Vannacci a Class Cnbc: alleanza con il centrodestra? Abbiamo le nostre linee rosse, Meloni fa cose di sinistra
Vannacci a Class Cnbc: alleanza con il centrodestra? Abbiamo le nostre linee rosse, Meloni fa cose di sinistra
Dal futuro dell’Europa al fondo sovrano nazionale, dal debito pubblico fino alle elezioni 2027, questi i temi trattati ai microfoni di Class Cnbc da Roberto Vannacci, presidente di Futuro Nazionale, in occasione della 52esima edizione del Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio

di Adolfo Valente 05/09/2026 17:00

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Dal futuro dell’Europa al fondo sovrano nazionale, dal debito pubblico fino alle elezioni 2027, questi i temi trattati ai microfoni di Class Cnbc da Roberto Vannacci, presidente di Futuro Nazionale, in occasione della 52esima edizione del Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio

Domanda. Onorevole Roberto Vannacci ha appena tenuto in aula il suo confronto all'interno del Forum con l’ex Commissario europeo per la Concorrenza, Mario Monti. Il tema per gli imprenditori presenti è soprattutto quale idea di impresa, di economia italiana e soprattutto di legame con l'Europa dovrà avere l'Italia. Lei ne propone uno diverso da quello che ha funzionato finora o non ha funzionato, questo lo lascio dire a lei. Soprattutto ha detto che non vogliamo uscire dall'Europa, ma in qualche modo vogliamo un’Europa diversa.

Risposta. Il tema è proprio questo. Credo che quest’unione europea che è stata implementata essenzialmente dal 1992 l’anno in cui è stato scritto il Trattato di Maastricht e poi messo in atto dal 1993 a oggi non abbia dato risultati lusinghieri. Nel 1992 producevamo, sì e no, il 30% del pil mondiale, oggi ne produciamo il 15%. Nel 1992 eravamo al vertice in quanto industria e manifattura europea, oggi si parla di desertificazione industriale. Oggi abbiamo chiamato in causa un guru come Mario Draghi per scrivere un rapporto sulla scarsa competitività e produttività europea. Si vede che qualcosa non funziona. Si vede che i risultati non sono lusinghieri. Oggi l'Europa cresce meno di tutte le altre economie industrializzate di questo pianeta, cresce meno della Cina, cresce meno degli Stati Uniti, cresce meno dell'India.

È un'area di crisi. È un'area dove le industrie delocalizzano, dove l'energia costa più cara che in qualsiasi altra area industrializzata del pianeta. Le dirò di più, non è solamente un fattore economico, ma è un fattore che influenza l'economia. È l'unica area del pianeta che è circondata da aree di crisi e di guerra, la guerra russo-ucraina e la destabilizzazione del Medio Oriente. E quindi quest’Europa non è in grado di fare nulla nei riguardi di queste attività critiche. Ecco perché bisogna cambiarla. Noi nel 1992 avevamo degli Stati Sovrani che erano influenti nelle relazioni internazionali. 

Oggi abbiamo un’Unione Europea che non dico che sia insignificante, ma sicuramente non ha rilevanza. Il problema allora è: non è meglio un’Italia che tratta singolarmente a livello globale? Se prendiamo il risultato dell'accordo fatto dalla signora da Frau von der Leyen, che si è presentata vestita come Mary Poppins sul campo da Golf in Scozia e ha negoziato i dazi al 15% con gli Stati Uniti, ha deciso di comprare 700 miliardi di euro di gas naturale da Washington, di investire 600 miliardi di euro nell'economia americana e infine ha deciso di comprare le armi dagli Stati Uniti per regalarli all'Ucraina, probabilmente l'Italia da sola avrebbe fatto meglio.

Ora non dico che l'Italia debba affrontare da sola la sfida mondiale, ma dico che l'Europa debba tornare a essere una piattaforma di collaborazione e non una cattedra impositiva perché il problema che oggi andiamo discutendo, quello dell'unanimità, è uno dei fondamenti dell’Unione Europea su determinate materie molto, molto importanti, come la politica estera, la difesa. E oggi ci sono molte persone che, invece, stanno propendendo per un voto maggioritario. Gli interessi dell'Unione Europea o di alcuni Stati dell'Ue non coincidono con gli interessi di tutti gli Stati.

E allora perché uno Stato dell’Unione Europea dovrebbe cedere i propri interessi in favore di qualcun altro? Cosa ne riceverebbe in cambio? Se invece torna a essere una piattaforma di collaborazione, una piattaforma che ha lo scopo di abbattere quelle che sono le frontiere, le difficoltà nel collaborare da un punto di vista fiscale, giuridico, economico, allora gli Stati sarebbero effettivamente liberi di collaborare per interessi convergenti. Per esempio, abbiamo abbassato le regole sugli aiuti di Stato, abbiamo una Germania decisamente ingombrante con una potenza di fuoco enorme. C’è il rischio di lasciare l'Italia non soltanto fuori dallo scenario internazionale, ma anche all'interno della stessa Europa. Perché la collaborazione è fatta anche in funzione della competitività. Però la collaborazione è impossibile se non convergono gli interessi. Questo è il problema fondamentale. L'Europa che collabora è l'Europa vincente.

Questo è quello che abbiamo sperimentato anche nella Nato, che non ha mai proposto un suo esercito. Mentre l'Europa oggi si trova a proporre un esercito europeo, la stessa cosa vale per l'economia. I singoli Stati devono trovare interessi convergenti.

D. Adesso i fondi per aumentare la difesa. L'Italia approfitterà di almeno 8,9 miliardi con il programma Safe per il debito comune. Lei è contrario sia a un esercito comune che ai fondi europei?

R. Guardi, lei ha usato un termine che a me non piace: approfitterà. No, l'Italia si indebiterà con questo fondo Safe. Perché l'Europa non regala niente a nessuno. Anche le risorse a fondo perduto del Pnrr verranno restituite dall'Italia, in base al 13% di contribuzione all'Unione Europea. E questi fondi del Safe, questi 8 miliardi, noi li restituiremo a partire dal 2036. E si andranno a sommare, a circa gli 8 miliardi all'anno, che noi dovremmo restituire per le risorse del Pnrr. Quindi 8 miliardi per il Pnrr, circa 700 milioni di euro per il prestito Safe, forse un po' di meno perché ne abbiamo presi solo 8 miliardi. Sarebbero stati 700 milioni se fossero stati 15.

E noi vorremmo far ritornare i giovani dall'estero. Ma noi stiamo caricando su questi giovani un fardello di debiti che li renderà totalmente non competitivi in Italia. Perché questi debiti potranno essere restituiti solo con il pagamento delle tasse. E poi perché indebitarci con dei bond europei dei quali non sappiamo ancora il tasso di interesse perché non sono ancora stati piazzati sul mercato? Perché su questi fondi ci sono anche delle spese di gestione? E poi non facciamo il calcolo della condizionalità perché questi fondi sono condizionati a quelle che sono le priorità di Bruxelles. Quindi è veramente conveniente indebitarci in un senso comune piuttosto che indebitarci invece con il nostro debito sovrano? È questo che io metto in discussione.

Poi entriamo nel merito. Ma è conveniente far partire un riarmo quando abbiamo i prezzi dell'energia e delle materie prime, il core business dell'industria della difesa, che sono ai massimi? Perché un investimento fatto oggi in difesa sarà in grado di dare i suoi effetti fra cinque, sei, sette anni. Mark Rutte ci ha detto che la Russia potrebbe attaccare l'Europa fra un anno. Quindi questo investimento non sarebbe in grado di dare i risultati per i tempi in cui la minaccia è stata prevista. Meglio partire e cominciare che non fare nulla? Io direi invece meglio valutare più attentamente quale è la minaccia che noi dobbiamo fronteggiare. Oggi non vedo cosacchi russi ad abbeverare i loro cavalli nel Piave.

Ma vedo invece un’immigrazione senza limiti di massa e che il 50% dei reati sono commessi da immigrati fra cui una buona parte immigrati clandestini. Quindi vorrei chiedere: quale è la minaccia più grande che incombe nella nostra società? Quella solo presunta russa o quella che, invece, è già reale e che ogni giorno si manifesta per le nostre strade? Dov'è che dovremmo investire di più?

Noi abbiamo un altro grandissimo problema, la denatalità. Noi abbiamo un tasso di fertilità all'1,14. Allora per chi lo creiamo questo futuro, se non mettiamo in atto una politica anche che ci porti a investire delle risorse per rilanciare il tasso di fertilità, se no questo futuro se lo godrà a qualcun altro. Abbiamo una spesa pubblica che si aggira sui mille miliardi di euro che sono il 50% del pil italiano. Si tratta di priorizzare le risorse.

L'abbassamento delle tasse molto spesso porta un incremento degli introiti erariali, la famosa curva di Laffer. E visto che da noi l'imposizione fiscale è estremamente alta, è molto probabile che proprio questo abbassamento delle tasse ci porti in questa direzione. Io mi ricordo la manovra lacrime e sangue di Monti, le tasse sul patrimonio, le tasse sui beni di lusso, che si sono rivelate controproducenti perché hanno abbassato l'introito erariale. Rischiamo di fare lo stesso ragionamento che abbiamo fatto un attimo fa con la difesa: inutile investire perché sarà tra cinque anni l'arrivo dei benefici e nello stesso tempo le minacce sono adesso, i soldi servono adesso. 

Ma io non escludo la possibilità di fare debito. Però mi piacerebbe che questo debito fosse fatto con un rigoroso calcolo del return of investment perché la domanda che ho fatto in aula oggi è proprio questa. Noi oggi abbiamo speso 104 miliardi del famoso prestito del Pnrr. E chi è che mi dice entro quanto noi avremo il ritorno di investimento che abbiamo fatto? Chi è che ha fatto questo calcolo? Perché noi cominceremo a restituire questi soldi nel 2036. 

D. Lei dice, io non escludo la possibilità di fare debito. Però per fare debito serve una credibilità internazionale perché i soldi le verranno prestati da chi crede in lei. Le chiedo come con un programma di forte rottura con l'Europa e con il consenso internazionale di questo momento pensa di riuscire a ottenere la fiducia degli investitori?

R. Intanto garantendo la stabilità politica dell'Italia, è quella che ci ha consentito di far abbassare lo spread, di renderci un Paese competitivo. Non a caso proprio ieri si festeggiava il record del governo Meloni. Ma non ho mai parlato di un'uscita dalla Nato, ne ho mai parlato di un'uscita dall'Unione Europea e di un'uscita dall'Euro. Ho parlato di cambiare quest’Unione Europea, non di uscirne fuori, di essere un attore del cambiamento e non di subire il destino deciso da qualcun altro. E i presupposti ci sono.

In Francia danno Marine Le Pen vittoriosa contro qualsiasi sfidante. In Germania, AfD, in Sassonia, dove si voterà domani, sta raggiungendo il 42%. I più grandi leader eurocentrici stanno cadendo uno dopo l'altro. Starmen è già caduto, Macron cadrà fra poco. Merz non sappiamo se mangerà il panettone a seconda di come andranno le elezioni. Quindi si creano i presupposti per cambiare questa Europa e per portarla a essere veramente una piattaforma di collaborazione. Ecco dove è la credibilità. Perché vede, se in 30 anni di tentata integrazione europea, i risultati conseguiti sono questi? Beh, è l'ora di cambiare medicina, probabilmente.

D. Nel suo programma c'è anche una moneta fiscale da utilizzare come credito. È un'avventura importante e complicata e soprattutto a che serve se c'è l'euro?

R. Diciamo che serve anche a rendere più flessibili, a fare il ritorno a una politica monetaria che ci è stata negata. Un po' quello che è stato fatto con il super bonus. Perché no? Come ho detto prima, l'unificazione dell'euro fissa il cambio, ma non fissa gli squilibri, fissa solamente il modo per correggerli. E visto che non abbiamo unificato il mercato, il fatto di ritornare una certa flessibilità anche per quanto riguarda la moneta, è una cosa che dovrebbe portarci giovamento.

D. Le chiedo, nella sua dialettica con l'Europa, esiste una linea rossa che la convincerebbe a chiedere l'uscita in un momento qualsiasi oppure no?

R. Le linee rosse possono essere sempre individuate, io adesso non ne ho una specificatamente. È chiaro che tutti quei comportamenti che non fossero in linea o addirittura fossero in contrasto con quelli che sono gli interessi nazionali, sarebbero da mettere in discussione. Perché noi siamo in Europa proprio perché crediamo fermamente che questa Europa faccia anche i nostri interessi. Se gli interessi italiani venissero totalmente passati in subordine, mi domando quale sarebbe l'idea, quale sarebbe la convenienza di rimanere in un organismo che non consente di promuovere quelli che sono gli interessi del proprio Paese.

D. Che cosa succederà con le elezioni in Italia? Lei presenta una proposta politica davvero forte e dialettica. La politica è l'arte del possibile. In caso di un ballottaggio, ritiene percorribile un'alleanza con il centro-destra?

R. A me non piace questa definizione della politica come l’arte del possibile. Io la definirei l'arte di fare gli interessi dell'elettorato al quale ci riferiamo. Questo dovrebbe essere l'obiettivo di qualsiasi politica saggia. Noi non abbiamo mai negato la possibilità di discutere con chiunque. Ci crediamo i naturali interlocutori di questo centro-destra. Però la sovranità è del popolo, non di una oligarchia che decide le sorti del popolo. E quindi dobbiamo essere coerenti nei confronti dei nostro elettori.

Quindi abbiamo tracciato delle linee rosse oltre le quali non siamo disponibili a negoziare. Siamo pronti a negoziare e a discutere di qualsiasi alleanza però sulla base di un programma che rientra in queste linee rosse.

Il governo di oggi sotto molti aspetti sta portando avanti una politica di sinistra non alla moda. È questo governo che ha liberato 10.000 criminali dalle galere, che ha portato avanti l'agenda Draghi, che ha supportato la Commissione Europea e una presidente della Commissione che ha portato avanti il Green Deal e che non ha ostacolato un'invasione di massa da parte degli stranieri. Allora dobbiamo cambiarla questa politica di sinistra non alla moda ed è quello che si aspettano gli elettori che oggi stanno almeno sulla carta segnando l'8% di condivisione al Programma di Futuro Nazionale.

D. Allora se domani fosse Presidente del Consiglio, la prima cosa che farebbe? 

R. Agirei sicuramente sul piano della sicurezza che penso essere una delle principali preoccupazioni degli italiani, agirei sul piano economico, soprattutto nello sforzo di abbassare il prezzo dell'energia, importantissimo per tutta l'economia perché ne gioverebbero le imprese, i cittadini e il rilancio economico del Paese.

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