Valute, perché il mini rally del dollaro può continuare
Valute, perché il mini rally del dollaro può continuare
L'euro scivola il 20 maggio al minimo dell’8 aprile a 1,1584 dollari e la sterlina a 1,3375 dollari. Treasury 2 anni al 4,1% un boost per il biglietto verde. Meglio il franco svizzero?

di Francesca Gerosa 20/05/2026 14:50

Ftse Mib
49.181,66 17.40.00

+1,71%

Dax 30
24.737,24 18.00.00

+1,38%

Dow Jones
49.835,81 18.40.52

+0,96%

Nasdaq
26.139,73 18.35.56

+1,04%

Euro/Dollaro
1,1627 18.20.54

+0,06%

Spread
73,46 17.30.01

-3,93

Guerra, avversione al rischio e rialzo dei prezzi del petrolio hanno fornito un sostegno al dollaro, che ha toccato i massimi delle ultime sei settimane a euro, mentre gli investitori hanno preso atto della possibile necessità di alzare i tassi d'interesse per contrastare l'inflazione causata dalla guerra in Iran. L'incertezza sulla fine del conflitto ha alimentato i timori sul costo della vita e innescato il sell-off sui titoli di Stato a livello globale, spingendo il rendimento del benchmark trentennale Usa al massimo dal 2007.

Euro sul minimo dell’8 aprile

L'euro il 20 maggio è scivolato al minimo dell’8 aprile a 1,1584 dollari e la sterlina a 1,3375 dollari, non lontano dal minimo delle ultime sei settimane toccato nei giorni scorsi. Inoltre, l'apprezzamento del biglietto verde ha riportato lo yen vicino a quota 160, livello che il mese scorso ha spinto le autorità giapponesi a intervenire sul mercato valutario per la prima volta da quasi due anni. L'indice del dollaro si è spinto fino a 99,4, livello già toccato lo scorso 7 aprile.

«Il dollaro ha continuato a rafforzarsi rispetto alle altre valute questa settimana, mentre i mercati scontano tassi Usa più elevati e una prolungata fase di incertezza geopolitica», sottolinea Matthew Ryan, Head of Market Strategy presso la società di servizi finanziari Ebury. «La notizia che il presidente Trump ha annullato gli attacchi pianificati contro l’Iran avrebbe dovuto essere ribassista per la valuta americana, ma gli investitori sono, invece, preoccupati per la mancanza di progressi nei negoziati di pace. Infatti Teheran ha avanzato una nuova proposta di pace, definita da Trump spazzatura».

I mercati si preparano a una guerra di logoramento

Con questioni chiave ancora irrisolte, in particolare per quanto riguarda il programma nucleare iraniano e l’accesso allo Stretto di Hormuz, i mercati si stanno sempre più preparando a una guerra di logoramento, il che implica prezzi dell’energia più alti, inflazione e tassi delle banche centrali più elevati più a lungo. «I verbali della riunione del Fomc di aprile saranno pubblicati questa sera alle 20. La variabile più importante resta l’arrivo di Kevin Warsh alla guida della banca centrale al posto di Powell, con i mercati che useranno questi verbali come la lettura più chiara finora delle linee di frattura ideologiche che erediterà in vista della sua prima riunione a giugno».

Treasury 2 anni al 4,1% un boost per il dollaro

Per altro l’attuale calo della volatilità valutaria (che è ben al di sotto della media degli ultimi anni), osserva Kit Juckes, strategist di Societe Generale, «è una testimonianza della fiducia del mercato che la guerra nel Golfo finirà presto e che i prezzi dell’energia torneranno alla normalità. Questo potrebbe accadere, ma c’è la possibilità che aspettarselo sia un «wishful thinking», un pensiero illusorio. Denaro facile, bassa volatilità e mercati azionari in rialzo coesistono con una riduzione delle scorte petrolifere, catene di approvvigionamento danneggiate, aspettative di crescita in calo e inflazione più alta».

Bassa volatilità e una chiara minaccia alla crescita globale sono una combinazione che in passato «ci ha già messo nei guai. Attendiamo i verbali del Fomc, ma i rendimenti dei Treasury a 2 anni sono già 70 punti base più alti rispetto alla fine di febbraio al 4,10%. Se questo trend continua, il dollaro ne beneficerà. Poi arriveranno i dati sugli indici Pmi europei: se raffredderanno le aspettative di un rialzo dei tassi in Europa, dovremmo vedere questo mini-rally del dollaro estendersi ulteriormente», prevede Juckes.

Non è detto, però. Con l’attenuarsi delle tensioni geopolitiche, i fondamentali deboli, in particolare il saldo esterno e il quadro fiscale statunitense, potrebbero tornare a esercitare pressioni al ribasso sul biglietto verde, avverte Christopher Koslowski, senior fixed income & FX strategist di Vontobel, che continua a propendere per un indebolimento del dollaro nel medio periodo.

Meglio il biglietto verde o il franco svizzero?

Anche il franco svizzero ha continuato a beneficiare della domanda di beni rifugio, ma a differenza del dollaro si confronta con crescenti vincoli di politica monetaria che potrebbero limitarne ulteriori apprezzamenti a breve, aggiunge Koslowski. Storicamente, nei periodi di crisi il franco ha registrato performance solide, e il contesto attuale non fa eccezione. Il surplus delle partite correnti della Svizzera, una politica fiscale disciplinata e un’inflazione contenuta rappresentano un ancoraggio fondamentale per la valuta, sostenendola in misura superiore rispetto a molte controparti.

Al contempo, la sua solidità sta diventando un problema per la Banca Nazionale Svizzera. Con un tasso di riferimento già a zero, un ulteriore apprezzamento rischia di inasprire le condizioni finanziarie e ridurre ancora l’inflazione. La BNS ha già segnalato maggior disponibilità a contrastare movimenti eccessivi attraverso interventi sui cambi, suggerendo un orientamento più restrittivo. «A nostro avviso», conclude Koslowski, «il franco rimarrà supportato finché i rischi geopolitici resteranno elevati, ma il ritmo di apprezzamento potrebbe calare se la BNS intensificherà gli interventi». (riproduzione riservata)