era strutturato prima della pandemia. Volkswagen sottolinea di avere già eliminato capacità produttiva per circa 2 milioni di veicoli e annuncia che ulteriori interventi riguarderanno Europa e Cina.
Tra le misure più significative c’è una profonda semplificazione della gamma. Volkswagen prevede di ridurre fino al 50% il numero dei modelli, concentrandosi sui segmenti ritenuti più redditizi, mentre la complessità dell'offerta - ad esempio le varianti di allestimento - sarà ridotta fino al 75%. L’obiettivo è concentrare investimenti e risorse di sviluppo sui prodotti e sulle tecnologie con il maggiore valore aggiunto per clienti e azionisti.
Contestualmente il gruppo unificherà le principali piattaforme tecnologiche, le architetture elettroniche e i software, eliminando le duplicazioni tra i vari marchi e distinguendo le soluzioni destinate ai mercati occidentali da quelle per l’emisfero orientale. Secondo il management, questa razionalizzazione consentirà di aumentare le sinergie e accelerare lo sviluppo tecnologico.
Il direttore finanziario Arno Antlitz ha spiegato che i programmi di riduzione dei costi già avviati non sono più sufficienti alla luce dell’attuale contesto economico e geopolitico. Per questo Volkswagen punta a una revisione strutturale del proprio modello di business, riducendo il costo dei veicoli senza comprometterne la qualità, abbassando le spese generali, aumentando l’efficienza degli stabilimenti e accelerando i processi decisionali attraverso strutture manageriali più snelle, digitalizzazione e intelligenza artificiale.
Il gruppo ribadisce inoltre la volontà di concentrarsi sul core business automobilistico, razionalizzando il portafoglio delle partecipazioni. In quest’ottica viene richiamata la cessione della quota di maggioranza di Everllence, operazione che porterà un incasso di circa 7,4 miliardi di euro e rafforzerà la flessibilità finanziaria del gruppo.
«Entro il 2030 renderemo il Gruppo Volkswagen la società automobilistica più attraente del mondo, con marchi iconici, prodotti innovativi, tecnologie leader e risultati finanziari solidi», ha dichiarato Blume, spiegando che la nuova fase della trasformazione punta a rendere il gruppo «più veloce, resiliente e competitivo» attraverso una drastica riduzione della complessità e delle sovraccapacità produttive.
Il piano è la risposta ufficiale del primo costruttore europeo alla crisi che sta attraversando l’industria automobilistica, stretta tra il rallentamento della domanda, la concorrenza dei costruttori cinesi, l’aumento dei costi e la necessità di finanziare la transizione verso l’elettrico e il software. Rimane ora da capire come le misure verranno tradotte concretamente nei singoli stabilimenti europei e quale sarà l’impatto sull'occupazione, tema che nelle ultime settimane ha alimentato forti proteste da parte del sindacato IG Metall.
Nonostante il consiglio di sorveglianza si sia concluso senza annunci sulle indiscrezioni relative alla chiusura di stabilimenti, il clima resta però ovviamente molto teso. Secondo quanto riportato da Handelsblatt, che ricorda che le chiusre potrebbero riguardare gli impianti Volkswagen di Emden, Hannover e Zwickau, oltre al sito Audi di Neckarsulm, una nota interna ai dipendenti citerebbe addirittura fino a cinque stabilimenti a rischio, includendo anche quello di Osnabrück, per il quale non sarebbe stata ancora individuata una soluzione industriale.
La presidente del consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo, ha chiesto a Blume di chiarire entro venerdì 10 le indiscrezioni su possibili chiusure di impianti, nuovi tagli al personale e persino eventuali modifiche alla Legge Volkswagen. In caso contrario, dopo la pausa estiva il consiglio di fabbrica minaccia assemblee straordinarie in tutto il gruppo. «Ora basta. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso», ha dichiarato Cavallo, definendo «oltre ogni limite di rispetto» il trattamento riservato ai lavoratori dal management. (riproduzione riservata)