Università, la classifica Qs 2026: Oxford migliore d’Europa, il Politecnico di Milano resta primo in Italia ma perde posizioni
Università, la classifica Qs 2026: Oxford migliore d’Europa, il Politecnico di Milano resta primo in Italia ma perde posizioni
Le università italiane salgono a 65 in graduatoria, ma calano qualità, posizioni di vertice e attrattività per gli studenti internazionali. Bologna esce dalla top 50

di di Giusy Iorlano  28/01/2026 16:44

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Più università in classifica, ma meno capacità di competere ai vertici. Il Qs World University Rankings Europa 2026 restituisce un’immagine contrastata del sistema universitario italiano: l’Italia rafforza la propria presenza numerica nel panorama europeo, ma perde terreno sul fronte della qualità, dell’impatto della ricerca e dell’attrattività per gli studenti internazionali.

Con 65 atenei presenti su 958 università di 42 Paesi, l’Italia si colloca al quarto posto in Europa per rappresentanza, dietro a Regno Unito, Turchia e Germania. Un risultato che certifica l’ampiezza del sistema universitario nazionale, ma che non si traduce in un posizionamento di eccellenza: nessuna università italiana entra infatti nella top 10 europea, dominata dal Regno Unito, con Oxford al vertice e sette atenei tra i primi dieci. L’Imperial College di Londra scende dal secondo al terzo posto, a pari merito con l’Ucl, mentre l’Università di Cambridge si classifica al quinto posto. 

Politecnico di Milano primo, ma in calo

Il Politecnico di Milano resta il miglior ateneo italiano in classifica, ma arretra al 45esimo posto, pur mantenendo l’ingresso nella top 100 mondiale. Peggiora anche la posizione dell’Università di Bologna, che esce dalla top 50 europea scendendo al 59esimo posto. Nel complesso, il bilancio è negativo: su 51 università già presenti lo scorso anno, 35 perdono posizioni, solo 14 migliorano.

A compensare parzialmente il calo è l’ingresso di 14 nuovi atenei nel ranking, tra cui l’Università di Cagliari e l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, entrambe entro le prime 500 posizioni.

Sebbene, rispetto alla scorsa edizione, nessuna nuova università italiana sia entrata nella top 50 o nella top 100 oltre a quelle già presenti, l’Università di Roma Tor Vergata è riuscita a entrare nella top 150, guadagnando 17 posizioni e raggiungendo il 150esimo posto. L’Università di Catania è l’istituto italiano che ha registrato il miglioramento più significativo, salendo di ben 56 posizioni e piazzandosi al 301esimo posto. Segue l’Università di Genova, che sale di 20 posizioni e si piazza al 204esimo posto.

Un segnale di ampliamento della base, ma non di rafforzamento dell’élite accademica.

Secondo Nunzio Quacquarelli, fondatore e presidente di Qs, l’Italia continua a distinguersi per produzione scientifica, con 11 università tra le prime 50 europee per output di ricerca, seconda solo alla Germania. Tuttavia, il salto di qualità resta incompiuto: quando l’analisi si sposta sull’impatto della ricerca, i risultati appaiono meno competitivi rispetto ai principali partner europei.

Mobilità studentesca: il nodo dei talenti in uscita

Sul piano dell’internazionalizzazione, cresce l’offerta di programmi in lingua inglese, uno dei punti di forza del sistema italiano. Ma il dato più critico resta quello della mobilità studentesca: l’Italia continua a esportare più studenti di quanti ne attragga, confermandosi tra i Paesi europei con il saldo più negativo.

Un fenomeno che ha anche implicazioni economiche e di capitale umano. L’Università Cattolica del Sacro Cuore, 136ª in Europa, è il primo ateneo italiano per mobilità, posizionandosi al terzo posto europeo per studenti in uscita e al 22esimo per quelli in entrata.

«Questo squilibrio riflette un più ampio allarme demografico ed economico: l’Italia ha perso quasi 100mila laureati di età compresa tra i 25 e i 35 anni nell’ultimo decennio, una tendenza che, secondo il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, unita al calo dei tassi di natalità, potrebbe rappresentare una minaccia diretta alla produttività e alla crescita. Per l’Italia, la sfida consiste nel trasformare il successo accademico in posti di lavoro, innovazione e fidelizzazione dei talenti», conclude Quacquarelli.(riproduzione riservata)