Vigilanza bancaria e mutamenti climatici, il monito del governatore della Banca d’Italia Panetta
Vigilanza bancaria e mutamenti climatici, il monito del governatore della Banca d’Italia Panetta
Alla Green Swan Conference, Panetta ha discusso l'importanza di una vigilanza bancaria qualificata per gestire i rischi climatici, senza ampliare il mandato ma rafforzando la prevenzione e la stabilità del sistema

di di Angelo De Mattia 22/10/2026 21:00

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Dell’intervento del governatore di Banca d'Italia Fabio Panetta nella recente Green Swan Conference di Manila sono stati sottolineati molti aspetti interessanti, a partire dalla considerazione dei danni dei mutamenti climatici (200 miliardi di dollari nel 2025) e dalla necessità di interventi pubblici e privati in via preventiva e successiva, ma si è trascurata la parte che riguarda le banche e gli impatti su di esse di tali cambiamenti.

Questi ultimi possono influire sulla stabilità degli istituti, sulle loro strategie, sulle attrezzature di cui dispongono per misure di recovery. E corrispondentemente l'attività che gli istituti esercitano con il consumo di energia può provocare impatti che contrastino con le politiche dei governi in questo complesso e delicato comparto.

Ne può discendere la necessità che, per la prevenzione, si operi anche con misure che riguardano i bilanci delle banche. E qui sopravviene il ruolo della Vigilanza bancaria. Panetta ha precisato che non intende sostenere un ampliamento del mandato, bensì una sua qualificazione.

Possiamo ritenere che se la funzione della Vigilanza è quella di tutelare la sana e prudente gestione del credito e la stabilità aziendale e sistemica, sulla base dell'articolo 47 della Costituzione, allora ciò che influisce sull'esercizio di questa funzione non può non formare oggetto di misure di cui sono dirette destinatarie le banche, ma che ovviamente coinvolgono anche la più generale azione di prevenzione e contrasto degli accennati mutamenti. Ciò riguarda anche altri fenomeni che hanno iniziato a manifestarsi di recente, a partire dall'impiego dell'intelligenza artificiale.

Naturalmente, sussistono limiti superati i quali occorrerebbe una espressa norma legislativa. Dipenderà insomma dall'ampiezza delle innovazioni e dei controlli che progressivamente saranno richiesti, dal loro raccordarsi o no con i diritti soggettivi e con tutti i vincoli che discendono dalla Costituzione. Del resto è ipotizzabile in materia una evoluzione legislativa anche a livello europeo da raccordare con le discipline domestiche.

Un esempio del passato: agli inizi degli anni ‘90, si prevedevano, anche se con una specifica normativa di legge, adempimenti in materia di antiriciclaggio a carico delle banche e della stessa Banca d'Italia sulle quali, senza che formalmente si prevedesse di estendere il compito della Vigilanza, quest'ultima ritenne suo dovere verificare, soprattutto in sede ispettiva, se e come la suddetta normativa veniva applicata. Poi è stata costituita, a latere della banca, l'Uif con l'espresso mandato in tema di antiriciclaggio.

Negli anni ‘80 l'orientamento di alcuni autorevoli giuristi (in primis Gustavo Minervini) volgeva a prestare molta attenzione su ciò che si poteva fare con disposizioni di Vigilanza o con delibere del Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio e ciò che invece richiedeva una norma primaria, una legge. Poi il rafforzamento dei poteri della Vigilanza, anche con normative europee, ha fatto superare, almeno fino ad alcuni limiti, questa sorta di dilemma. Non resta che attendere i comportamenti concreti in questa materia. (riproduzione riservata)