Università, investire in istruzione ripaga: ma dopo quanto? I costi per le famiglie e i benefici della laurea sullo stipendio
Università, investire in istruzione ripaga: ma dopo quanto? I costi per le famiglie e i benefici della laurea sullo stipendio
Gli italiani credono nell’istruzione, nel 2026 erogati prestiti per 235 milioni per pagare libri, rette universitarie e affitti

di di Raffaele Crocitti 24/10/2026 14:50

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Nel 2025 la ral media di un laureato in Italia è stata 42.400 euro, quella di una persona senza laurea invece si è attestata a 31 mila euro. Bisogna partire da questo raffronto per capire cosa significhi per le famiglie investire nell’istruzione dei figli. Il valore aggiunto dato dal titolo di studio si apprezza man mano che l'età aumenta. Tra i 25 e 34 anni i laureati il reddito dei laureati è di 34.445 euro, il 21% in più di chi non ha mai indossato la corona d’alloro. Oltre i 55 anni però il gap aumenta: chi ha fatto l’università guadagna in media 56 mila euro, il 68% in più di chi ha al massimo il diploma.

Guardando poi alla disoccupazione, la laurea incide in maniera significativa. Secondo l’Istat nel 2025 l’83% dei laureati aveva un’occupazione, mentre la quota scendeva al 67,3% tra chi aveva un diploma e al 45,5% per le persone con un titolo inferiore.

Il titolo universitario però non garantisce occupazione e uno stipendio sopra la media, soprattutto se si scontra con le criticità del mercato del lavoro odierno, che impatta soprattutto i più giovani (fascia d’età 25-34 anni). Quell’83% di persone laureate occupate, scende al 74% tra chi si è laureato ed è nato tra il 1991 e il 2000, mentre salgono al 70% e al 56% gli occupati tra chi ha al massimo, rispettivamente il diploma o la terza media, in quella fascia d’età.

L’Italia poi affronta due problematiche strutturali e tra loro legate: la bassa spesa pubblica in istruzione e l’elevata quota di neet, le persone tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Nel 2024 la spesa nella scuola e nell’università è stata pari al 4% del pil, meglio solo di Romania, Grecia e Irlanda in Ue, dove la media è il 4,8% mentre la Svezia si prende la medaglia d’oro con il 7,2%. La conseguenza di ciò? L’Italia è al 7° posto in Ue per incidenza di neet: sono il 12,2%. La media è 10,1% e l’Olanda, la più virtuosa, è al 5%.

Affitti e tasse universitarie, erogati prestiti alle famiglie per 235 milioni nel 2026

Le famiglie devono dunque farsi carico dell’istruzione dei figli. Prendere in affitto una camera costa, rispetto al 2019, il 28% in più a Milano, il 38% in più a Bologna e il 50% in più a Napoli e Torino, anche se, come mostrato dai dati di Immobiliare.it Insights, nel 2026 si sta assistendo a una generale flessione dei canoni. Gli studentati, che offrono servizi accessori come palestra, piscina, spese incluse e pulizie, arrivano anche oltre i mille euro a Milano. A questa spesa si aggiungono le tasse universitarie (1.500 euro all’anno negli atenei pubblici e 7.500 in quelli privati, secondo Istat) e i costi di libri e supporti tecnologici.

Le famiglie italiane credono nell’istruzione come investimento per il futuro, e sempre più genitori ricorrono all’indebitamento per sostenerlo. Secondo Facile.it da gennaio a settembre 2026 sono stati erogati prestiti finalizzati all’istruzione per 235 milioni di euro. Il 17% delle richieste è per un importo tra 7 mila e 10 mila euro, mentre il 13,6% supera i 10 mila euro.

Considerando anche il costo-opportunità dell’istruzione, cioè lo stipendio a cui si rinuncia durante il periodo degli studi, dopo quanto tempo l’investimento nell’istruzione universitaria può dirsi ripagato? Come emerge dalle stime di Jobpricing, nonostante città come Milano o Torino siano tra le più care, il Politecnico di Torino, la Bocconi e il Polimi sono gli atenei che permettono di rientrare prima dall’investimento grazie a stipendi ben sopra la media già nei primi anni di carriera: tra 25 e 34 anni si guadagna 42 mila euro dopo la Bocconi, 37.900 dopo il Polimi e 37.650 per i laureati al Politecnico di Torino. (riproduzione riservata)