Utility europee, perché il blocco dello Stretto di Hormuz non è un vero rischio per i dividendi
Utility europee, perché il blocco dello Stretto di Hormuz non è un vero rischio per i dividendi
Le utility legate all’energia non sono costose e sono sempre meno «europee». C’è Enel, il colosso guidato da Flavio Cattaneo, tra i preferiti di AlphaValue anche grazie al rendimento elevato del dividendo

di Francesca Gerosa 15/04/2026 15:15

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Le utility sono sempre state creature imprevedibili quando l’accesso all’energia diventa instabile, e in modo brutale. Gli investitori nelle utility europee erano incerti su come posizionarsi mentre lo Stretto di Hormuz si è mosso verso una chiusura de facto. Fino a quando il presidente statunitense, Donald Trump, ha rivendicato la vittoria e un cessate il fuoco con l’Iran, i mercati sembravano inclini a considerare il conseguente shock su petrolio e gas come un fattore complessivamente positivo per i dividendi delle utility (da Enel AlphaValue si aspetta un rendimento del dividendo 2026 del 5,4%), con le eventuali ricadute politiche apparentemente un problema di qualcun altro.

Le utiliy legate all’energia non sono costose

Escludendo i servizi idrici, l’universo delle utility europee focalizzate sull’energia di AlphaValue comprende 16 società con una capitalizzazione di mercato complessiva di 660 miliardi di euro, scambiate a 17x gli utili 2026, a premio rispetto al mercato nel complesso che scambia a 15,5x.

La crescita attesa dell’utile per azione del 5-7% è più che rispettabile per un settore con asset poco dinamici e finanziati prevalentemente tramite debito.

Il core business e la stabilità dei prezzi

Le utility possono sembrare simili, ma non lo sono affatto. La domanda chiave resta la regolamentazione locale: quanto è permissiva? E quali parti del business sono sufficientemente esposte ai prezzi spot o a tariffe flessibili per generare una crescita degli utili. Come dimostrato da Engie nel 2022, l’impatto può essere significativo.

Il core business: produzione, trasporto e vendita di gas ed elettricità difficilmente sarà sconvolto in modo fondamentale. Anche le famiglie insolventi tendono, prima o poi, a pagare le bollette. Né è probabile che lo shock del 2022 – quando l’impennata dei prezzi del gas ha spinto verso l’alto i prezzi all’ingrosso dell’elettricità e colpito duramente gli utenti industriali - si ripeta a breve, secondo l’analisi di AlphaValue.

La produzione nucleare francese si è in gran parte normalizzata, la generazione rinnovabile è abbondante (anche se non sempre nei momenti commercialmente più convenienti), e la crescita economica europea richiede strutturalmente meno energia rispetto ai cicli precedenti. In breve, è improbabile che le utility possano sia approfittare eccessivamente dei clienti, sia essere penalizzate dai fornitori, spiega AlphaValue.

L'espansione internazionale e il fattore Stati Uniti

È inoltre importante notare che le utility europee sono sempre meno «europee». L’America Latina occupa un ruolo rilevante nelle strategie di crescita. Ancora più importante, le loro ambizioni negli Stati Uniti sono diventate molto più difficili da realizzare a causa dell’ostilità dell’amministrazione Trump verso gli investimenti green. Gli Stati Uniti restano, comunque, un mercato chiave per le utility europee, sostenuto dalla domanda guidata dall’AI e dall’appetito delle big tech per l’energia verde, compensando in parte le misure di austerità dell’amministrazione Trump.

Come mostrano i dati settoriali di AlphaValue, la complessità geografica e regolatoria resta significativa. Gli sviluppi della politica statunitense, purtroppo, hanno pesato in modo rilevante sul sentiment del settore. «Nel complesso, le utility offrono un potenziale di rialzo limitato, anche se i prezzi dell’energia dovessero oscillare bruscamente in entrambe le direzioni. Rimangono principalmente una scommessa di lungo periodo sulla transizione energetica, sovrapposta ai rendimenti prevedibili degli asset regolamentati. Sono un’allocazione difensiva», conclude AlphaValue, «non un trade speculativo sulla volatilità energetica legata allo Stretto di Hormuz».

I giudizi e i target price di AlphaValue

Enel (buy e target price a 12,7 euro; rendimento del dividendo atteso per il 2026 del 5,4%)

  • Quota degli utili negli Usa: 12-15% dell’ebitda 2025.
  • Capacità installata negli Usa: circa il 14% del portafoglio, 11,62 GW rinnovabili (eolico/solare) installati su un totale di 86,3 GW (dato dei primi 9 mesi del 2025).
  • Pipeline e progetti negli Usa: 28% (16,6 GW) della pipeline globale di 59,4 GW.
  • Focus strategico Usa: focus solo su asset onshore.

Engie (reduce e target price a 29,1 euro)

  • Quota degli utili negli Usa: 8% dell’ebit del gruppo (incluso il nucleare).
  • Capacità installata negli Usa: Ccirca 10% del portafoglio asset (onshore, battery energy storage system, combined cycle gas turbines): 10 GW su 106 GW totali nel primo semestre del 2025 (5,9 GW su 59 GW su base netta di capacità).

Iberdrola (reduce e target price a 22,7 euro)

  • Quota degli utili negli Usa: 23-25% dell’ebitda 2025. Target del 25% dell’ebitda dagli Stati Uniti nel piano 2025-2028.
  • Capacità installata negli Usa: circa il 10% del portafoglio asset (onshore, Bess, Ccgt): 10 GW su 106 GW totali nel primo semestre del 2025 (5,9 GW su 59 GW su base netta di capacità).
  • Pipeline e progetti negli Usa: 2,4 GW in costruzione negli Usa su 8,5 GW globali (28%) più molti GW in pipeline.
  • Focus strategico Usa: focus principalmente su rinnovabili e batterie.

Rwe (reduce e target price a 60,1 euro)

  • Quota degli utili negli Usa: circa il 6% dei ricavi esteri. Ebitda non comunicato ma stimato 20-25% considerando gli incentivi.
  • Capacità installata negli Usa: 30% del portafoglio attuale (11,2 GW su 38,4 GW).
  • Pipeline e progetti negli Usa: +9 GW da installare entro il 2031 (circa 35% del target 65 GW).
  • Focus strategico Usa: strategia prudente; focus su eolico onshore e solare più battery energy storage system.

Edp (add e target price a 5,6 euro)

  • Quota degli utili negli Usa: entro il 2028 circa il 70% dell’ebitda del gruppo atteso dagli Stati Uniti contro il 60% attuale.
  • Capacità installata negli Usa: circa il 50% del portafoglio da 20 GW.
  • Pipeline e progetti negli Usa: circa 2,5-3 GW su un obiettivo di 5 GW del gruppo.
  • Focus strategico Usa: focus su eolico onshore, solare e battery energy storage system. (riproduzione riservata)