Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’intenzione di bloccare l’acquisto di case unifamiliari da parte dei grandi investitori istituzionali. La proposta nasce con l’obiettivo di rendere il mercato immobiliare più accessibile ai cittadini americani, in particolare a giovani e famiglie che faticano a comprare la prima casa.
Attraverso un messaggio sul social media Truth, Trump ha spiegato che chiederà al Congresso di trasformare il piano in una norma vera e propria. Ha inoltre anticipato che tornerà sull’argomento nel corso di un intervento al Forum economico mondiale di Davos, dove presenterà ulteriori iniziative legate al costo della vita e all’emergenza abitativa.
La proposta rilancia una battaglia che da anni anima il confronto tra sostenitori del diritto alla casa e grandi operatori finanziari. Dopo la crisi del 2008, molti grandi investitori istituzionali hanno acquistato diverse quantità di abitazioni pignorate, trasformandole in immobili da affitto e diventando protagoniste in diversi mercati locali.
Le associazioni che da tempo denunciano l’impatto delle società di private equity sugli affittuari hanno accolto con favore l’iniziativa. Secondo questi gruppi, limitare il potere dei grandi investitori potrebbe rappresentare un primo passo, anche se chiedono misure più ampie. L’annuncio arriva peraltro in un momento delicato per l’amministrazione Trump, alle prese con un diffuso malcontento sull’andamento dell’economia. L’aumento del costo della vita, e in particolare dei prezzi delle case e degli affitti, è diventato uno dei principali temi per l’elettorato americano che a novembre andrà alle urne per le elezioni di metà mandato.
Le parole del presidente hanno avuto effetti immediati a Wall Street. Titoli legati al settore immobiliare e ai private equity hanno registrato forti ribassi in borsa, segnale delle preoccupazioni degli investitori per un possibile cambio di scenario normativo. Blackstone ha chiuso la seduta di mercoledì 7 gennaio in rosso del 5,5%, Brookfield del 4%, titoli come BlackRock e Apollo Global Management hanno segnato rispettivamente -3% e -5%, mentre Builders FirstSource (fornitore di prodotti per l'edilizia) ha perso oltre il 5% e Invitation Homes (proprietaria di case unifamiliari) ha terminato la giornata con -6%.
Non mancano però le perplessità. Diversi analisti sottolineano che gli investitori istituzionali rappresentano solo una parte limitata del mercato complessivo delle case unifamiliari. Secondo alcune stime riportate dalla Bbc, i grandi investitori istituzioni possiedono una quota che varia dallo 0,5% al 4% del totale, una percentuale rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi anni.
Un punto cruciale riguarderà inoltre la definizione che l’ipotetica norma darà di «grande investitore» e che destino sarà assegnato alle abitazioni già in portafoglio alle società. Impedire l’accesso ai grandi fondi potrebbe semplicemente aprire la strada a investitori di dimensioni medie o piccole, senza garantire automaticamente maggiori opportunità per chi acquista casa per la prima volta. Sul piano politico, l’iniziativa ha acceso il dibattito anche tra i repubblicani. Alcuni esponenti del partito hanno espresso apprezzamento per l’attenzione al tema dell’accessibilità, pur ribadendo che la soluzione strutturale resti l’aumento dell’offerta di abitazioni e una collaborazione bipartisan per ridurre i costi nel lungo periodo. (riproduzione riservata)