Unicredit, per il ceo Orcel oggi Commerzbank è troppo cara. A queste condizioni per noi l’operazione non funzionerebbe
Unicredit, per il ceo Orcel oggi Commerzbank è troppo cara. A queste condizioni per noi l’operazione non funzionerebbe
Il banchiere cauto sulla scalata in un’intervista al Boersen Zeitung: la situazione potrebbe cambiare se Commerzbank raggiungesse i propri obiettivi finanziari e la valutazione convergesse verso livelli più sensati. Ma l’Europa ha bisogno di grandi banche per competere con gli Usa

di Luca Gualtieri  01/01/2026 10:08

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In questo momento Commerzbank è valutata con un premio significativo rispetto a Unicredit. Il ceo Andrea Orcel usa toni prudenti sulla scalata alla banca tedesca lanciata 15 mesi fa. «A questi livelli di valutazione, più il premio atteso, l’operazione non funzionerebbe per gli azionisti di Unicredit. La situazione potrebbe cambiare se Commerzbank raggiungesse i propri obiettivi finanziari e la valutazione convergesse verso livelli più sensati», ha spiegato il banchiere in una intervista alla testata finanziaria tedesca Boersen Zeitung.

Sul futuro della scalata insomma il ceo di Unicredit non scopre le carte: «Non abbiamo acquistato la partecipazione iniziale in Commerzbank con l’idea di arrivare quasi al 30%. Avevamo in mente qualcosa di diverso». E aggiunge: «Quando abbiamo acquistato la quota del governo, e anche prima, credevamo onestamente di avere il sostegno del governo, o almeno di una sua parte. Poi ci siamo svegliati una mattina e abbiamo scoperto che non era così. Abbiamo dovuto decidere se ritirarci o andare fino in fondo. Abbiamo scelto di andare fino in fondo e oggi siamo nella posizione attuale».

Ma c’è bisogno di grandi banche in Europa

Eppure per Orcel di grandi banche europee è essenziale non solo per difendere i valori del continente, ma anche per garantirne la prosperità. «Se la trasformazione dell’economia fosse un’auto, banche e mercati dei capitali sarebbero la benzina», spiega. «Tutti gli altri blocchi economici, tranne l’Unione Europea, lo hanno capito. Per questo cercano di creare un settore bancario e un mercato dei capitali in grado di sostenere e alimentare la crescita delle loro economie. Noi no. È un chiaro svantaggio competitivo».

La mancanza di un mercato dei capitali profondo penalizza l’Europa: «Lo si vede in molti indicatori chiave. In Europa, la capitalizzazione di borsa rappresenta il 75% del Pil, negli Stati Uniti il 270%. Inoltre, il Pil Usa è molto più grande del nostro. Nell’Unione Europea il risparmio retail in strumenti di mercato rappresenta il 93% del Pil, negli Usa il 300%. In Europa abbiamo il 33% degli asset finanziari totali in contanti e depositi, negli Usa solo il 10%. Questo significa che meno del nostro risparmio alimenta i mercati dei capitali e ci sono meno banche forti in grado di sostenere l’economia. Entrambi i motori non alimentano davvero la crescita. Un’altra parte del risparmio europeo finisce negli Usa».

Secondo Orcel, il problema è anche politico e culturale: «Non attribuirei la colpa solo alla Germania. Credo che ogni nazione in Europa abbia una visione piuttosto restrittiva sull’ingresso di banche di altri Paesi Ue nei propri mercati. A volte c’è persino un dibattito interno, come dimostrano i recenti tentativi falliti in Spagna e Italia. È la stessa storia ovunque. C’è sempre questa paura di perdere un’identità – nazionale o regionale. Ma costruire l’Europa non significa eliminare l’identità: significa trovare un denominatore comune che sostenga uno sviluppo in grado di difendere quelle identità, e abbiamo perso di vista questo».

L’impegno strategico di Commerz

Il ceo conferma anche l’impegno sul piano tecnologico e operativo a sostegno della partecipata tedesca: «L’integrazione tecnologica e la modernizzazione dell’IT sono le cose più importanti che oggi le banche devono fare. Considerata la dimensione del business e lo stato dei loro sistemi IT, direi diverse centinaia di milioni, probabilmente nella parte alta di quella forchetta. Credo che non sia solo cruciale, ma che ne valga la pena». Orcel sottolinea infine la centralità dei dipendenti: «Direi che si tratta soprattutto del consiglio dei lavoratori e dei sindacati, per quello che pensano potremmo fare. Non possono saperlo, perché non abbiamo mai avuto l’occasione di parlare con loro».

Con la lente sulla Germania e l’Europa, Orcel ribadisce insomma la sua visione: grandi banche paneuropee e mercati dei capitali più profondi non sono un lusso, ma una necessità per competere con gli Usa e difendere la crescita e la prosperità del continente. (riproduzione riservata)