Vi spiego perché l’AI non è una bolla, a partire dalle valutazioni. Parla il capo della ricerca di Ark Invest Frank Downing
Vi spiego perché l’AI non è una bolla, a partire dalle valutazioni. Parla il capo della ricerca di Ark Invest Frank Downing
Le valutazioni dell’AI restano molto distanti dagli eccessi dot-com. I modelli migliorano e il costo per servire i clienti si riduce La volatilità? Grande occasione d’acquisto, segnala Downing (Ark Invest)

di di Andrea Cabrini 24/10/2026 14:00

Ftse Mib
48.558,86 23.50.43

+0,36%

Dax 30
25.181,65 23.50.43

-0,75%

Dow Jones
52.215,16 23.50.43

-1,23%

Nasdaq
25.953,07 23.50.43

-0,21%

Euro/Dollaro
1,1203 23.01.30

+0,04%

Spread
122,00 17.29.48

-2,94

«L’AI non è una bolla. Vale 10 mila miliardi, e siamo solo all’inizio. Le valutazioni sono lontane dagli eccessi delle dot-com. E Tesla e SpaceX insieme potrebbero valere più della somma delle parti».

Frank Downing, direttore della ricerca di Ark Invest, la società di gestione fondata da Cathie Wood e specializzata nelle tecnologie disruptive, non si spaventa davanti alla bufera di queste settimane sull’AI. E in questa intervista a ClassCnbc spiega perché la correzione della tecnologia può essere un’occasione per comprare.

Domanda. Bond e azioni dell’AI soffrono. È la fine del boom o c’è ancora spaziodi crescita?

Risposta. Per capirlo bisogna guardare alle dimensioni dell’opportunità. Oggi la spesa mondiale per il software è di circa 1.500 miliardi di dollari all’anno. Ma il costo globale del lavoro intellettuale, quello che chiamiamo knowledge work, raggiunge i 40 mila miliardi. OpenAI, Anthropic e le altre società dell’AI non stanno solo occupando lo spazio del software: puntano a un mercato potenziale 25 volte più grande. Come internet, l’intelligenza artificiale trasformerà ogni settore e ogni professione. E siamo soltanto all’inizio. Per questo considero la volatilità attuale un’opportunità per gli investitori.

D. Che oggi, però, hanno paura. I trilioni di dollari investiti sui data center saranno sostenibili?

R. Gli investimenti nell’infrastruttura AI, in rapporto al Pil, sono già superiori a quelli della costruzione di internet. Ma c’è una differenza fondamentale: le valutazioni. Nel 2000 i cinque maggiori titoli arrivarono fino a multipli di 100 volte gli utili. Oggi le cinque principali società quotate dell’AI trattano intorno a 30 volte, multipli che peraltro si stanno comprimendo. Il mercato continua a essere scettico mentre la domanda cresce. È quello che chiamiamo «climbing the wall of worry»: i prezzi salgono nonostante un muro di preoccupazioni.

D. Anthropic sfida questo muro e si prepara allo sbarco in borsa. Poi dovrebbe toccare a OpenAI. A che prezzo avranno senso?

R. Anthropic potrebbe arrivare a 70 miliardi di dollari di ricavi annualizzati, con una valutazione per l’ipo intorno ai 2 mila miliardi. OpenAI potrebbe raccogliere capitali a una valutazione di 1.400 miliardi, su ricavi indicati in 50 miliardi. In entrambi i casi parliamo di circa 28 volte le vendite. Società quotate come Palantir, Cloudflare e CrowdStrike trattano a multipli superiori a 30 volte. Ma c’è una differenza: mentre queste ultime crescono a ritmi annui di alcune decine di punti percentuali, OpenAI e Anthropic registrano crescite a tre cifre. È straordinario, considerando le dimensioni già raggiunte.

D. La crescita dei ricavi, però, non basta. Anthropic continua a registrare perdite operative pesanti.

R. La domanda finale è naturalmente decisiva. Noi stimiamo che la spesa annuale per l’AI possa raggiungere potenzialmente oltre 10 mila miliardi, nei prossimi cinque anni. Ma soprattutto stiamo osservando un miglioramento continuo dell’economia dei modelli. Il costo computazionale necessario per servire un cliente diminuisce. Con la stessa infrastruttura si possono servire più utenti e generare maggiori ricavi. Credo che il mercato sottovaluti significativamente il potenziale di redditività di queste aziende.

D. Alcune sembrano vacillare. È il caso del neocluod di CoreWeave. Ha perso il 56% in borsa, e i bond sono crollati per l’enorme leva. Voi continuate a comprare. Perché?

R. Stiamo approfittando della debolezza del titolo per ridurre il prezzo medio di carico. Il mercato si concentra sul debito, in particolare sulle obbligazioni non garantite con scadenze intorno al 2030. Ma trascura alcuni elementi. CoreWeave ha un portafoglio ordini di circa 100 miliardi di dollari, oltre il 70% dei quali riconducibile a clienti con rating investment grade, come Microsoft e Meta. Inoltre, gran parte del debito a breve è associata a contratti con i clienti: i pagamenti finanziano direttamente il rimborso dei prestiti. E la società dispone di circa 15 miliardi di liquidità. Per noi, la narrativa negativa è andata molto oltre i fondamentali.

D. Cathie Wood ha indicato un obiettivo stellare per Tesla: 4.000 dollari nel 2030 (oggi è a 380). Ma Musk lavora già alla fusione con SpaceX. Vi convince?

R. Siamo estremamente ottimisti su entrambe le società. Per SpaceX la maggiore opportunità potrebbe essere portare capacità di calcolo per l’intelligenza artificiale nello spazio, sfruttando i razzi riutilizzabili. Il principale vincolo è il capitale necessario per aumentare la frequenza dei lanci. Tesla, invece, potrebbe generare enormi flussi di cassa dai robotaxi, un business con margini molto più simili al software che alla vendita di automobili. La fusione consentirebbe di utilizzare questi flussi per accelerare lo sviluppo di SpaceX.

D. Con tutto questo debito, il rialzo dei tassi sarà la scintilla che innescherà l’incendio?

R. Tassi più alti significano certamente maggiori oneri finanziari. Ma bisogna confrontarli con i rendimenti del capitale investito. Noi riteniamo che i ritorni delle infrastrutture AI saranno molto elevati. Anche un anno fa, dopo i grandi accordi annunciati da OpenAI con Nvidia, Broadcom e Amd, si parlava di sovrainvestimenti e di bolla. Poi i ricavi sono cresciuti più delle attese e il mercato ha assorbito quelle preoccupazioni. Credo che tra un anno potremmo ritrovarci a fare esattamente la stessa discussione. (riproduzione riservata)