Unicredit compie un nuovo passo avanti nella scalata a Commerzbank e si avvicina sempre più a una posizione di controllo dell’istituto tedesco. Secondo i dati relativi ai risultati parziali dell’offerta pubblica di scambio, le adesioni raccolte finora hanno raggiunto il 10,9% del capitale.
Sommate al 26,7% già detenuto direttamente dalla banca guidata da Andrea Orcel, portano la partecipazione complessiva al 37,6% quando manca meno di una settimana alla conclusione formale dell’operazione.
Il peso di Unicredit potrebbe tuttavia risultare ancora più elevato. Considerando infatti i derivati costruiti su un ulteriore 16,4% del capitale di Commerzbank, la partecipazione potenziale sale al 54%, una soglia che consentirebbe all’istituto italiano di superare la maggioranza assoluta.
Il mercato guarda ora alle prossime sedute, quando potrebbero entrare in gioco i grandi investitori istituzionali, sia attivi sia passivi, che detengono quote rilevanti della banca tedesca. Un loro eventuale apporto all’offerta consentirebbe a Unicredit di incrementare ulteriormente la partecipazione azionaria diretta, avvicinandola sensibilmente al 50%.
L’andamento delle adesioni rafforza la convinzione che l’operazione stia procedendo secondo le attese di Piazza Gae Aulenti. Al tempo stesso, però, sembra ridurre ulteriormente le probabilità di un rilancio economico. I titoli realisticamente contendibili vengono ormai stimati tra il 10% e il 15% del capitale e gli operatori ritengono che il margine per modificare le condizioni dell’offerta sia limitato. Un orientamento che trova conferma anche nell’andamento del mercato, dove si è progressivamente assottigliato lo sconto implicito tra il valore dell’offerta e le quotazioni del titolo Commerzbank.
Mentre il processo di adesione entra nella fase decisiva, si intensifica però anche il confronto tra i due istituti. Unicredit ha infatti deciso di replicare pubblicamente alle accuse avanzate da Commerzbank in relazione all’utilizzo dei derivati e alle modalità di comunicazione delle partecipazioni detenute.
«Il management di Commerzbank ha pieno diritto di raccomandare agli azionisti di non aderire all’offerta pubblica di scambio promossa da UniCredit. Non è invece legittimato a compromettere l’integrità del processo di offerta mediante accuse non supportate da evidenze», afferma la banca italiana in una nota dai toni particolarmente netti.
Piazza Gae Aulenti spiega di aver deciso di intervenire a causa della «gravità delle accuse sollevate da Commerzbank», delle continue indiscrezioni attribuite a fonti vicine alla banca tedesca e della diffusione di informazioni considerate prive di fondamento. Unicredit respinge in particolare l’ipotesi di aver utilizzato le diverse categorie di disclosure per gonfiare artificialmente la percezione delle adesioni raccolte.
Secondo la banca, «qualsiasi insinuazione secondo cui Unicredit avrebbe intenzionalmente confuso le categorie di disclosure al fine di sovrastimare artificialmente il livello percepito di adesioni all’offerta è priva di qualsiasi fondamento, sia fattuale che giuridico».
L’istituto afferma inoltre di aver operato nel pieno rispetto delle regole e in un «dialogo continuo, pienamente trasparente, con l’autorità di vigilanza Bafin». Anche tutti i contratti derivati sono stati comunicati «tempestivamente» all’autorità tedesca. Unicredit sottolinea inoltre che «eventuali rilievi da parte di Bafin, inclusi quelli relativi alla nozione di acting in concert o ad altre regole di attribuzione, avrebbero comportato modifiche alle comunicazioni rilevanti». «Significativamente, ciò non è avvenuto», aggiunge la banca.
Piazza Gae Aulenti ribadisce quindi di detenere una partecipazione diretta in Commerzbank che, sommata alle adesioni raccolte nell’ambito dell’offerta, raggiunge il 37,7% del capitale e sale al 40,9% considerando anche i derivati con opzione di regolamento fisico. «Entrambi i livelli superano la soglia del 30% che Unicredit si era prefissata di conseguire con l’offerta», conclude il gruppo. (riproduzione riservata).