Valute, quali sovrappesare e sottopesare in portafoglio in attesa delle decisioni delle banche centrali
Valute, quali sovrappesare e sottopesare in portafoglio in attesa delle decisioni delle banche centrali
Dollaro sulle posizioni in attesa del verdetto della Fed sui tassi. Anche la Bce il 29 ottobre e la Banca del Giappone il 30 ottobre dovrebbero lasciare invariato il costo del denaro. Invesco indica quali valute privilegiare in portafoglio

di Francesca Gerosa 28/10/2026 10:30

Ftse Mib
49.851,57 14.21.57

+0,45%

Dax 30
25.703,34 14.21.53

+0,44%

Dow Jones
52.377,57 13.30.01

+0,03%

Nasdaq
26.479,07 6.25.15

+1,18%

Euro/Dollaro
1,1135 14.06.32

-0,07%

Spread
112,71 14.36.32

-0,21

Dollaro sulle posizioni in attesa del verdetto della Fed sui tassi (previsti invariati al 3,75%-4%; decisione alle 19:00 in Italia). Alle 10:20 il cross euro/dollaro vale 1,1122, in calo dello 0,01%, mentre il dollaro scambia a 157,789 sullo yen (-0,09%). Anche la Bce giovedì 29 ottobre e la Banca del Giappone venerdì 30 ottobre dovrebbero lasciare invariato il costo del denaro.

In attesa dell’esito della riunione della Fed, Rob Waldner, Head of IFI Strategy and Macro Research di Invesco, fa il punto sulle valute, consigliando quelle da sovrappesare e sottopesare in portafoglio.

Posizione neutrale sul dollaro

I dati recenti statunitensi, in particolare quelli sul mercato del lavoro e sull’inflazione, hanno ridotto la pressione sulla Fed affinché proceda a ulteriori rialzi dei tassi nel breve termine. Il tema della credibilità della Fed è inoltre tornato nel dibattito di mercato, alla luce delle diverse interpretazioni delle comunicazioni del presidente Warsh e delle indicazioni contrastanti sul percorso futuro dei tassi.

Il recente intervento statunitense sullo yen ha inoltre ridotto l’attrattiva del dollaro per alcuni investitori. «Nel complesso, manteniamo una posizione neutrale sul dollaro, dopo aver ridotto in precedenza la nostra esposizione da sovrappeso a neutrale», precisa Waldner.

Euro da sottopesare

L’esperto di Invesco si aspetta che le valute europee rimangano tra le più deboli, poiché le prospettive di crescita nella regione restano fragili e le persistenti preoccupazioni fiscali e politiche, in particolare in Francia (rendimento Oat a 10 anni in aumento il 28 ottobre al 4,94% con lo spread con il Bund anch’esso in rialzo a 158 punti base), continueranno probabilmente a pesare sull’euro.

I prezzi elevati dell’energia rappresentano, inoltre, un ulteriore rischio al ribasso, aumentando le pressioni inflazionistiche e complicando il percorso della politica monetaria della Bce.

Idem la sterlina

Sebbene i rendimenti relativamente elevati continuino a fornire sostegno, questo fattore sembra essere in larga misura già incorporato nelle valutazioni attuali della sterlina. Se la BoE dovesse mantenere i tassi invariati e la crescita rallentare nella seconda metà dell’anno, con il consolidamento fiscale, i tassi di interesse più elevati e i prezzi dell’energia elevati che pesano sulla spesa, è probabile che la sterlina registri una performance inferiore, ipotizza l’Head of IFI Strategy and Macro Research di Invesco.

Inoltre, nelle valutazioni è incorporato un premio per il rischio politico molto limitato, lasciando la valuta esposta a rischi al ribasso. La sterlina ha beneficiato di forti flussi legati alle operazioni di fusione e acquisizione, che hanno accelerato significativamente dall’inizio dell’anno. «Sebbene tali flussi possano continuare, la dipendenza da questi fattori evidenzia la natura pro-ciclica della valuta», spiega Waldner. «Un deterioramento del contesto di rischio potrebbe quindi rendere la sterlina più vulnerabile a un repricing».

Renminbi da sovrappesare

Waldner mantiene poi una posizione di sovrappeso sul renminbi nel medio termine. Gli sviluppi recenti negli Stati Uniti e in Europa potrebbero continuare a sostenere la forza della valuta cinese. Le autorità hanno ribadito di non voler utilizzare la svalutazione della valuta come strumento per ottenere un vantaggio commerciale, quindi «prevediamo che la Cina continui a favorire una maggior apertura dei propri mercati dei capitali agli investitori internazionali e un ulteriore sviluppo dell’utilizzo transfrontaliero del renminbi», precisa l’esperto.

A ciò si aggiunge il surplus commerciale significativo accumulato dalla Cina dall’inizio dell’anno, che continua a fornire un importante sostegno strutturale alla valuta.

Posizione neutrale anche sullo yen

Alla fine di luglio, le autorità giapponesi e statunitensi hanno effettuato il più ampio intervento sul mercato valutario giapponese dal 2011. L’intervento ha inizialmente determinato un apprezzamento del 5% dello yen nei confronti del dollaro statunitense.

«Sebbene l’intervento possa contribuire a limitare un ulteriore indebolimento dello yen nel breve periodo, un apprezzamento significativo e sostenibile richiederà probabilmente un cambiamento più ampio del contesto macroeconomico», prevede Waldner.

Attualmente, una crescita globale relativamente solida, un contesto favorevole al rischio e prezzi dell’energia elevati non favoriscono la forza dello yen. Sono attesi ulteriori rialzi dei tassi da parte della BoJ, «ma se questi dovessero continuare a essere reattivi a sorprese al rialzo sull’inflazione e di entità modesta rispetto alle mosse delle altre principali banche centrali, difficilmente miglioreranno in modo significativo l’attrattiva dello yen», aggiunge Waldner.

Un contesto più favorevole all’apprezzamento dello yen richiederebbe probabilmente una crescita globale e un sentiment di mercato più deboli, accompagnati da nuove aspettative di tagli dei tassi negli Stati Uniti e in Europa. Nessuna di queste condizioni appare probabile nel breve periodo. Inoltre, sarà probabilmente necessario che la politica economica giapponese diventi più coerente, rafforzando l’indipendenza della BoJ e la credibilità della politica fiscale. Ciò contribuirebbe probabilmente, conclude l’esperto di Invesco, a ristabilire la fiducia degli investitori negli asset giapponesi, in particolare nei titoli di Stato giapponesi. (riproduzione riservata)