C’è un nuovo socio di peso nel capitale di Banco Bpm. Un colosso finanziario che in questa prima fase del risiko bancario è stato in cabina di regia nella fusione fra Bper e la Banca Popolare di Sondrio. E che, prima ancora, aveva appoggiato l’acquisto dei 600 sportelli ex Ubi e la conquista di Carige da parte dell’ex Popolare dell’Emilia Romagna che controlla con il 19,9% (più un'opzione per salire di un altro 5%).
Dai verbali dell’assemblea del 16 aprile del Banco Bpm consultati da MF-Milano Finanza, emerge che Unipol ha messo in portafoglio 22,7 milioni di azioni del gruppo guidato da Giuseppe Castagna, pacchetto che corrisponde all’1,5% del capitale e che ai prezzi odierni vale circa 300 milioni di euro. Una new entry negli attivi della compagnia presieduta da Carlo Cimbri e che dalle parti di Via Stalingrado a Bologna, sede del gruppo, definiscono come una semplice partecipazione finanziaria.
L’appeal del titolo in Piazza Meda, giustificato dalla crescita dei francesi del Credit Agricole al 22,9% (proiettato al 29,9%) e dalle potenziali nozze con Mps caldeggiate da più parti nel Paese, c’è tutto. Con la seconda fase del risiko bancario la compagnia potrebbe valorizzare con poco sforzo l’investimento. Ma proprio perché arriva alla vigilia di una nuova ondata di consolidamento la mossa di Cimbri potrebbe anche assumere un valore segnaletico, più chiara nei prossimi mesi, una volta chiusi i cantieri dell’integrazione Bper-Sondrio.
Oltre a Unipol ci sono anche altri nomi blasonati della finanza e del capitalismo italiano che ad aprile, in occasione del rinnovo per un altro mandato della coppia di vertice composta da Castagna e Massimo Tononi, sono comparsi nel libro soci del Banco. Il primo è Paolo Basilico, il banchiere fondatore di Kairos, che nell’ultimo anno è entrato nel capitale dell’istituto milanese con un piccolo pacchetto da oltre 1.300 azioni.
Sul fronte imprenditoriale c’è Polifin, la cassaforte della famiglia Bosatelli che, grazie a un business che va dalla domotica e all’automazione con Gewiss fino alle costruzioni con Costim, gestisce un patrimonio da oltre un miliardo di euro. La dinastia bergamasca ha messo in portafoglio un milione di azioni, pari allo 0,06% di Bpm per un valore di mercato di circa 13 milioni.
Come i Bosatelli, lombardi sono anche Emma e Antonio Marcegaglia: i due imprenditori di Gazoldo sono a capo dell'omonimo colosso dell’acciaio di Mantova da circa 7 miliardi di ricavi. La ex presidente di Confindustria e il fratello in vista dell’ultima assemblea hanno depositato azioni per un equivalente di circa 400 mila euro. Emma Marcegaglia non è l’unica past president dell'associazione di viale dell'Astronomia nel capitale di Piazza Meda.
Anche il bresciano Marco Bonometti, il cremasco Francesco Buzzella – che si sono succeduti al vertice di Confindustria Lombardia negli ultimi dieci anni – e la modenese Federica Guidi – a capo di Ducati Energia e che in Confindustria ha presieduto l’associazione dei Giovani – hanno comprato quote di Banco Bpm nell’ultimo anno. Il primo ha in portafoglio titoli per 207 mila euro, il secondo per quasi 2,5 milioni di euro e la terza per quasi 160 mila euro.
L’ex ministro dello Sviluppo Economico nel governo Renzi ha partecipato all’ultima assise sia a titolo personale sia attraverso l’azienda di famiglia. Il blasonato parterre imprenditoriale non è finito. Sempre ad aprile hanno fatto capolino in Piazza Meda tre gruppi industriali dai nomi noti: la beneventana Pasta Rummo con 8.600 azioni Bpm per 113 mila euro, la D’Amico Società di Navigazione presieduto da Paolo D’Amico con un pacchetto di circa 600 mila titoli per un controvalore di quasi 8 milioni di euro e la genovese Sparfin.
Quest’ultima è la holding di Adolfo Valsecchi che, tramite Generale Conserve, possiede il tonno Asdomar e la De Rica che fatturano complessivamente 115 milioni di euro. Sparfin ha depositato 31 mila azioni Banco Bpm, che agli attuali prezzi di mercato vale oltre 400 mila euro. Tra le new entry ci sono anche altre due dinastie: gli Agrati di Monza, titolari dell’omonimo colosso dei bulloni da oltre 700 milioni di fatturato, con 250 mila azioni e i fondatori dell’impero veronese della carta Fedrigoni rappresentati da Giuseppe.
Della città dell’Arena sono anche i Boscaini. La famiglia dell’Amarone Masi quotato anche a Piazza Affari è azionista di lunga data dell’ex Banco Popolare e poi dell’istituto di Castagna, di cui ha in portafoglio un pacchetto da quasi 200 mila euro. Più sostanziosa la quota di un altro azionista storico del gruppo come Romano Minozzi. Il patron di Iris Ceramica e Granitifiandre ed ex azionista Mediobanca ha direttamente e indirettamente lo 0,2% del capitale, che vale 40 milioni. (riproduzione riservata)