«C’è qualcosa che non va se, con oltre 4 mila miliardi di risparmi accumulati dagli italiani, non siamo riusciti a indirizzare 20 miliardi verso la rete di telecomunicazioni nazionale evitando che un asset strategico per il Paese venisse acquistato da grandi investitori esteri (il riferimento è al fondo Usa Kkr, ndr)». La provocazione arriva dell’amministratore delegato di Arca Fondi sgr, Ugo Loser e nasce dal fatto che in Italia finora, i fondi pensione, per definizione investitori pazienti di lungo periodo, non sono riusciti a raggiungere una dimensione e un peso adeguati per avere voce nel sistema economico e in partite cruciali per l’Italia.
«La speranza è che le cose cambino con le novità sulla previdenza integrativa introdotte dall’ultima legge di Bilancio, ma bisogna stare molto attenti a non sbagliare», aggiunge Loser che rilancia anche sulla necessità di dare vita «a fondi pensione europei, riprovandoci dopo il fallimento dei Pepp, per creare in Europa grandi investitori capaci di sostenere le infrastrutture dell’Unione, a cominciare da quelle per una difesa comune».
Domanda. Non sono mancate le critiche alle novità introdotte dall’ultima legge di Bilancio alla previdenza integrativa. Proprio sulle pagine di MF-Milano Finanza, il presidente di Assofondipensione, Giovanni Maggi, ha alzato l’allerta sul rischio che la portabilità del contributo del datore di lavoro, introdotta dalla Manovra, indebolisca i fondi pensione negoziali che si stanno impegnando per investire in economia reale italiana a vantaggio di fondi pensione aperti gestiti da banche e sgr come voi. C’è questo pericolo?
Risposta. Gli obiettivi della riforma sono chiari: far crescere i fondi pensione e aumentare i loro investimenti a supporto delle imprese e del sistema economico italiano come avviene già in altri Paesi dove questi strumenti hanno un peso ben più rilevante sul pil rispetto all’11% dell’Italia. La portabilità, che sarà possibile dopo due anni dalla partecipazione al fondo negoziale, non ha l’obiettivo di contendersi gli iscritti ma punta piuttosto a fare in modo che chi è finora rimasto fermo per il timore di una scelta irreversibili si convinca a farla, a beneficio anche dei fondi negoziali. In ogni caso la portabilità è solo uno dei tasselli previsti dalla riforma che punta a far crescere gli iscritti alla previdenza integrativa pari oggi in Italia a poco più del 38% della forza lavoro.
D. Un’altra novità importante è quella che prevede l’iscrizione automatica per i neo assunti se entro 60 giorni non esprimono alcuna scelta. Cui si aggiunge la norma che prevede l’investimento lifecycle come scelta automatica per gli iscritti ai fondi negoziali che non fanno scelte esplicite, prevedendo un aumento del peso delle azioni nei primi anni di carriera per poi ridurre il rischio in prossimità della pensione. Nel primo caso l’obiettivo è far salire le adesioni, cosa ci aspettate dal secondo intervento?
R. Per gli iscritti ci sarà un aumento dei rendimenti nel lungo termine mentre il peso maggiore degli investimenti azionari potrà sostenere meglio il sistema economico, creando un circolo virtuoso. Se si fa un confronto tra Italia e Olanda dal 2020 a oggi emerge che la ricchezza pro capite olandese, al netto dell’effetto crescita del pil reale, è salita molto più di quella italiana e questo fenomeno dipende in larga parte dalla più alta partecipazione dei cittadini olandesi alla previdenza complementare. Mentre da noi ci sono più di 1.300 miliardi di risparmi parcheggiati dagli italiani sui conti correnti, infruttuosi per la nostra economia.
D. L’altra critica sollevata da chi vede pericoli da una concorrenza a 360 gradi nella previdenza complementare riguarda i costi e le performance. I fondi negoziali, che nascono dalla contrattazione tra imprese e sindacati, non hanno interesse a tenere basse le commissioni visto che rappresentano gli stessi lavoratori?
R. La situazione ovviamente va analizzata caso per caso ma i numeri dicono il contrario e la differenza, a vantaggio dei fondi aperti, è ancora più evidente nelle performance. La maggiore propensione dei fondi aperti ad investire in azioni ha evidentemente effetti positivi sui rendimenti di prodotti che guardano al lungo termine.
La maggiore concorrenza farà bene a tutto il sistema puntando ai due traguardi indicati dall’Agenda Draghi in tema pensioni: da una parte incentivare le adesioni ai fondi per creare un sistema previdenziale più solido, affiancando la previdenza pubblica con quella privata; dall’altra rendere i fondi pensione motori necessari per l’economia, in grado di investire risorse nel tessuto produttivo italiano.
D. La portabilità del contributo del datore è intanto stata rinviata di quattro mesi, al 31 ottobre, dall'ultimo decreto Pnrr. Ci sono difficoltà applicative? Come gestire in azienda versamenti diversi per i singoli lavoratori che potranno scegliere di costruirsi la propria previdenza integrativa anche con un fondo sul mercato?
R. Dovranno essere i regolamenti attuativi a chiarire questi aspetti ma è presumibile che a gestire i flussi, tramite accordi con i gestori, dovranno essere le stesse aziende. Non si tratta di una novità per il mercato. In Arca Fondi abbiamo già 6 mila aziende i cui lavoratori aderiscono ai nostri fondi. Meglio un rinvio di quattro mesi per avere il tempo di essere sicuri di fare le scelte giuste considerando che in ballo ci sono le pensioni dei lavoratori e il sostegno al sistema economico italiano. (riproduzione riservata)