Nuova ondata di vendite sui titoli di Stato americani, con i rendimenti dei Treasury in forte rialzo, per il timore che l’inflazione torni ad accelerare negli Stati Uniti.
Il rendimento del Treasury trentennale è salito di circa 6 punti base al 5,198%, il livello più alto dal luglio 2007e dalla crisi finanziaria. In rialzo anche il rendimento del Treasury decennale, benchmark per mutui, prestiti auto e carte di credito, che ha raggiunto il 4,687%, massimo da gennaio 2025.
Più contenuto invece il movimento sul biennale, maggiormente sensibile alle aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve, che è avanzato di oltre 3 punti base fino al 4,127%.
Il movimento sui tassi arriva dopo una serie di dati che, secondo gli investitori, indicano una possibile riaccelerazione delle pressioni inflazionistiche, alimentate soprattutto dalla corsa del petrolio a causa dell crisi in Iran.
La conseguenza è stata un brusco cambio di aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve: i mercati iniziano ora a scommettere non più su un taglio dei tassi, ma addirittura su un possibile rialzo.
«È un vero problema», ha dichiarato Jim Lacamp di Morgan Stanley Wealth Management a Cnbc. «A inizio anno tutti si aspettavano tassi in discesa. Ora sembra invece che potremmo vedere un rialzo».
Tassi più elevati rischiano di tradursi in costi maggiori per famiglie e imprese, con effetti su mutui, credito al consumo e finanziamenti aziendali.
Secondo gli analisti, il rialzo dei rendimenti potrebbe inoltre frenare la crescita economica e mettere pressione alle elevate valutazioni dei mercati azionari.
Ian Lyngen, responsabile dei tassi Usa di Bmo Capital Markets, ha avvertito che se il rendimento del trentennale dovesse raggiungere il 5,25% nelle prossime settimane, potrebbe verificarsi una «correzione più duratura» delle valutazioni azionarie.
A rafforzare le tensioni sui mercati è arrivato un sondaggio pubblicato da Bank of America, secondo cui il 62% dei gestori globali ritiene possibile un rendimento del Treasury trentennale al 6%, livello che non si vede dalla fine del 1999.
Solo il 20% degli intervistati prevede invece un ritorno dei rendimenti al 4%.
Le pressioni sui bond governativi non riguardano soltanto gli Stati Uniti. Anche i rendimenti dei titoli a lungo termine di Germania, Regno Unito e Giappone restano elevati.
Il rendimento del Bund tedesco trentennale è salito al 3,684%, mentre il Gilt britannico a 30 anni si attesta al 5,773%. In Giappone, il rendimento del trentennale ha toccato un nuovo record storico.
Sul fronte energetico, i prezzi del petrolio hanno rallentato dopo che Donald Trump ha annunciato di voler rinunciare a un piano di attacco contro l’Iran. Martedì 19 maggio il Wti è sceso dello 0,4% a 103,81 dollari al barile, mentre il Brent ha perso l’1% a 110,96 dollari. (riproduzione riservata)