Momento critico per l’Ue a causa di tendenze destabilizzanti interne ed esterne. A chi mi chiede se mantengo lo scenario di una (ri)globalizzazione eurocentrica – cioè Nova Pax sostituiva della Pax Americana, ma con dentro l’America in una configurazione espansiva del G7 – entro il 2040 circa rispondo di sì, con una probabilità del 70%.
E conseguentemente suggerisco agli attori industriali e finanziari che richiedono un parere di impostare la loro strategia di lungo termine considerando tale geo-area come luogo di evoluzione positiva sia dello sviluppo sia delle condizioni monetarie, nonché della sicurezza.
In questo calcolo simulativo fatto con i colleghi ricercatori specializzati nella scenaristica strategica di supersintesi ho inserito un indicatore lead (LEarning & ADaptation) che misura la capacità di un’organizzazione di imparare da tendenze sfidanti e adattarsi attivamente producendo controtendenze. Tale indicatore è elevato per l’Unione Europea. E, qui il punto, crescente.
Sono rimasto sorpreso dal fatto che gli attori finanziari statunitensi, nipponici, britannici e canadesi con cui interloquisco abbiano mostrato più interesse concreto – nell’impostazione dei portafogli - in questo scenario di quelli residenti nell’Ue. Ciò mi fa sospettare una sottovalutazione del potenziale europeo da parte degli attori residenti.
Purtroppo piccolo il campione per sostenere stime, ritengo utile argomentare sinteticamente i motivi del potenziale di controtendenza. L’America è piccola e, pur superpotenza, è impero cedente. La Cina a conduzione Xi Jinping appare impero emergente, ma ha una fragilità interna crescente (dal 2015) che tende a destabilizzare il regime autoritario. La Russia a conduzione Putin è alla frutta.
Per inciso, nel mio libro La riparazione del capitalismo democratico (Rubbettino, 2021) ho inserito l’ipotesi di un programma di emergenza del G7 per sostenere finanziariamente i regimi autoritari – dove il cambio al potere avviene via conflitto e non via elezioni – che implodono per evitare contagi globali.
Quindi, comparativamente, l’Ue è più solida in prospettiva delle nazioni che la stanno sfidando o cercando di comprimere oppure condizionarla. Analisi contraria alle tendenze elettorali contingenti nell’Ue? Aspettiamo la controtendenza che sta emergendo prima di dirlo. Inoltre le destre estreme in Germania e Francia stanno rielaborando la postura «exitista» pur nella loro enfasi nazionalista e nelle sinistre europee ci sono populismi pericolosi, ma non di destrutturazione dell’Ue.
L’impatto del debito che toglie risorse assistenziali e quindi consenso? Gestibile. L’arretratezza tecnologica? Solo in pochi settori, negli altri mantiene superiorità comparativa. Sicurezza militare? Qui il problema che genera il 30% di probabilità negativa per l’Ue: per anni avrà bisogno dell’America.
Tuttavia, anche Washington (dopo Trump, ma già si vede) avrà bisogno dell’Ue. In conclusione, se superato il prossimo biennio, il destino dell’Ue sarà positivo. (riproduzione riservata)