Vacanze, volare nell’estate di Hormuz: ecco tutti i diritti dei passeggeri che Bruxelles vuole rivedere
Vacanze, volare nell’estate di Hormuz: ecco tutti i diritti dei passeggeri che Bruxelles vuole rivedere
Il vademecum di Flightright per ogni situazione possa presentarsi dalla prenotazione all’imbarco: dai ritardi alle cancellazioni, fino ai rincari espliciti o nascosti per il carburante e ai rimborsi in voucher invece che in contanti. La stretta delle compagnie

di Angela Zoppo  28/05/2026 12:00

Ftse Mib
49.650,93 15.19.51

+0,15%

Dax 30
25.042,20 15.19.47

-0,54%

Dow Jones
50.644,28 14.30.01

+0,36%

Nasdaq
26.677,25 7.25.15

+0,07%

Euro/Dollaro
1,1642 15.04.41

+0,09%

Spread
73,23 15.34.44

+1,40

Per chi nell’estate 2026 deciderà di acquistare un bliglietto aereo per le vacanze, non importa verso quale destinazione, c’è una data da fissare sul calendario: il 2 giugno, giorno dei negoziati chiave per la revisione del Regolamento Ce 261/2024, che mette insieme le regole «in materia di compensazione e assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato», insomma tutti i casi in cui nessuno vorrebbe trovarsi al momento di partire. La revisione cade in una situazione geopolitica che ha già messo a dura prova le compagnie aeree, soprattutto per il rischio di ritrovarsi senza carburante a causa del blocco dello stretto di Hormuz.

«Questa estate, i passeggeri dovranno probabilmente affrontare numerose incertezze», premette Oskar De Felice, direttore legale di Flightright, la maggiore piattaforma europea per la tutela dei passeggeri.  «I negoziati del 2 giugno potrebbero rappresentare l’ultima vera occasione per i decisori politici di difendere i diritti dei passeggeri in Europa. Dopo oltre un decennio di stallo politico, la riforma sta entrando nella sua fase più decisiva. Le attuali discussioni a Bruxelles, a nostro avviso, indicano un rischio concreto di indebolimento delle tutele, attraverso soglie di ritardo più elevate, importi di compensazione più bassi e, aspetto ancora più critico, una definizione più ampia di “circostanze eccezionali”.

Ecco tutti i casi che possono presentarti e quali tutele sono previste con le regole attuali, messi in fila e spiegati da De Felice per i lettori di Milanofinanza.it

Come possono proteggersi i viaggiatori?

L’attuale quadro giuridico è chiaro», se un disservizio rientra nel normale rischio d’impresa legato all’operatività di una compagnia aerea e il vettore ha la possibilità di gestirlo o influenzarlo, i passeggeri mantengono il diritto alla compensazione. Le fluttuazioni del prezzo del carburante rappresentano un esempio classico di tale rischio d’impresa, contro il quale le compagnie aeree di norma si tutelano professionalmente. Se una compagnia aerea non è in grado o non è disposta a gestire questi rischi, non dovrebbero essere i passeggeri a subirne le conseguenze.

Il rischio carburante e i rincari

Naturalmente, il discorso cambia qualora il carburante per aerei non fosse realmente più disponibile: un caso del genere sarebbe chiaramente considerato una circostanza eccezionale, che consentirebbe alle compagnie di cancellare i voli senza alcuna penale. Tuttavia, se elementi come l’aumento dei prezzi del carburante venissero classificati come fuori dal controllo della compagnia, ciò altererebbe significativamente l’attuale approccio equilibrato e potrebbe persino essere in contrasto con il diritto nazionale italiano. Da una prospettiva legale, questo rappresenterebbe un allontanamento fondamentale dall’attuale quadro di protezione dei consumatori. I passeggeri possono tutelarsi in due modi: in primo luogo, informandosi pienamente sui propri diritti ai sensi della normativa vigente e non accettando decisioni unilaterali da parte delle compagnie aeree; in secondo luogo, partecipando attivamente al dibattito pubblico sulla riforma. 

Le compagnie aeree sono effettivamente sotto pressione per quanto riguarda i costi ma, anziché aumentare i prezzi dei biglietti in modo diretto, molte stanno spostando i costi sui servizi accessori, come la selezione del posto, il bagaglio o commissioni aggiuntive. In altri casi, i vettori tentano di introdurre clausole contrattuali che trasferiscono indirettamente i rischi legati al costo del carburante sui consumatori. Da un punto di vista legale, tali pratiche sono, nella maggior parte delle circostanze, nulle. Al momento, con poche eccezioni, le compagnie aeree non stanno ancora aumentando i prezzi in modo metodico sui contratti già conclusi. 

Rimborso del biglietto: denaro o voucher? 

Se non si ha già in mente un volo alternativo con la stessa compagnia, i passeggeri dovrebbero, di norma, rifiutare i voucher e insistere per un rimborso monetario diretto. Un buono mantiene i fondi del passeggero vincolati alla compagnia aerea, spesso a condizioni restrittive e con una flessibilità limitata; inoltre, comporta un rischio finanziario, in particolare in caso di insolvenza del vettore. Ai sensi dell’attuale legislazione Ue, i passeggeri hanno il chiaro diritto a un rimborso in denaro. Questa non è una semplice preferenza, ma un diritto legale. Accettare un voucher indebolisce, di fatto, tale posizione.

Da un punto di vista giuridico, la linea d’azione più sicura e solida consiste nel richiedere il riavviamento (re-routing) più efficace, rifiutando però qualsiasi offerta generica di voucher e presentando una richiesta formale di rimborso. 

Chi rischia di più, e su quali rotte?

Le compagnie aeree stanno agendo con grande cautela (qui la posizione di Ryanair), riducendo progressivamente l’offerta ma cercando di impattare il minor numero possibile di passeggeri. In molti casi vengono cancellate tratte con numerose alternative disponibili oppure destinazioni di nicchia, così che gli effetti non siano (ancora) percepiti in modo significativo. Le 20mila cancellazioni di Lufthansa rappresentano, in un certo senso, un’eccezione, dal momento che la compagnia aveva già pianificato la chiusura della sua controllata City Line, e ha solo anticipato una decisione già presa. Qualora la crisi dovesse protrarsi: le compagnie tenderanno gradualmente a ritirarsi dai mercati meno redditizi (qui quali compagnie sono più esposte secomdo Scope Ratings).

Questo significa che le aree più remote e gli aeroporti minori, non appartenenti ai principali hub turistici, saranno i primi a essere colpiti. Anche laddove i collegamenti resteranno attivi, i passeggeri dovranno adattarsi a una minore disponibilità di voli diretti e a tempi di viaggio più lunghi. Al contrario, le destinazioni turistiche ad alta domanda e le rotte a forte traffico business saranno le ultime a subire riduzioni.

Le connessioni verso o attraverso i maggiori hub mediorientali (come Dubai e Abu Dhabi negòi Emirati, o Doha in Qatar) si trovano in una posizione particolarmente complessa. Da un lato, le compagnie del Golfo fanno il possibile per mantenere la fiducia dei clienti e proporre offerte competitive; dall’altro, la riduzione dell’offerta e il maggiore livello di incertezza legato ai voli verso est potrebbero comportare un aumento delle cancellazioni e un rialzo dei prezzi. I viaggiatori più prudenti potrebbero quindi preferire evitare queste rotte, mentre chi è alla ricerca di occasioni potrebbe trovare opportunità interessanti.

Cancellazioni autonome, meglio evitarle

È fondamentale sottolineare che, nella situazione attuale, i passeggeri non dovrebbero cancellare autonomamente i propri voli. Una cancellazione volontaria comporta generalmente solo un rimborso parziale (spesso limitato a tasse e spese) senza valide alternative per raggiungere la destinazione desiderata. Dal punto di vista legale, la posizione del passeggero è più solida se si attende che sia la compagnia a cancellare il volo: in tal caso, resta garantito il diritto a una riprotezione su un volo alternativo o a un rimborso completo.

Sebbene queste criticità generino inevitabilmente incertezza, potrebbero anche contribuire a orientare la domanda verso destinazioni più stabili, in particolare all’interno dell’Europa. Paesi come l’Italia, da sempre apprezzati per la ricchezza dell’offerta turistica e culturale, potrebbero beneficiarne, poiché i viaggiatori tenderanno sempre più a privilegiare affidabilità e prossimità nella pianificazione dei propri spostamenti.

Bloccati in aeroporto, cosa fare?

Nelle situazioni in cui i passeggeri si ritrovano privi di comunicazioni chiare, è essenziale agire metodicamente e documentare ogni cosa. In primo luogo, i passeggeri dovrebbero rivolgersi al banco assistenza della compagnia aerea e richiedere formalmente assistenza. Secondo i regolamenti Ue in vigore, le compagnie hanno un obbligo di assistenza, che include la fornitura di pasti, rinfreschi e, se necessario, il pernottamento. In secondo luogo,bisogna conservare tutti i documenti pertinenti: carte d’imbarco, conferme di prenotazione, ricevute e qualsiasi comunicazione scritta ricevuta dalla compagnia.

La documentazione è fondamentale per far valere i propri diritti in un secondo momento. In terzo luogo, è opportuno evitare di prendere iniziative autonome senza previa conferma da parte della compagnia, salvo casi di assoluta necessità. Qualora si sostengano spese, queste devono essere ragionevoli e adeguatamente documentate.

Cosa può succedere a Bruxelles 

Secondo Flightright le proposte attualmente in discussione potrebbero spostare in modo sostanziale l’equilibrio a sfavore dei consumatori: circa il 60% dei passeggeri potrebbe perdere completamente il diritto alla compensazione, mentre molti altri potrebbero ricevere indennizzi significativamente più bassi. Allo stesso tempo, le compagnie aeree potrebbero invocare più frequentemente le “circostanze eccezionali” per evitare il pagamento della compensazione.

I passeggeri possono proteggersi informandosi sui propri diritti ai sensi della normativa attualmente in vigore e non accettando automaticamente le decisioni delle compagnie aeree. Anche la pressione dell’opinione pubblica è importante. L’esito di questa riforma dipenderà dalla scelta dei decisori politici europei: preservare una forte tutela dei consumatori oppure diluirla.

(riproduzione riservata)