Citi vede il titolo Unicredit oltrepassare la soglia di 90 euro in borsa, il massimo da ottobre 2009. Nel bel mezzo del risiko bancario in Italia e della scalata a Commerzbak, con la ceo, Bettina Orlopp, che vede tre possibili modalità attraverso le quali Piazza Gae Aulenti potrebbe fondere la banca tedesca con Hvb (è controllata dal gruppo italiano): una fusione, un’offerta agli azionisti rimanenti, un’acquisizione con il pagamento in azioni, Citi ha confermato il rating buy su Unicredit e alzato il target price di ben 4,1 euro per azione.
Lo ha fatto dopo aver rivisto le stime di utile per azione 2026 da 6,72 a 6,70 euro e quelle 2027-2028 dell’1-2% da 8,85 a 8,89 euro e da 9,96 a 10,11 euro, rispettivamente, scontando un tasso terminale della Bce al 3% e consolidando Commerzbank all’interno del modello della banca guidata da Andrea Orcel.
Parallelamente Citi ha rivisto le stime sul costo del capitale proprio, ridotto dal 12,7% al 12,5%, e fatto slittare l’anno terminale della valutazione dal 2028 al 2029. «Questo ci consente di cogliere meglio e integralmente le sinergie previste nella fase uno dell'integrazione di Commerzbank, poiché attribuiamo loro pieno valore soltanto a partire dal 2029», spiega la banca d’affari.
In questa fase, la banca tedesca resterebbe autonoma, con un proprio piano industriale e una propria quotazione sui mercati, ma inserita nel perimetro di un gruppo più ampio guidato da Unicredit. Quindi per un certo periodo la banca acquisita continua a operare con il proprio marchio e la propria governance, pur beneficiando delle risorse, delle competenze e della solidità del nuovo azionista di controllo.
Di conseguenza, il prezzo obiettivo su Unicredit aumenta da 88,4 a 92,5 euro, il 9,77% in più rispetto alla quotazione del 25 settembre in borsa a 84,26 euro (+2,53%). Nella valutazione del titolo Citi sconta un Rote sostenibile del 25%, rettificato per il capitale in eccesso, e un costo del capitale proprio del 12,5%, oltre a tener conto della posizione patrimoniale del gruppo, del mix di asset e della distribuzione del capitale (a valere sul bilancio 2026 stand-alone è atteso un dividendo di 3,56 euro per azione con un rendimento del 4,3%; a 4,56 euro nel 2027, yield del 5,7%).
«Al nostro prezzo obiettivo, il titolo verrebbe scambiato a 2,4 volte il multiplo prezzo/valore contabile tangibile, quindi a premio rispetto al settore bancario nel suo complesso, ma questo riflette il profilo di rendimento superiore», precisa Citi che individua una serie di rischi specifici del settore e dell’istituto di credito che potrebbero impedire all’azione di raggiungere il prezzo obiettivo.
La nuova struttura di governance del gruppo potrebbe essere interpretata come un'apertura verso una crescita esterna attraverso nuove acquisizioni, mentre la strategia precedente era focalizzata sulla crescita organica e sulla restituzione di capitale agli azionisti. Questo potrebbe comportare una maggior incertezza riguardo al futuro mix di asset e un potenziale rischio di esecuzione relativo a eventuali operazioni.
Inoltre, nonostante le azioni intraprese negli ultimi anni, la qualità del credito rimane un'area attentamente monitorata dagli investitori. Altri rischi includono un peggioramento delle condizioni macroeconomiche e una maggior volatilità dei titoli di Stato, eventuali interventi delle agenzie di rating, sviluppi politici in Italia e negli altri Paesi in cui il gruppo opera (tra cui Austria, Ungheria e Russia), nonché rischi di liquidità.
«Unicredit dispone inoltre di attività nei mercati dei capitali che possono essere fortemente cicliche. Se l’impatto di uno qualsiasi di questi fattori dovesse risultare più negativo di quanto prevediamo, è probabile che il titolo incontri difficoltà nel raggiungere i nostri obiettivi finanziari e di prezzo», puntualizza Citi. «Al contrario, se uno qualsiasi di questi fattori dovesse avere un impatto inferiore alle nostre aspettative, il titolo potrebbe sovraperformare rispetto al nostro prezzo obiettivo».
Nel caso, invece, di Commerzbank Citi ha un rating neutral e una valutazione stand-alone pari a 42 euro per azione (+2,95% a 42,27 euro a Francoforte) sulla base di questi parametri: Rote 2028 rettificato per il capitale al 15% e costo del capitale proprio pari all’11%.
Anche in questo caso non mancano i rischi al ribasso: le difficoltà nel riuscire a crescere e conquistare quote di mercato in un mercato molto competitivo; una possibile ulteriore erosione dei margini dovuta alla concorrenza e al contesto dei tassi di interesse; il rischio di esecuzione relativo alle riduzioni del numero dei dipendenti e dei costi nell’ambito della nuova strategia; un impatto normativo derivante da Basilea IV superiore alle attese. (riproduzione riservata)