Ursula von der Leyen: presto il Canada sarà il primo membro associato dell’Ue
Ursula von der Leyen: presto il Canada sarà il primo membro associato dell’Ue
La presidente della Commissione nel discorso sullo stato dell’Unione afferma che serve un Consiglio europeo di sicurezza. A novembre iniziative sull’AI

di Silvia Valente 16/09/2026 10:20

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«Se guardo all'Europa di oggi, la mia opinione è questa: la nostra Unione non è mai stata così forte, eppure può anche apparire più precaria che mai. Queste due affermazioni possono sembrare incompatibili, ma sono entrambe vere e riflettono questi tempi eccezionali: un'epoca complessa, fatta di grandi possibilità e grandi pericoli, che tutti i Paesi cercano di affrontare». Con questo dualismo la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha voluto aprire il suo discorso sullo Stato dell'Unione alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, segnalando le sfide e le inziative concrete che l’Europa ha preso a riguardo. 

L’obiettivo del mercato unico

Il completamento della revisione del Mercato unico europeo dovrà avvenire entro la fine del prossimo anno. «Abbiamo ora l'accordo politico sulla Roadmap One Europe, One Market. E insieme, entro la fine del prossimo anno, possiamo e dobbiamo completare questa storica revisione del Mercato unico» ha detto von der Leyen, ricollegandosi alla logica dei rapporti Draghi e Letta.

Tuttavia, «sviluppare i mercati dei capitali richiede tempo, mentre le esigenze delle nostre imprese sono urgenti. Abbiamo bisogno di un sistema bancario concepito per la crescita, non solo per la stabilità». Ecco che, ha annunciato la presidente della Commissione, «presenteremo un nuovo pacchetto bancario incentrato sulla semplificazione e sul superamento della frammentazione. Sappiamo che la domanda di capitale esiste. Ma abbiamo bisogno di una maggiore capacità e di una maggiore propensione al rischio». 

Serve un consiglio europeo di sicurezza

Un’urgenza che si è fatta spazio negli ultimi anni nelle agende politiche internazionali. E l’Europa «è più capace che mai di difendersi e ha radicalmente rinnovato il proprio approccio alla sicurezza interna», in primis aumentando la «spesa per la difesa di quasi l'80% solo negli ultimi cinque anni». 

Per questo, suggerisce von der Leyen, «credo sia giunto il momento di dotare l’Europa di un proprio Articolo 4 — ovvero di un Protocollo di sicurezza d’emergenza. Una volta attivato da un singolo Stato membro, tutti gli Stati membri si riunirebbero per coordinare una risposta europea, al fine di scoraggiare un’ulteriore escalation e mitigarne l’impatto». Da qui deriva anche l’intenzione di lavorare per istituire un Consiglio europeo di sicurezza. 

Il nodo indipendenza energetica

L'economia europea «ha retto all'impatto dei conflitti in Medio Oriente meglio del previsto e la disoccupazione è vicina ai minimi storici», ma le pressioni dell'aumento dei prezzi dell'energia «si fanno sentire pesantemente su cittadini e imprese». E in particolare, la chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto sentire ancora una volta all'Europa il costo della propria dipendenza dai combustibili fossili importati, per un totale di 90 miliardi di euro aggiuntivi dall'inizio del conflitto in Medio Oriente. «Senza una sola molecola di energia in più», ha precisato von der Leyen, aggiungendo che l'Ue deve «raddoppiare gli sforzi sull'energia pulita, accessibile e prodotta in casa», tra rinnovabili, nucleare e biometano, in un'ottica di «neutralità tecnologica» ma con l'obiettivo di garantire l'indipendenza energetica.

In particolare, secondo Von der Leyen, «per raggiungere questa indipendenza, dobbiamo elettrificare l’Europa». L'Ue punta a raddoppiare la quota di elettricità nel proprio mix energetico entro il 2040. In questo modo, l’Europa potrebbe ridurre la spesa per le importazioni di combustibili fossili di 260 miliardi di euro all’anno. Ma, allo stesso tempo, ha aggiunto la presidente della Commissione, «dobbiamo anche garantire che l’elettricità che produciamo sia disponibile. L’anno scorso abbiamo installato oltre 80 GW di capacità rinnovabile. Ma una capacità sei volte superiore è ancora in attesa di essere collegata. Ecco perché abbiamo bisogno con tanta urgenza del pacchetto sulle reti». Ossia «dobbiamo investire più rapidamente. Accelerare i collegamenti alla rete. Sviluppare lo stoccaggio. In breve, rendiamo il futuro dell’Europa elettrico».

Il nodo della semplificazione si applica tutti gli atti dell’Unione e dei suoi 27 stati membri. Finora le proposte già attuate hanno ridotto «l'onere amministrativo di circa 17 miliardi di euro l'anno i costi dovuti alla burocrazia, e ha chiesto agli Stati membri un «patto contro il gold-plating», ossia la tendenza degli Stati membri di aggiungere obblighi, restrizioni o costi più rigidi del necessario quando recepisce una direttiva dell'Unione Europea. 

Corporation Ue sulle materie prime critiche

Sempre nell’ottica di ridurre le sue dipendenze strategiche, l'Unione europea istituirà una nuova Corporation europea sulle materie prime critiche. D’altronde, «siamo dipendenti per oltre l'80% dalla Cina per molte materie prime critiche, per il 90% per alcune terre rare», ha detto von der Leyen, precisando che «nessun Paese può farlo da solo». La nuova struttura, ha spiegato, aiuterà l'Ue «a ottenere e immagazzinare» le risorse necessarie per auto elettriche, chip, batterie, tecnologie pulite e difesa, in nome non solo dell'industria ma anche «della nostra indipendenza e sicurezza».

Sempre restando con la lente di ingrandimento sulla Cina, von der Leyen ha sottolineato che il deficit commerciale dell'Unione europea con Pechino ha raggiunto un miliardo di euro al giorno. «Alcuni dicono che il secondo shock cinese sia imminente. Ma è già qui», con il fenomeno che sta portando a «deindustrializzazione nei cuori industriali dell'Europa» e che la situazione è «insostenibile». La presidente ha assicurato che l'Ue userà «tutti gli strumenti a disposizione per riequilibrare» la relazione commerciale con Pechino, pur restando aperta al dialogo: «le parole sono buone, ma i fatti sono meglio», ha aggiunto. 

Presto una Climate Insurance Alliance europea

L’estate trascorsa è stata «l'estate della verità» sul cambiamento climatico, con 660mila ettari bruciati e circa 12 milioni di tonnellate di raccolti perse in Europa. Nonché più di 35mila morti aggiuntive durante le ondate di calore. «Questi sono stati i mesi estivi più caldi di sempre, ma probabilmente i più freschi degli anni a venire», ha puntualizzato von der Leyen, ribadendo che «l'Europa può, deve e manterrà la rotta» sugli obiettivi climatici. Ecco «il mese prossimo presenteremo un nuovo piano di resilienza ai cambiamenti climatici», che individuerà i 100 territori europei più vulnerabili, e sarà presto annunciato un Piano europeo contro le ondata di calore («abbiamo bisogno di migliori sistemi di allerta precoce e di una migliore preparazione sanitaria. Abbiamo bisogno di adattamento urbano e raffrescamento. E dobbiamo sostenere i più vulnerabili»), nonché nuove iniziative europee sull'acqua a tutela dell'industria e della sicurezza alimentare.

L’Europa agirà inoltre sul nodo della sotto assicurazione. Solo circa il 25% delle perdite causate da catastrofi naturali in Europa è coperto da assicurazioni private. «Questo significa che, troppo spesso, i bilanci nazionali diventano l'assicuratore di ultima istanza», ha detto von der Leyen, annunciando che la Commissione istituirà una Climate Insurance Alliance per colmare il divario.

A novembre iniziative sull’AI

Una sfida dell’oggi ma soprattutto del domani è lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Come Europa, ha anticipato von der Leyen, «ci stiamo concentrando su cinque settori ad alto valore aggiunto in cui l'AI industriale offre il maggior potenziale: sanità, trasporti, agroalimentare, manifattura avanzata, difesa e spazio. A novembre annunceremo iniziative rivoluzionarie in questi settori».

E visto che «molti dei rischi legati all'AI si ripercuotono anche sui lavoratori e sulla nostra economia sociale di mercato, abbiamo bisogno del Quality Jobs Act. E la presenteremo entro la fine dell'anno». 

Le limitazioni ai giovanissimi sui social

In tema di nuove tecnologie, inoltre, von der Leyen ha annunciato che domani, giovedì 17 settembre, la Commissione proporrà il «Kids Act», con un approccio graduale e differenziato, ossia ciascuna fascia d'età avrà un livello di protezione su misura. «Nessun account personale sotto i 15 anni. Nessun social media sotto i 13 anni. Ciò significa che, tra i 13 e i 15 anni non compiuti, saranno ammessi solo mini-account creati e supervisionati dai genitori, con funzionalità limitate e restrizioni temporali. Per la fascia tra i 15 e i 18 anni, le piattaforme avranno l'obbligo di garantire una progettazione sicura», ha spiegato la numero uno della Commissione. Sono «consapevole che molti percepiscono il potere delle grandi aziende tecnologiche come soverchiante e impossibile da arginare. Io non sono d'accordo. Per questo stiamo invertendo l'onere della prova: saranno le piattaforme a dover dimostrare di essere sicure», ha sottolineato von der Leyen. 

Alleanze con Canada e il collegamento diretto con il Caucaso

Von der Leyen ha inoltre «invitato il Canada (davanti al premier canadese presente in Parlamento ndr) a diventare il primoil primo membro associato dell'Unione europea» membro associato dell'Unione europea». Precisando che «non si tratta di un'alleanza contro qualcun altro, ma per la forza comune», visto che «l'Europa e il Canada credono nella democrazia. Credono che il potere non appartenga al più forte, al più ricco o a chi alza di più la voce, bensì a tutti noi; che le democrazie abbiano la libertà di scegliere con chi collaborare. Dunque, uniamo le forze su base volontaria». Nello specifico, «punteremo a creare uno spazio di prosperità condivisa e sicurezza economica. Lavoreremo sulla produzione intelligente. Creeremo un'alleanza tecnologica. Integreremo le basi industriali della difesa. Faremo dell'Artico un progetto congiunto di punta. Lavoreremo su energia, minerali critici e batterie. Su intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, sicurezza informatica ed economica».

Durante il suo discorso all’Unione, la presidente della Commissione ha anche annunciato un nuovo progetto di connettività con il Caucaso meridionale e l'Asia centrale: l'Ue intende mobilitare, attraverso Global Gateway, «fino a 12 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati. Il nostro obiettivo è diversificare le rotte, triplicare i flussi commerciali e ridurre drasticamente i tempi di transito delle merci entro il 2030». Per rendere tutto questo realtà, l'Ue terrà un Vertice regionale sulla connettività con il premier della Bulgaria, aggiunge. (riproduzione riservata)