L’Europa della difesa esiste già. O meglio: esistono già i suoi mattoni. I cantieri navali, i programmi satellitari, i droni, i carriarmati. L’industria militare del Vecchio Continente già da tempo ha iniziato a costruire un’architettura che fino a pochi anni fa sembrava irrealizzabile. Quel che mancava era piuttosto un progetto politico capace di coordinare l’ingranaggio.
È lecito quindi chiedersi se Guido Crosetto, quando rilanciava l’idea di una difesa «a livello continentale», fosse consapevole che la sua scommessa descrive in realtà un processo già in corso. «L’Europa deve costruire una nuova architettura comune della difesa capace di affiancare la Nato e coinvolgere anche Paesi esterni all’Unione europea, come Regno Unito, Norvegia, Turchia e Ucraina», ha detto il ministro della Difesa, parlando con il New York Times.
Perché mentre Donald Trump rimette periodicamente in discussione gli equilibri della Nato e la guerra in Ucraina continua a ridisegnare le priorità strategiche del continente, l’elefante nelle stanze di Bruxelles è la costruzione di un’altra Alleanza. Coinvolgendo, come auspicato da Crosetto, partner che condividono «interessi vitali e importanti responsabilità» affini a quelli italiani ed europei.
E la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha già tracciato la rotta. Il libro bianco sulla Difesa europea e il programma Safe (Security Action for Europe) da 150 miliardi di prestiti agevolati per rafforzare la sicurezza, spingono gli Stati membri a superare la logica delle iniziative nazionali (ed europee) e a muovere verso capacità realmente integrate.
L’industria, soprattutto quella italiana, mostra che la trasformazione è già a buon punto. Le grandi aziende del comparto stanno costruendo una rete di alleanze che ridisegna la geografia di sicurezza. Nel settore navale, Fincantieri ha rafforzato la partnership con la spagnola Navantia per sviluppare la European Patrol Corvette (Epc), la futura corvetta comune europea, mentre attraverso Naviris - la joint venture con la francese Naval - il gruppo guidato da Pierroberto Folgiero continua a rappresentare uno dei principali motori della cooperazione navale del continente.
Protagonista dello stesso processo è Leonardo. Sotto la guida del neo ad Lorenzo Mariani il gruppo è capofila di numerosi programmi europei (e non). L’azienda è al centro del programma Gcap per realizzare il caccia di sesta generazione destinato a operare in un contesto multidominio insieme a Regno Unito e Giappone. Sul fronte dei sistemi senza pilota, la partnership con Baykar Technologies ha portato alla costituzione di Lba Systems, società con sede in Italia dedicata allo sviluppo, produzione e manutenzione di Uas (Unmanned Aerial Systems, ndr) interoperabili.
Nel dominio terrestre, è attiva nella joint venture con Rheinmetall per lo sviluppo del nuovo Main Battle Tank e della piattaforma Lynx destinata al programma Aics dell’Esercito italiano per fornire sistemi di combattimento corazzati. E sul versante spaziale, il gruppo ha siglato nell’ottobre 2025 un Memorandum con Airbus e Thales per la creazione di un nuovo leader europeo nei sistemi satellitari e nei servizi spaziali, con circa 25.000 dipendenti e 6,5 miliardi di euro di fatturato pro forma, atteso operativo dal 2027.
E si nota anche come le nuove geografie militari sono sempre più in balia dalla continuità territoriale. Nel Mare del Nord, per esempio, Regno Unito e Norvegia si sono alleati con Germania, Paesi Bassi, Belgio e Danimarca per blindare i fondali marini e proteggere le dorsali di gas e fibra ottica da possibili sabotaggi. Sul fronte opposto, nel Mar Nero, Turchia, Romania e Bulgaria hanno creato una flotta comune per ripulire le acque dalle mine vaganti del conflitto ucraino. L’esempio più plastico del «Muro dei Droni» è nel Baltico, dove Lituania, Estonia, Lettonia, Finlandia, Svezia, Polonia, Germania, Danimarca e Norvegia hanno appena sottoscritto un patto operativo iper-specializzato per integrare radar e contraerea contro i velivoli senza pilota e i palloni aerostatici russi.
L’Italia, dal suo canto, è il baricentro naturale dell’area del Mediterraneo. Il Fianco Sud europeo si sta organizzando attorno a tre priorità: sicurezza marittima, protezione delle infrastrutture critiche e controllo delle rotte verso il Nord Africa. Roma, insieme con la Grecia, gestisce l’operazione Irini (che in greco moderno significa «pace»), la missione navale dell’Unione europea incaricata di far rispettare l’embargo Onu sulle armi dirette in Libia e il cui mandato è stato recentemente ampliato alla sorveglianza delle infrastrutture marittime critiche, comprese le reti energetiche e i cavi sottomarini.
Sul piano bilaterale, Roma continua a rafforzare la cooperazione con l’Albania: l’intesa nel settore della Difesa estesa ai domini marittimo, subacqueo, aereo e cibernetico, si pone l’obiettivo di rafforzare la sicurezza dell'Adriatico e dei Balcani occidentali. Tutto ciò si aggiunge alla fitta rete di accordi bilaterali e trilaterali tra Italia, Francia e Spagna.
Ed è qui che la proposta del ministro Crosetto, illustrata ai ministri europei della Difesa e ai vertici dell’Ue e della Nato in una lettera datata aprile, crea l’ossatura della nuova Alleanza: partecipazione volontaria per rafforzare il pilastro europeo. (riproduzione riservata)