La liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò, segue di pochi giorni quella di Biagio Pilieri e Gerardo Antonio Buzzetta. Mentre per Luigi Gasperin è stato ottenuto l'ordine di scarcerazione. Ma «sappiamo che il lavoro non è ancora finito. Nelle carceri del Venezuela abbiamo ancora 42 detenuti italiano-venezuelani» ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani nella sua informativa urgente al Senato sulla situazione in Venezuela.
Si tratta di un «segnale forte che la nuova amministrazione venezuelana ha voluto lanciare. Siamo aperti a raccoglierlo con speranza e a costruire una collaborazione diversa con la nuova leadership di Caracas, ora che la stagione di Maduro, segnata da oppressione e violenza è finita, nell'interesse superiore dei venezuelani e della sicurezza internazionale». L’obiettivo è attivare un «partenariato positivo con le autorità guidate da Delcy Rodriguez». In questo quadro, il governo ha «deciso di elevare lo status della nostra rappresentanza diplomatica a Caracas da incaricato d'affari ad ambasciatore a pieno titolo».
La centralità del Venezuela e più in generale dell’America Latina non è mai stata messa in dubbio. Anzi «ho messo il tema in cima all’agenda europea e del G7 durante la Presidenza italiana e anche pochi giorni fa, nel corso dell’ultima riunione del G7, ho ribadito nuovamente la priorità della stabilizzazione del Venezuela, cruciale anche per la presenza di una comunità di 170 mila connazionali e di oltre un milione di persone di origine italiana», ha aggiunto Tajani.
Senza stabilità però «non c’è crescita e non può esserci alcuna transizione pacifica e inclusiva. Le nostre imprese, che conoscono bene il Paese e che in alcuni casi vi sono rimaste anche in questi anni difficili, potranno avere un ruolo di primo piano». Il ministro ha fatto riferimento «al settore dell’energia con Eni, che ha partecipato al recente incontro che si è tenuto a Washington con il Presidente Trump. Penso anche ad ambiti chiave per la ripresa come la gestione delle risorse idriche e le infrastrutture».
Insomma la caduta di Maduro è «un’opportunità e apre una nuova stagione per il Venezuela che porta con sé la speranza di stabilità e sviluppo. Una stagione al termine della quale un Venezuela prospero e libero avrà di nuovo il posto che merita nella comunità delle nazioni», ha auspicato Tajani, promettendo che l’Italia «sarà al loro fianco a sostegno del cammino verso la democrazia e la libertà».
Proprio il valore della libertà, sottolinea il leader di Forza Italia, «è il presupposto della nostra azione di governo. Quella libertà per la quale, non posso non ricordarlo, in questi giorni le donne e gli uomini dell'Iran si stanno battendo nelle strade e nelle piazze, pagando un altissimo prezzo di sangue, di sofferenze, di carcerazioni, probabilmente di torture». Tutto questo, sottolinea Tajani «è assolutamente inaccettabile».
L’Italia ha sempre mantenuto «in Iran una presenza discreta, attenta a tutelare gli interessi nazionali e a non far venire meno le ragioni del dialogo, sempre importante anche con regimi lontanissimi da noi. Ma dialogo non significa accettazione passiva dello spettacolo di un regime che reprime con la violenza i suoi stessi cittadini», ha spiegato con chiarezza il ministro. Prima di assicurare che «faremo tutto il possibile, anche proprio in virtù della capacità di dialogo che abbiamo sempre mantenuto, perché in Iran cessi l’uso della pena di morte contro gli oppositori politici e si avvii una transizione pacifica verso la libertà e il diritto dei popoli a scegliere il proprio governo, le proprie istituzioni, il proprio futuro».
Analizzando tutti i nodi centrali della politica internazionale attuale, Tajani ha poi ribadito che il governo italiano è «impegnato a sostenere il diritto dell’Ucraina a decidere del proprio futuro e a una pace giusta e duratura, mantenendo alta la pressione su Mosca per portare finalmente la Russia al tavolo di un negoziato serio e costruttivo».
Quanto al Medio Oriente, «se la fragile tregua a Gaza sembra reggere, non per questo possiamo smettere di impegnarci per l’emergenza umanitaria nella Striscia, che ci vede in prima fila nel sostegno alla popolazione palestinese, e in prospettiva per contribuire all’obiettivo di due Stati per due popoli nella sicurezza reciproca».
Il vicepremier si è inoltre detto «particolarmente lieto per l’esito positivo del negoziato tra Europa e Mercosur». Si è raggiunta «una soluzione che favorisce la libertà dei commerci e quindi gli interessi delle nostre imprese, tutelando allo stesso tempo i consumatori italiani e gli agricoltori dai rischi di concorrenza sleale».
Da ultimo, non certo per importanza, Tajani si è soffermato sul «grande tema dell'Artico che è sempre più strategico alla luce dei cambiamenti climatici, e in questo ambito siamo impegnati a a sostenere una posizione unitaria sulla Groenlandia dell'Unione europea e della Nato nel rispetto della sovranità del Regno di Danimarca». Anzi, ha concluso il ministro, «posso anticipare che venerdì 16 gennaio presenterò la nuova Strategia per l'Artico elaborata dal governo italiano proprio per rispondere a queste sfide». (riproduzione riservata)