Su Commerzbank è arrivato il momento di dialogare. Così il ceo di Unicredit, Andrea Orcel, ha spiegato il senso dell’ops lanciata lunedì 16 sulla banca tedesca. L’operazione viene presentata come un passo per aprire un confronto con le autorità della Germania, dopo che nelle ultime settimane dal governo federale erano arrivati segnali di disponibilità a discutere il futuro di Commerz e il titolo della seconda banca tedesca ha perso il 16% dall’inizio dell’anno, la peggiore performance nell’indice Euro Stoxx Banks.
Dopo un assedio durato circa un anno e mezzo, nel corso del quale Unicredit ha progressivamente accumulato una partecipazione pari al 26% (più un ulteriore 4% tramite derivati total return swap, a loro volta trasformabili in partecipazione diretta), il gruppo italiano ha deciso di passare alla fase successiva lanciando un’offerta pubblica di scambio sulla seconda banca tedesca. L’obiettivo è superare la soglia del 30% del capitale senza acquisire il controllo, aprendo allo stesso tempo – nelle prossime settimane – a un confronto definito «costruttivo» con il management della banca di Francoforte.
Gli occhi sono ora puntati sul governo tedesco, che detiene ancora circa il 12% di Commerzbank e che in passato si è sempre opposto a un rafforzamento o a un’acquisizione da parte di Unicredit. Tuttavia negli ultimi tempi, a diversi livelli istituzionali, sono stati colti segnali di possibile apertura. Mentre l’Unione Europea ha acceso un faro sui tentativi dei governi di ostacolare le fusioni bancarie. Il clima generale potrebbe cambiare.
In un’intervista il ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha osservato: «Quello che abbiamo visto da parte di Unicredit nei confronti di Commerzbank è stato poco amichevole. Si tratta delle modalità e dell’approccio», lasciando intendere che una mossa non ostile potrebbe avere maggiori possibilità di successo.
Parole in parte in linea con quelle espresse dalla ceo di Commerzbank, Bettina Orlopp, che ha dichiarato: «Se Unicredit vuole, si faccia avanti con un'offerta: la palla è nel loro campo. Se mai la banca presentasse un'offerta, gli investitori si aspetterebbero che la esaminassimo con apertura mentale. E naturalmente lo faremmo. Ma chi vuole attraversare una porta deve fare il primo passo, cosa che finora loro non hanno fatto». Una posizione che lascia intravedere, anche da parte del management della banca tedesca, una certa disponibilità al dialogo.
Ma proprio lunedì 16 Orlopp ha dichiarato che l’ops di Unicredit «non è stata concordata con noi», assicurando che l’istituto farà di tutto per difendere la propria indipendenza. «Siamo convinti della solidità e del potenziale della nostra strategia, incentrata sull'indipendenza e sulla crescita redditizia», ha affermato Orlopp, aggiungendo che l’offerta di Unicredit «non prevede alcun premio per i nostri azionisti».
L’operazione si inserisce tuttavia in un contesto europeo molto più complesso rispetto al passato. Negli ultimi anni i governi hanno mostrato una crescente propensione a intervenire nei processi di consolidamento bancario, rendendo più difficile il tradizionale risiko del settore. In Italia, ad esempio, l’esecutivo è intervenuto sull’operazione riguardante Banco Bpm utilizzando lo strumento del golden power, mentre in Spagna il governo ha espresso una netta contrarietà all’ops lanciata da Bbva su Sabadell.
È proprio questo nuovo contesto politico e regolatorio che ha spinto Orcel a rivedere l’approccio strategico alle operazioni di fusione e acquisizione. «Se guardiamo gli anni in cui io ho fatto m&a c'erano delle regole chiare e sulla creazione di valore gli azionisti ti dicevano sì o no», ha spiegato il banchiere qualche mese fa. «Oggi non è più così. Perché si è inserita la regolamentazione, che in parte ci doveva essere, poi si è inserita l'Antitrust, adesso secondo me dopo il momento del Covid i governi soprattutto europei hanno preso una posizione molto più interventista. Questo elemento politico è diventato molto più importante».
Intanto un appoggio indiretto lo riceve da Bruxelles: «Per rendere l’Unione del risparmio e degli investimenti un successo abbiamo bisogno di banche forti, perché sono intermediari chiave nei mercati dei capitali», ha dichiarato un portavoce della Commissione Ue interpellato su Unicredit-Commerzbank precisando di non commentare «singoli casi». «Nell'Ue abbiamo un settore bancario forte e diversificato, ma le nostre banche non hanno raggiunto una scala sufficiente per essere competitive sul piano internazionale. In generale – ha aggiunto – il consolidamento nel settore bancario attraverso fusioni domestiche e transfrontaliere contribuirebbe a migliorare l’efficienza e la redditività delle banche». (riproduzione riservata)