Volkswagen e Porsche azzoppano conti e dividendi della famiglia Porsche-Piëch. Debutto nella difesa per diversificare
Volkswagen e Porsche azzoppano conti e dividendi della famiglia Porsche-Piëch. Debutto nella difesa per diversificare
Utili 2025 in calo a 2,9 miliardi per Porsche Holding, frenata dalle partecipazioni nell’auto: cedola ridotta a 1,51 euro. La cassaforte debutta nella difesa con un primo investimento da 100 milioni

di Andrea Boeris 26/03/2026 09:00

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Oltre che sui numeri della famiglia Agnelli-Elkann e di quella francese dei Peugeot, colpite da Stellantis, l’auto pesa anche sui conti della dinastia tedesca Porsche-Piëch. La holding Porsche Automobil archivia infatti il 2025 con utili in flessione, penalizzata soprattutto dall’andamento delle partecipate chiave del settore automotive, ovvero dei due colossi Volkswagen e Porsche. E così, in questo scenario complesso, la cassaforte dei Porsche-Piëch accelera sul fronte della diversificazione, guardando sempre di più al settore difesa.

Il risultato netto rettificato dopo le imposte di Porsche Automobil Holding si è attestato a 2,9 miliardi di euro, in calo di circa il 9% rispetto ai 3,2 miliardi dell’anno precedente. Il risultato netto reported è invece pari a 2,7 miliardi, in netto miglioramento rispetto alla perdita da 20 miliardi registrata nel 2024, che era stata appesantita da svalutazioni straordinarie.

Ecco gli effetti delle partecipazioni industriali nell’auto

A incidere sulla redditività della holding è stato soprattutto il contributo delle partecipazioni industriali: Volkswagen ha generato un apporto di 2,8 miliardi (in lieve calo), mentre Porsche ha visto ridursi sensibilmente il proprio contributo a 0,2 miliardi, dai 0,5 miliardi precedenti. Il rallentamento della casa di Zuffenhausen è legato anche al ripensamento della strategia sull’elettrico, frenata dalla domanda debole, in particolare in Cina.

La holding resta comunque il principale azionista di Volkswagen, con il 31,9% del capitale e il 53,3% dei diritti di voto, oltre a detenere il 12,5% della stessa Porsche. Una concentrazione che continua a esporre i conti alle difficoltà del settore automotive europeo, stretto tra transizione elettrica, concorrenza cinese e nuove barriere commerciali.

Debito in calo ma dividendo ridotto per colpa di Volkswagen

Sul fronte finanziario, il debito netto si è ridotto leggermente a 5,1 miliardi di euro (da 5,2 miliardi), grazie anche a operazioni di rifinanziamento concluse nel corso dell’anno, tra cui emissioni di Schuldschein e rimborsi anticipati di prestiti bancari.

Il management proporrà un dividendo di 1,51 euro per azione privilegiata, in calo rispetto agli 1,91 euro dell’anno precedente, riflettendo proprio i minori flussi attesi da Volkswagen e Porsche, mentre la priorità viene data alla riduzione dell’indebitamento.

Diversificazione: crescono le partecipazioni e arriva la difesa

Accanto al core automotive, Porsche Automobil Holding prosegue nel rafforzamento del proprio portafoglio di investimenti. Le partecipazioni minori hanno contribuito per 193 milioni di euro al risultato 2025, con performance rilevanti da società tecnologiche come Quantum Systems e Celestial AI. Il valore complessivo del portafoglio è quasi raddoppiato a circa 535 milioni.

Ma la vera novità strategica, già annunciata l’anno scorso, è l’ingresso nel settore difesa: la holding ha già investito 100 milioni di euro nel fondo lanciato da Dtcp, focalizzato su startup europee attive in cyber sicurezza, intelligenza artificiale e sistemi autonomi. E questa mossa punta a intercettare la crescente domanda di tecnologie legate alla sicurezza e alla difesa e a ridurre la dipendenza dal ciclo automotive. Del resto la stessa Volkswagen sta pensando di convertire un suo stabilimento alla difesa con la produzione di componenti per l’Iron Dome.

Gli obiettivi di Porsche Holding per il 2026

In un contesto che la stessa holding percepisce ancora molto volatile, tra dazi, rallentamento della domanda e costi della transizione elettrica, la strategia della famiglia Porsche-Piëch si muove su un doppio binario: supporto agli asset storici ma progressiva apertura a nuovi settori ad alto potenziale, così come stanno facendo anche le altre holding europee storicamente dipendenti dalle grandi partecipazioni nel settore automotive, come Peugeot Invest e Exor di John Elkann, che però ha invece sempre escluso la difesa come settore nel quale voler diversificare.

Per il 2026, Porsche Holding prevede un risultato netto rettificato compreso tra 1,5 e 3,5 miliardi di euro, con debito netto tra 4,7 e 5,2 miliardi. Il presidente Hans Dieter Pötsch ha ribadito il sostegno alle misure di efficienza avviate da Volkswagen e Porsche, che puntano a oltre 6 miliardi di risparmi annui entro il 2030. (riproduzione riservata)