Il ceo di Unicredit Andrea Orcel mette il mercato davanti a una scelta netta, contrapponendo due traiettorie per Commerzbank, la banca di cui Piazza Gae Aulenti detiene quasi il 30%: da un lato il piano Momentum presentato da Commerz e giudicato da Orcel insufficiente e dipendente da fattori esterni; dall’altro la strategia Unlocked proposta da Unicredit, una trasformazione profonda che punta a riscrivere struttura, strategia e capacità competitiva della banca.
«Abbiamo interesse a vedere Commerz esprimere il suo potenziale», ha spiegato Orcel in una conference call convocata lunedì 20 aprile, «ma oggi non lo sta facendo». La diagnosi è articolata. La crescita appare disarmonica: «l’espansione internazionale non core procede a un ritmo circa 25 volte superiore a quello della Germania», con «legami limitati con il business domestico e con la Polonia». Il risultato è uno sviluppo che non rafforza il cuore industriale della banca.
A questo si aggiunge un deficit strategico: «mancano ambizione e misure concrete per una crescita sostenibile e per la trasformazione della franchise tedesca». In assenza di interventi strutturali, «non esistono salvaguardie in grado di sostenere la performance futura», né di evitare «un’ulteriore ristrutturazione». Il piano Momentum resta così esposto a condizioni macro favorevoli e a leve temporanee.
I numeri confermano il quadro. I prestiti in Germania «restano sostanzialmente piatti», mentre la crescita si concentra altrove. Le stime indicano «un cost-income ratio al 51% nel 2028», contro «circa il 32% di HypoVereinsbank». Anche la gestione dei costi viene criticata: «la base continua a espandersi e non sono previsti oneri di ristrutturazione per il periodo 2026-2028». I tagli si concentrano sulla Germania, mentre «le assunzioni internazionali proseguono», limitando i benefici di efficienza.
Sul fronte ricavi, la performance resta «fortemente dipendente da condizioni macroeconomiche favorevoli e da fattori finanziari», lasciando il modello «insufficientemente trasformato per competere nel futuro». Anche la dinamica di borsa viene sottolineata: «dopo l’ingresso di Unicredit, Commerzbank si è rivalutata di oltre il 20% rispetto al settore, nonostante fondamentali ancora deboli».
In contrapposizione, Unlocked punta a una discontinuità netta. Il primo pilastro è la rifocalizzazione: «riportare Germania, Mittelstand, famiglie e Polonia al centro», riducendo le attività non core per «abbassare il rischio e liberare risorse». Il secondo è l’ottimizzazione: un approccio «disciplinato e strutturale alla produttività». Il terzo pilastro è l’upgrade: una trasformazione che «riduce strutturalmente il rischio degli utili» e costruisce «salvaguardie operative e finanziarie solide», con l’obiettivo di «rendimenti più resilienti e sostenibili fino al 2030». Anche sul capitale il divario è netto: «Unlocked libererebbe circa 4 miliardi entro il 2028», a differenza di Momentum.
Questi obiettivi possono essere raggiunti standalone, ma Orcel rilancia anche l’opzione di integrazione: «la combinazione tra Unicredit e Commerzbank creerebbe il leader in Germania» e «un gruppo paneuropeo federale», più competitivo su scala globale. Le sinergie stimate sono «circa 1,1 miliardi di valore pre-tax entro il 2030», a fronte di «1,6 miliardi di investimenti», con benefici su scala, funding e prodotti. «Uno più uno può valere molto più di due».
Il banchiere affronta poi direttamente le critiche emerse sul mercato. «Non esiste un problema di premio insufficiente», sostiene: «un premio minimo è già incorporato nella rivalutazione del titolo dopo l’ingresso di Unicredit». E ribadisce che eventuali revisioni dell’offerta sarebbero valutate «solo dopo un confronto approfondito con Commerzbank», finora non avvenuto.
Quanto alla creazione di valore, la posizione è altrettanto netta: «Unlocked supera nettamente Momentum», non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi, perché «la creazione di valore sarebbe sostenibile e base per la crescita futura». Sul rischio di esecuzione, Orcel precisa che «Commerzbank resterebbe standalone almeno fino al 2028», con implementazione del modello Unlocked prima di ogni integrazione, sottolineando che Unicredit «ha completato con successo oltre 100 integrazioni».
Viene respinta anche l’ipotesi di impatti sociali drastici: «il 60% dei risparmi non riguarda il personale e si colloca fuori dalla Germania», mentre gli interventi domestici sarebbero «graduali e in parte compensati da nuovi investimenti». Sul piano politico, «la Germania diventerebbe il primo Paese del gruppo», con «circa il 95% delle decisioni prese localmente», nel rispetto delle normative nazionali.
Infine, Orcel contesta l’idea che l’integrazione penalizzerebbe il Mittelstand, cioè le pmi tedesche: «Unicredit ha già una presenza nel trade finance circa doppia rispetto a Commerzbank», e una piattaforma combinata «migliorerebbe servizio e copertura». Le attività oggi difese come rete internazionale, aggiunge, «non sono legate al trade finance ma a una crescita aggressiva in ambiti non core».
Orcel ha ribadito che l'esito dell'ops su Commerzbank «dipende dal livello di adesione, che a sua volta influisce, insieme a una maggiore trasparenza da parte di Commerz, su una possibile revisione dell'offerta». Il banchiere ha ricordato due possibili scenari post offerta. Nel primo Unicredit rimane al di sotto della soglia di controllo, «che possiamo gestire se raggiungiamo una percentuale che non assicura ritorni superiori al nostro costo del capitale». Nel secondo scenario invece si raggiunge «una percentuale che assicura ritorni superiori al costo del capitale e consente una transazione strategicamente e industrialmente valida».
Ma per il ceo Unicredit, i suoi azionisti e gli azionisti Commerzbank che aderiranno «vinceranno in ogni scenario». E anche l’Europa potrebbe trarrre benefici nel suo complesso: «Una fusione tra Unicredit e Commerzbank lancerebbe un segnale chiaro, non solo alla Germania, dove la fusione tra Hvb e Commerzbank darebbe vita a un leader nazionale e a un punto di riferimento, ma anche all'Europa, creando un gruppo federale paneuropeo e un punto di riferimento da seguire per gli altri», ha concluso Orcel. (riproduzione riservata)
Nel pomeriggio Commerz ha risposto alle parole di Orcel ribadendo il proprio netto rifiuto dell’ops: «La proposta di ristrutturazione di Unicredit è un tentativo speculativo di smantellare il modello di business di successo di Commerzbank, piuttosto che un piano credibile di creazione di valore». (riproduzione riservata)