La Francia si prepara a emettere 340 miliardi di euro di debito a medio e lungo termine nel 2027, al netto dei riacquisti: un livello record e il 10% in più rispetto al 2026. Lo ha annunciato l’Agence France Trésor, indicando inoltre in 72,9 miliardi di euro il costo degli interessi sul debito previsto per il prossimo anno.
L’aumento delle emissioni arriva mentre il deficit pubblico francese è destinato a salire a circa il 5,4% del Pil nel 2026, invece di ridursi dal 5,1% del 2025, come inizialmente previsto dal governo. Il deterioramento dei conti sta alimentando le preoccupazioni degli investitori sulla sostenibilità del debito e sulla capacità di Parigi di riportare il disavanzo sotto il 5% del Pil.
Vanguard, il colosso dell’asset management che gestisce circa 12.000 miliardi di dollari, avverte che il deterioramento del merito di credito della Francia potrebbe spingere ancora più in alto il costo dei finanziamenti, mentre aumentano i dubbi sulla capacità del governo di ridurre il deficit.
«Le persone dimenticano quanto facilmente la domanda nei mercati del debito, quando questi diventano il centro di questioni geopolitiche, possa scomparire nei momenti di crisi», ha detto al Financial Times Ales Koutny, responsabile dei tassi internazionali di Vanguard. La società mantiene un’esposizione ai titoli di Stato francesi inferiore a quella del benchmark.
Secondo Koutny, le elezioni presidenziali di aprile potrebbero peggiorare ulteriormente il quadro se i partiti, dalla sinistra radicale alla destra radicale, dovessero rifiutare tagli alla spesa impopolari. «Il prossimo anno, alle elezioni, alcuni partiti potrebbero dedicarsi alla propaganda politica e questo potrebbe portare a ulteriori proposte di allentamento fiscale», ha osservato.
La Francia è diventata il nuovo epicentro delle preoccupazioni dei mercati sulla sostenibilità del debito europeo. I suoi titoli di Stato hanno infatti subito un calo marcato quest’anno, mentre aumentano i timori sulla capacità del governo di risanare i conti.
Il rendimento del decennale francese ha registrato il maggiore aumento tra i Paesi del G7 dall’inizio della guerra con l’Iran, passando dal 3,2% a oltre il 4,8%, il livello più alto dal 2008. Il movimento riflette sia le preoccupazioni sui conti francesi sia la più ampia ondata di vendite sui titoli di Stato globali.
Anche lo spread tra i titoli francesi e quelli tedeschi ha raggiunto questo mese oltre 1,1 punti percentuali, per la prima volta dal 2012. La Francia paga inoltre circa 0,2 punti percentuali in più dell’Italia per finanziarsi, un differenziale record nelle serie storiche che risalgono agli anni Novanta.
Il primo ministro Sébastien Lecornu si prepara ad affrontare nelle prossime settimane una difficile battaglia sulla legge di bilancio, che potrebbe portare l’opposizione a far cadere il governo di minoranza. La situazione riflette la paralisi politica che ha caratterizzato la fase finale del mandato del presidente Emmanuel Macron.
A pesare sul clima politico sono anche le dichiarazioni dell’esponente della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon, candidato alle presidenziali, che ha evocato la possibilità per la Francia di «gettare nel fuoco», ovvero cancellare, parte del debito pubblico detenuto dalla banca centrale. Un’ipotesi che ha alimentato ulteriormente i timori sulla volontà politica di contenere il debito.
Koutny definisce la Francia un caso di «deterioramento del credito nel lungo periodo» e considera «una possibilità concreta» uno spread con la Germania superiore a 1,5 punti percentuali se i conti pubblici dovessero peggiorare. L’analista ha ricordato il caso dell’Italia, il cui spread si ampliò di oltre due punti percentuali dopo le elezioni del 2018, caratterizzate dal forte successo dei partiti populisti.
All’inizio del mese Scope ha declassato la Francia ad A+ da AA-, citando il «continuo deterioramento delle prospettive fiscali», caratterizzato da deficit persistentemente elevati, aumento della spesa per interessi e crescente peso del debito pubblico.
Anche secondo Evelyne Gomez-Liechti, strategist di Mizuho, la Francia «sta sempre più trattando come un emittente sovrano con un rating inferiore a quello A», mentre, in assenza di un catalizzatore in grado di stabilizzare il mercato, pochi investitori sembrano disposti a contrastare l'allargamento dello spread.
Gli investitori obbligazionari hanno inoltre accolto negativamente il progetto di bilancio di Lecornu per il prossimo anno, che prevede 54 miliardi di euro di risparmi. Con un Parlamento senza maggioranza, secondo gli analisti, le possibilità di approvare il piano appaiono limitate, anche perché i candidati dell’opposizione alle presidenziali hanno pochi incentivi a scendere a compromessi.
Nonostante il quadro difficile, alcuni investitori stanno approfittando del rialzo dei rendimenti per acquistare titoli francesi. Gareth Hill, gestore di Royal London Asset Management, ha spiegato che il fondo ha utilizzato il recente aumento dei rendimenti per scommettere su una sovraperformance del debito francese rispetto a quello italiano e tedesco.
«Pensiamo che molte delle preoccupazioni sulla Francia siano già riflesse nei prezzi», ha detto Hill, aggiungendo che parte dei recenti movimenti potrebbe essere stata provocata dalla vendita forzata di titoli da parte di investitori arrivati ai limiti di rischio interni.
Anche HSBC considera il debito francese particolarmente conveniente: secondo il rates strategist europeo Chris Attfield, i titoli francesi sono ai prezzi più bassi almeno dal 2008, sia rispetto agli altri Paesi dell’Eurozona sia in rapporto ai fondamentali legati al debito pubblico. (riproduzione riservata)