Via libera dall'assemblea degli azionisti di Unipol all’aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro funzionale all’acquisizione della compagnia assicurativa di Bologna di parte della rete di Mps da Intesa Sanpaolo nel caso in cui l’opas di Ca’ de Sass sull’istituto senese dovesse andare in porto.
La delibera è stata approvata con il 99,7% dei consensi, in un’assise in cui era presente il 77,5% del capitale e l'84% dei diritti di voto per effetto del voto maggiorato.
Per effetto del voto dell’assemblea il consiglio di amministrazione del gruppo assicurativo presieduto da Carlo Cimbri avrà quindi la facoltà, da esercitarsi entro il 31 dicembre 2027, di aumentare in una o più volte, in via scindibile e a pagamento, il capitale sociale per un importo massimo di 2,5 miliardi. Delibera la cui efficacia, hanno precisato da Unipol, è subordinata all'approvazione dell'Ivass.
L’intesa, come noto, prevede la cessione a Unipol di una banca comprendente il marchio Mps, e di circa 635 filiali del Monte dei Paschi per rispettare vincoli Antitrust alla concorrenza. Insieme alle filiali verrebbero cedute le relative attività e passività e la maggior parte delle strutture centrali necessarie a operare come istituto autonomo (55 miliardi di raccolta e un utile netto tra 400 e 460 milioni), per un corrispettivo in contanti compreso tra 3 e 3,5 miliardi di euro.
A sua volta Unipol ha già annunciato l’intenzione di fondere le filiali Mps con Bper con la nuova entità si chiamerà Banca Monte dei Paschi dando vita al secondo gruppo bancario italiano con oltre 2.600 sportelli e 170 miliardi di impieghi.
Una cessione che consentirà a Unipol di salire nel capitale di Bper. Oggi il gruppo assicurativo ha poco meno del 30% del capitale della banca (il 19,9% diretto e il 9,99% in derivati) e dopo il conferimento della banca rilevata da Intesa Sanpaolo potrà salire oltre il 40%, senza la necessità di un’offerta pubblica.
Il fascicolo dell’opas Intesa Sanpaolo è al momento sul tavolo all’Antitrust (con 40 autorità complessivamente coinvolte) che ha ricevuto la documentazione lo scorso 26 giugno, la stessa data in cui è stato depositato il prospetto in Consob. L’autorità è ora in attesa di informazioni aggiuntive che sono state richieste alla banca guidata da Carlo Messina. Una proceduta che ha avuto l’effetto di congelare i termini entro cui l’Authority alla concorrenza, che dallo scorso 16 luglio è presieduta da Saverio Valentino, dovrà pronunciarsi.
Riferendosi all’operazione, Messina, in un’intervista a Cnbc Europe, ha lanciato il suo whatever it takes sull'opas per Mps, promettendo un'integrazione «a rischio zero», puntado su scala ed efficienza e aprendo a collaborazioni con Unicredit nel nuovo scenario della finanza italiana.
Richiamando al whatever it takes pronunciato da Mario Draghi nel luglio del 2012, quando da presidente della Bce promise di fare tutto il necessario per difendere l'euro, il numero uno di Intesa ha usato le stesse parole per descrivere l'impegno della banca nel completare quella che considera un'operazione strategica per il futuro del gruppo. Secondo Messina, l'integrazione di Montepaschi consentirebbe di anticipare di tre anni il raggiungimento degli obiettivi già fissati dal gruppo. Una prospettiva che poggia soprattutto sull'espansione delle attività a maggiore redditività e sulla possibilità di sfruttare una scala ancora più ampia nei servizi finanziari. (riproduzione riservata)