L’ambiziosa operazione di Leonardo Maria Del Vecchio può essere letta non solo come l’avvio di un rimescolamento nelle geografie della finanza italiana. Comprare il 25% dei Delfin significa anche un’altra cosa: scommettere sul valore futuro delle partecipazioni detenute dalla cassaforte lussemburghese.
A garanzia del prestito da 11 miliardi destinato a finanziare l’acquisto delle quote di Luca e Paola Del Vecchio ci sono pacchetti azionari rilevanti in alcuni dei maggiori gruppi europei: da Generali a Unicredit, fino a Montepaschi. Senza contare il 28% in Covivio e il 32% detenuto in EssilorLuxottica, vero asse portante della cassaforte di famiglia.
Dall’andamento di questi titoli e dalla loro capacità di distribuire dividendi - che saranno la liquidità indispensabile per rimborsare le banche creditrici - dipenderà l’esito del riassetto Delfin. Ma la relazione vale anche in senso opposto: proprio la prospettiva di questo riassetto e dei suoi effetti a catena potrebbe alimentare la corsa di azioni che negli ultimi anni si sono già apprezzate molto. In altre parole, analisti e investitori tornerebbero a prezzare una riapertura del risiko avviato nel 2024 e rimasto in sospeso dopo l’ops di Mps su Mediobanca. E la benzina della speculazione può sostenere ancora a lungo i corsi azionari.
L’acquisto più recente di Delfin è la quota Montepaschi che la holding si è aggiudicata nel collocamento pubblico del novembre 2024. Diciotto mesi dopo le azioni si sono rivalutate di oltre il 55%, passando dai 5,79 euro pagati in abb agli attuali 8,99 euro. Nel mezzo c’è stata l’opas su Mediobanca con la quale il ceo Luigi Lovaglio ha completamente cambiato il volto di Rocca Salimbeni, diversificando la base ricavi con business ad alto contributo commissionale come il wealth management e l’investment banking.
L’apprezzamento del titolo sarebbe stato ancora più significativo se a fine febbraio il cda non avesse esautorato Lovaglio con l'appoggio del secondo socio Francesco Gaetano Caltagirone. Una scelta costata oltre il 20% della capitalizzazione di Mps in poche settimane. Ma la conferma del banchiere in assemblea e la stabilizzazione della governance hanno già permesso al titolo di riprendere quota: nell’ultima settimana è salito del 10% e gli analisti si aspettano un ulteriore balzo del 13,5%.
La ragione sta soprattutto nel piano che Lovaglio ha annunciato a febbraio e che ora potrebbe mettere rapidamente a terra. La strategia prevede 3,7 miliardi di utile netto al 2030, 16 miliardi di monte dividendi (già oggi il dividend yield è al 9,62%) e un rote al 18%, tra i più alti in Europa. Il piatto forte sarà la fusione di Mediobanca in Mps che consentirà di raggiungere e forse superare i 700 milioni di sinergie annunciati al momento del lancio dell'opas.
A sostenere il titolo senese è anche la riapertura di scenari di m&a. La suggestione che circola sul mercato è che l'appoggio di Banco Bpm (3,9%) alla lista Lovaglio nell'ultima assemblea possa preludere a un riavvicinamento tra Milano e Siena. L'ipotesi aveva già preso corpo a fine 2024, prima che l'ops di Unicredit su Piazza Meda interrompesse i piani del governo; oggi, tuttavia, potrebbero essersi ricreate le condizioni per riaprire il dossier. Tutte ragioni che oggi spingono gli analisti a essere ottimisti sul titolo Mps, con 10 buy su 14 giudizi espressi.
La partecipazione nella banca (oggi al 2,7%) è stato il primo asset finanziario collezionato da Leonardo Del Vecchio. nella banca (oggi al 2,7%) è stato il primo asset finanziario collezionato da Leonardo Del Vecchio che già negli Anni Novanta capitanava il nocciolo duro del Credito Italiano.
Sotto la guida di Andrea Orcel il titolo è diventato uno dei più redditizi in Europa, con una performance del +650% dall’insediamento del banchiere nell’aprile 2021 a oggi. Una corsa sostenuta da generosi piani di remunerazione tra dividendi staccati e buyback e da concrete aspettative di m&a. Gli analisti vedono ancora spazio per crescere e stimano un upside del 30,7% che collocherebbe Unicredit molto vicino al big europeo Santander in termini di capitalizzazione.
Gli occhi del mercato sono puntati soprattutto sulla Germania dove Orcel è impegnato nella scalata a Commerzbank. Se coronata da successo, l’operazione consentirebbe di raddoppiare i profitti da 10,6 a 21 miliardi grazie a robuste sinergie per circa tre miliardi. Già oggi comunque la redditività è solida nonostante la discesa dei tassi Bce, con un dividend yield che viaggia intorno al 5% e oltre 2,6 miliardi di profitti attesi nel primo trimestre. Per questo gli analisti esprimono 15 buy su 22 giudizi, 6 hold e un solo sell sul titolo.
Con in tasca il 10,05%, Delfin è il secondo azionista del Leone dietro a Mediobanca-Mps e davanti a Caltagirone. Anche questa è una partecipazione di vecchia data e risale ai primi anni 2000 quando l’allora presidente Antoine Bernheim invitò Del Vecchio a entrare nel capitale della compagnia per rafforzarne la governance.
L’investimento si è rivelato particolarmente profittevole sotto la gestione dell’attuale ceo Philippe Donnet che, nei suoi quattro mandati a Trieste, ha fatto più che triplicare il valore delle azioni, passate da 12 a 38 euro. Lo sprint maggiore è stato registrato negli ultimi quattro anni con un rialzo del 105% e proprio per questa ragione oggi gli analisti si aspettano corsi di borsa stabili.
La previsione conservativa però non tiene conto delle operazioni straordinarie che potrebbero prendere forma attorno alle Generali. non tiene conto delle operazioni straordinarie che potrebbero prendere forma attorno alle Generali con la ripresa del risiko finanziario e che potrebbero fornire ulteriore carburante al titolo. La salita di Unicredit all’8,7% del capitale annunciato nel corso dell’assemblea di giovedì 23 è stata interpretata da molti osservatori come una prima avvisaglia delle manovre in corso dietro alle quinte.
E il titolo Generali potrebbe presto beneficiarne visto che il rafforzamento di un partner industriale e un eventuale accordo nella bancassurance, nella distribuzione o nel wealth management aumenterebbero ricavi ricorrenti, sinergie commerciali e stabilità dell’azionariato. Senza considerare la possibilità di riassetti più ampi nell’azionariato del Leone, con ancora una volta Delfin e Montepaschi sotto i riflettori. Tutte buone ragioni per posizionarsi sul titolo prima che si aprano le danze. (riproduzione riservata)