Prove di maturità per il venture capital in Italia. Con meno round chiusi nel primo semestre 2026 ma di peso maggiore, il sistema italiano cerca di crescere di dimensione. Lo rilevano i dati dell’Osservatorio Venture Capital Monitor (Vem) promosso da Aifi presso l’università Liuc con il sostegno di Intesa Sanpaolo Innovation Center, Kpmg, Cdp Venture Capital, e Iban (l’assocazione dei business angel italiani).
Tra gennaio e giugno 2026 in Italia ci sono stati 117 round di venture capital (-20%) per un ammontare investito di 679 milioni (+37%).
«Vediamo un buon mercato che finalmente si sta collegando a livello di ecosistema, è una buona base per il futuro del sistema Italia», sottolinea Anna Gervasoni, direttrice generale di Aifi e rettrice dell’università Liuc.
La crescita dell’ammontare investito si deve soprattutto a un aumento dei deal tra 20 e 60 milioni, tra cui il round da 58 milioni di dollari di We Road e quello da 50 milioni di euro di Lexroom. Si tratta di un segnale «positivo» perché è indica una «maggiore maturità del sistema», come evidenzia Giovanni Fusaro, direttore del VeM.
Nel 70% dei casi il lead investor è stato italiano, mentre la partecipazione corporate (nei ruoli di lead o co-investor) è arrivata al 24% del totale.
Considerando anche i round che hanno coinvolto target estere con founder italiani (in calo del 17% ma con un balzo del 150% delle risorse ottenute), il totale del primo semestre 2026 sale a 127 operazioni per 917 milioni contro i 158 round per 589 milioni dell’anno scorso.
A livello settoriale, concentrandosi sui finanziamenti iniziali, continua a prevalere l’Ict (42%) con un focus sui servizi di AI per le aziende. Al secondo posto i servizi finanziari (13%), poi l’healthcare (12%). Dal punto di vista geografico la Lombardia rimane il principale polo di attrazione con 43 target.
Cresce il peso delle società nate come spin-off delle università. Nel primo semestre 2026 queste realtà sono state protagoniste del 19% dei deal in fase iniziale (dal 14% dell’anno passato), mentre gli investimenti in technology trasfer sono stati di 109 milioni, sostanzialmente in linea con i primi sei mesi del 2025.
Infine, il contributo dei business angel è stato di 11 milioni di euro in 13 round early stage di startup con sede in Italia. Questo dato risente della scadenza dell’incentivo fiscale che prevedeva una detrazione del 30% per gli investimenti in startup e pmi innovative, non rinnovato nel 2026. (riproduzione riservata)