Unicredit verso l’uscita dalla Russia. Mosca: niente rimborso senza asset in Ue
Unicredit verso l’uscita dalla Russia. Mosca: niente rimborso senza asset in Ue
La banca milanese guidata dall’ad Orcel accelera sul processo di uscita dal Paese, secondo fonti russe, che parlano di liquidazione. Ecco quanto valgono oggi gli asset rimasti nel Paese

di Elena Dal Maso 10/04/2026 09:05

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Dopo aver tentato la difficile strada della cessione degli asset rimasti in Russia, Unicredit si prepara alla liquidazione e all’uscita dal Paese. Lo riporta il quotidiano locale Kommersant, secondo cui il gruppo bancario italiano guidato dall’ad Andrea Orcel avrebbe abbandonato i piani di vendita di Unicredit Bank e sta valutando la possibilità di cessare completamente le attività e rinunciare alla licenza.  Sarebbero attualmente in corso cessioni di asset e riduzioni del personale.

Scambiare con asset russi in Ue

Dopo la liquidazione, specifica la testata russa, «la banca riceverà una somma significativamente superiore al 10% del suo capitale, come avverrebbe con la vendita, ma i fondi rimarranno congelati in conti di tipo C, riferiscono gli avvocati». Il gruppo italiano «potrà quindi recuperare questi fondi scambiandoli con asset russi congelati nell'Ue». Mentre in precedenza il gruppo considerava la vendita della banca la principale opzione di uscita, ora sta valutando la possibilità di «ridurre a zero l'attività, per poi rinunciare alla licenza e procedere alla liquidazione».

Unicredit cerca di uscire dalla Russia dal 2022

Unicredit Bank è interamente controllata dal gruppo Unicredit che sta cercando di uscire dal mercato russo dal 2022. Tra le banche interessate all'acquisizione, gli operatori di mercato russi citano Sovcombank, Expobank e Uralsib, ma le trattative pare non siano andate oltre. La vendita di Unicredit Bank è complicata dall’inclusione nell'elenco degli istituti di credito a cui è «vietato negoziare azioni senza un'autorizzazione speciale».

Nell'aprile 2024, la Bce ha richiesto a diverse banche europee di accelerare il processo di liquidazione delle attività in Russia. Nel febbraio 2025, l’ad Orcel ha detto che il gruppo stava riscontrando interesse per Unicredit Bank da parte di Paesi che non avevano imposto sanzioni alla Russia. A maggio, fonti di stampa hanno scritto che tre società degli Emirati Arabi Uniti (Asas Capital, Mada Capital e Inweasta) avevano offerto al Mef un forte sconto sulle filiali russe di Unicredit. Inweasta ha spiegato a Kommersant che continua a monitorare le opportunità di investimento e di consulenza nei mercati di riferimento (Europa, Medio Oriente e Nord Africa e Russia), ma che discuterà di possibili collaborazioni solo «dopo la conclusione di un accordo e il consenso delle parti alla divulgazione pubblica».

Quanto vale Unicredit Bank

Sempre Kommersant ricorda che se una banca straniera con proprietari provenienti da Paesi ostili dovesse essere venduta, lo sconto sarebbe almeno del 60% del valore di mercato del patrimonio netto, cui aggiungere un contributo volontario di almeno il 35% del valore dell'attività al bilancio russo. Alla fine resterebbe in mano al gruppo italiano il 10% del capitale di Unicredit Bank. Secondo i bilanci della banca, al 1° gennaio 2026 il patrimonio netto ammontava a 344,5 miliardi di rubli (ovvero 3,8 miliardi di euro), con un aumento del 13% rispetto all'anno precedente.

La vendita della banca a queste condizioni appare molto poco redditizia. Ecco perché il gruppo italiano ha optato per la cessione di singoli asset e per un drastico taglio delle spese. Unicredit Bank ha infatti già venduto la maggior parte del portafoglio di leasing. «Ora sta cedendo tutti gli asset possibili, la rete si sta ridimensionando, l'attività al dettaglio è già stata ridotta, anche l'attività corporate si sta ridimensionando e sta tagliando il personale»,  scrive sempre il quotidiano. Secondo i bilanci di Unicredit, il portafoglio prestiti della banca russa si era dimezzato già nel 2025, attestandosi a 626 milioni di euro, mentre i depositi sono diminuiti del 30%, raggiungendo i 2,74 miliardi di euro. (riproduzione riservata)