Urso critica la riforma Ets: "Europa troppo timida". Alle spalle l’anno nero dell’automotive
Urso critica la riforma Ets: "Europa troppo timida". Alle spalle l’anno nero dell’automotive
Bene la virata di Stellantis sui modelli ibridi, più vicini al mercato. Ets, riforma troppo timida. I nostri piani per il Centro-Nord. Parla il ministro delle Imprese Urso

di di Andrea Cabrini 17/07/2026 22:00

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Sarà un’estate di lavoro per il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che in questa intervista a ClassCNBC parla del nuovo corso di Stellantis, del futuro dell’ex Ilva e del sostegno all’aerospazio. Partendo dall’emergenza energia e dalla riforma del meccanismo Ets (Emissions Trading System), annunciato dalla Commissione Ue. E annuncia una Zona Logistica Semplificata unica per il Centro-Nord, da mettere in cantiere prima di Ferragosto. E uno choc autorizzativo con il Decreto Imprese che arriverà prima della legge di Bilancio.

Domanda. La riforma dell’Ets era un passaggio atteso. Soddisfatto del risultato?

Risposta. No. Ancora una volta l’Europa ha fatto troppo poco. La riforma dell’Ets è insufficiente, troppo timida. Ma non è finita. Adesso ci confronteremo con le imprese e con gli Stati membri che hanno condiviso la nostra posizione, per capire come migliorare queste regole. Il rischio è la deindustrializzazione.

D. A proposito, ministro, per l’industria dell’auto è ancora notte fonda.

R. Quello che sta accadendo lo avevamo previsto. Lo denunciamo da tre anni, quando molti continuavano a credere nell’ideologia del tutto elettrico. Quella scelta ha favorito l’ingresso massiccio delle auto cinesi e creato una nuova dipendenza industriale e tecnologica. Grazie alle iniziative del governo italiano l’Europa ha finalmente aperto il cantiere della revisione delle regole.

D. Basterà?

R. Intanto abbiamo anticipato la revisione del regolamento sulle emissioni di co2, evitato le supermulte e avviato una riforma complessiva delle politiche industriali. Ora bisogna completare rapidamente questo percorso, intervenendo anche sugli altri regolamenti che riguardano il settore auto.

D. Stellantis sta rispettando gli impegni assunti con il governo?

R. Gli abbiamo spiegato quello che sarebbe successo e Stellantis si è mossa prima degli altri. Innanzitutto rimuovendo Tavares, poi cambiando la politica industriale e puntando su modelli anche ibridi, più vicini al mercato. L’anno nero per noi è alle spalle. Gli stabilimenti italiani sono in ripresa produttiva, mentre gli altri delle case europee, pensi a Volkswagen e Porsche, sono ancora in mezzo alla tempesta.

D. Cosa è cambiato con il nuovo ad, Antonio Filosa?

R. Lo stiamo monitorando. Ma il Piano Italia si sta attuando in ogni stabilimento. Siamo ormai a 5 miliardi di investimenti in nuove tecnologie, modelli e piattaforme in Italia. I contratti verso i fornitori assicurano alle nostre imprese 7 miliardi l’anno. Sappiamo che non basta, perché la nostra filiera esporta molto, e quindi la crisi dell’auto tedesca ha un impatto. Per questo nell’ultimo tavolo automotive abbiamo messo in campo oltre un miliardo per sostenere gli investimenti delle pmi.

D. Resta la forza dell’auto cinese. A giugno hanno esportato oltre un milione di vetture.

R. È vero, ma in Europa siamo riusciti a ottenere misure di vera salvaguardia rispetto alle loro auto elettriche. Per questo sarà decisivo il concetto del Made in Europe, che abbiamo voluto: significa che gli incentivi potranno essere destinati solo ad auto che hanno almeno il 70% di componenti europee. Questo porterà le case auto cinesi a investire e produrre in Europa usando componenti italiane ed europee, e non solo ad assemblare qui i loro pezzi.

D. Non c’è industria senza acciaio. Tra Piombino ed Ilva cosa sta succedendo?

R. I dati dimostrano che la produzione italiana di acciaio è tornata a crescere, a differenza di quanto avviene in altri Paesi europei. Abbiamo rilanciato Terni con Arvedi, avviato il nuovo progetto di Piombino con Metinvest e Danieli, che investiranno oltre tre miliardi di euro nei nuovi forni elettrici. Abbiamo inoltre definito un accordo di programma con il gruppo indiano Jsw per l’ammodernamento del treno rotaie e risolto anche la crisi della Magona, salvaguardando l’occupazione. È un polo siderurgico che torna finalmente a crescere.

D. Su Taranto, invece? Federmeccanica e sindacati sono in allarme.

R. È certamente il dossier più complesso. Ma lo abbiamo detto chiaramente agli operatori italiani: se esiste una proposta industriale nazionale, o una cordata italiana che voglia affiancarsi a investitori internazionali, il governo la valuterà con grande attenzione. Ma oggi i commissari ci dicono che questa proposta non c’è. La gara internazionale è aperta e consente ancora la presentazione di offerte migliorative. Saranno i commissari a scegliere quella che garantirà maggiormente occupazione, decarbonizzazione e interesse nazionale.

D. Restiamo al Sud. La Zes unica (Zona Economica Speciale) varata nel 2024 sta andando così bene che tutti vorrebbero copiare il modello anche al Nord. Dai presidenti delle Regioni a Confindustria, fino a Meloni

R. La Zes unica, che abbiamo ampliato anche a Umbria e Marche, è stata una scelta giusta. All’inizio era stata accolta con scetticismo, oggi tutti ne riconoscono l’efficacia. Ha semplificato le autorizzazioni e favorito nuovi investimenti. Oggi il Sud cresce più del Centro-Nord e recupera parte del divario. Per quanto riguarda il futuro, entro Ferragosto chiederò una riunione della Conferenza delle Regioni per valutare la creazione di una Zona Logistica Speciale unica del Centro-Nord, che estenda soprattutto le semplificazioni amministrative già previste nelle aree portuali. Per gli incentivi servirà un confronto con il ministero dell’Economia, perché dovranno essere compatibili con le regole europee sugli aiuti di Stato. Entro settembre presenteremo poi un nuovo Decreto Imprese. Sarà un ulteriore shock di semplificazione, soprattutto sul fronte energetico e delle autorizzazioni.

D. L’Ipo di SpaceX ha reso chiaro a tutti che il futuro dell’economia si gioca nello spazio. Che ruolo immagina per l’industria italiana?

R. Un ruolo fondamentale. Lo conferma il fatto che, con l’accordo che abbiamo siglato con la Nasa, i moduli abitativi destinati alle future missioni lunari saranno realizzati a Torino. È un risultato che dimostra quanto la nostra industria sia competitiva anche nei settori più avanzati. Abbiamo destinato quasi 10 miliardi tra risorse nazionali e Pnrr, a questo comparto strategico. Ospiteremo a Roma la ministeriale dell’Agenzia spaziale europea, abbiamo creato 4 Space Factory in Lombardia, Piemonte, Lazio e Puglia e sviluppato 16 distretti distribuiti sul territorio nazionale. (riproduzione riservata)