Gli Stati Uniti sequestrato un’altra petroliera nel Mar dei Caraibi. La nave, attualmente registrata con il nome Olina e battente bandiera di Timor Est, era in passato conosciuta come Minerva M ed era già finita nel mirino di Washington per il trasporto di greggio russo.
L’operazione è stata condotta nelle scorse ore dalla Guardia costiera statunitense insieme alla Joint Task Force Southern Spear. Secondo i dati di tracciamento marittimo, la petroliera aveva trasmesso l’ultima posizione a metà novembre al largo delle coste venezuelane. Si tratta del quinto sequestro effettuato dalle autorità Usa nell’ambito della campagna per individuare e bloccare le navi coinvolte nel commercio di petrolio venezuelano sottoposto a sanzioni.
A confermare l’operazione è stato lo stesso Dipartimento della Difesa statunitense, che in un messaggio pubblicato sulla piattaforma X ha sottolineato come l’intervento si sia svolto «senza incidenti», ribadendo la linea dura di Washington: «Non esiste un rifugio sicuro per i criminali». Il Pentagono ha inoltre riaffermato l’obiettivo di «porre fine alle attività illecite e ripristinare la sicurezza nell’emisfero occidentale».
Il nuovo sequestro rischia tuttavia di alimentare ulteriormente le tensioni geopolitiche, in particolare con Mosca. Solo pochi giorni fa gli Stati Uniti avevano infatti fermato la Marinera, una petroliera riconducibile alla cosiddetta flotta ombra russa, al termine di un inseguimento durato settimane. Il Cremlino, che sostiene il presidente venezuelano Nicolás Maduro, ha accusato Washington di violazione del diritto marittimo internazionale.
Nella stessa giornata del sequestro della Olina, le autorità statunitensi avevano annunciato anche il fermo della petroliera Sophia, anch’essa sanzionata e accusata di svolgere attività illecite nel Mar dei Caraibi.
Nelle ultime ore, tuttavia, si è registrato un parziale allentamento della tensione diplomatica. Mosca ha reso noto che gli Stati Uniti avrebbero deciso di rilasciare due membri russi dell’equipaggio della Marinera. «In risposta al nostro appello, il presidente Donald Trump ha deciso di rilasciare due cittadini russi precedentemente trattenuti», ha scritto la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, su Telegram.
Notizia che, comunque, non ha cambiato posizione di Mosca. Commentando il recente sequestro da parte degli Stati Uniti della petroliera russa Marinera da parte delle forze statunitensi, Dmitrij Medvedev, vice presidente del Consiglio di Sicurezza russo, ha definito l’azione «una violazione evidente del diritto internazionale marittimo», pur osservando che gli Usa non hanno mai ratificato la Convenzione Onu del 1982 in materia. Secondo Medvedev, la petroliera della cosiddetta ‘flotta ombra’ aveva cercato protezione dal rischio di confisca attraverso l’uso temporaneo della bandiera russa, ma «il metodo adottato è stato inadeguato».
«Resta il fatto che si è trattato di un atto criminale di pirateria contro una nave civile», ha detto Medvedev, aggiungendo che «la risposta non dovrà necessariamente rientrare nel quadro della Convenzione Onu», suggerendo invece una reazione più dura di tipo politico-strategico. «L'inizio dell’anno ha trasformato le relazioni internazionali in un autentico manicomio», ha affermato, aggiungendo che in un mondo pieno di ‘psicotici pericolosi’ servono non diplomatici, ma ‘infermieri robusti con facce impassibili e pugni pesanti’».
A dicembre Washington aveva già sequestrato altre due petroliere al largo del Venezuela. Secondo fonti statunitensi, l’attività di sorveglianza resta elevata e riguarda numerose imbarcazioni sospettate di tentare di aggirare il blocco sulle esportazioni energetiche da e verso il Paese sudamericano, con potenziali ricadute sui flussi globali di greggio e sui mercati energetici. (riproduzione riservata)