Vino, la strategia di Iwb per resistere alla crisi: bottiglie di fascia alta e spinta su supermercati e ho.re.ca
Vino, la strategia di Iwb per resistere alla crisi: bottiglie di fascia alta e spinta su supermercati e ho.re.ca
Nonostante i dazi Usa e il calo dei consumi, Italian Wine Brands cresce nei volumi e mantiene stabili i ricavi. E guarda anche allo shopping all’estero

di Emanuele Bonora 03/04/2026 16:23

Ftse Mib
45.624,94 8.30.25

-0,20%

Dax 30
23.168,08 23.50.50

-0,56%

Dow Jones
46.504,67 22.30.23

-0,13%

Nasdaq
21.879,18 15.30.00

+0,18%

Euro/Dollaro
1,1522 22.28.34

-0,07%

Spread
86,76 17.29.54

+0,55

Mentre sul settore del vino italiano sembrano addensarsi i nuvoloni di una crisi spinta dai dazi Usa, dal calo generalizzato dei consumi e dalle giacenze che iniziano ad accumularsi in cantina (+6% pari a 61 milioni di ettolitri), Italian Wine Brands (Iwb), il più grande gruppo enologico quotato a Piazza Affari, sull’Egm, è riuscito nel 2025 a far crescere i volumi, mantenendo stabili i ricavi a 396 milioni (-1,5% rispetto all’anno precedente).

E il 2026 pare confermare questa tendenza, almeno stando agli ordini della gdo che Iwb ha già in pancia. Il canale dei supermercati è la gamba più importante per il gruppo vinicolo (vale 282 milioni di ricavi), che esporta i 30 brand che produce in 90 Paesi con una quota di export di oltre l’80%. Ed è quella su cui scommette per la crescita anche nell’anno in corso, al punto da aver annunciato la creazione di un team dedicato per la grande distribuzione italiana.

Le performance nel canale Ho.re.ca e nel distance selling

Ma è dal canale ho.re.ca (hotel, ristoranti e caffè) che lo scorso anno Iwb ha portato a casa le maggiori soddisfazioni, con 63 milioni di ricavi, in crescita del 6,2%. Lo stesso non si può dire del distance selling, che comprende anche l’ecommerce. Spia di una modalità di acquisto, quella delle bottiglie che, a parte durante la pandemia, non è mai decollata.

La crescita dei premium brand e i mercati emergenti

La nota positiva per il gruppo arriva dalla crescita dei top brand, ovvero delle etichette a prezzo più alto. «Quello che noi notiamo rispetto ad anni fa è che, se è vero che è calato il consumo quotidiano di vino, tra i giovani e non solo si è disposti a spendere di più per del buon vino», afferma Alessandro Mutinelli, presidente e ceo di Iwb.

Tanto in Italia quanto all’estero. Ed è proprio per questo che tra le linee di crescita c’è quella di rafforzare i prodotti premium, valorizzando da una parte le denominazioni italiane e dall’altra ampliando la presenza anche nei mercati emergenti. Intesi come Sudest asiatico e Africa, dove sta crescendo una fascia di clientela altospendente e dove Iwb esporta già in Paesi come Etiopia e Monzambico.

Altre occasioni di crescita potrebbero arrivare ora dall’accordo con il Mercosur, quello firmato dall’Ue con il blocco sudamericano per l’export, e in particolare dal Brasile. E quello similare fatto con l’Australia. Il Nord America (Usa-Canada) vale circa l’8% del fatturato di Iwb ed è per questo che i dazi di Trump si sono sentiti meno sui conti, mentre altri Paesi su cui il settore vinicolo aveva scommesso forte, come la Cina e il Nord Corea, alla fine si sono parzialmente sgonfiati.

Resta l’Europa allora il principale mercato di Iwb, che assorbe più del 60% delle vendite. «Ed è su questo mercato, oltre il Nord America, su cui ci siamo concentrati soprattutto lo scorso anno e che ci ha consentito di crescere in termini di volumi e migliorando anche alcune delle nostre quote di mercato», aggiunge Mutinelli. «Di fronte a un quadro macroeconomico di incertezza, l’unica vera soluzione è non perdere il posizionamento distributivo e qui si dimostra tutta la forza che può avere un gruppo di rilevanza nazionale come Iwb». Guardando anche a qualche possibile operazione per crescere ancora.

Strategie di acquisizione e riduzione del debito

A fine anno l’indebitamento finanziario netto era sceso a 43,1 milioni dai 75,5 milioni dell’anno precedente, che apre le porte a nuove opportunità. Si guarda ad aziende medio-grandi da almeno 50 milioni di ricavi e che abbiano una distribuzione diversificata. Nel mirino ci sono cantine in Veneto, Toscana e Puglia, dove Iwb è già presente con le sue. Ma senza disdegnare nemmeno realtà della Spagna o in Francia, che permetterebbero di allargare l’offerta delle referenze da proporre ai clienti. (riproduzione riservata)