Unicredit muove su Mps e Generali? Alphavalue valuta le mosse di Orcel. Che si candida al vertice della finanza italiana
Unicredit muove su Mps e Generali? Alphavalue valuta le mosse di Orcel. Che si candida al vertice della finanza italiana
L'acquisizione delle partecipazioni di Delfin in Mps e Generali può trasformare Unicredit nel nuovo dominatore del mercato bancario italiano, soddisfacendo le aspettative del governo Meloni. I pro e i contro. Commerzbank solo in standby

di Francesca Gerosa  13/01/2026 15:18

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Prendere il controllo delle partecipazioni della holding Delfin in Mps e in Generali, pari rispettivamente al 17% e al 10,5%, permetterebbe a Unicredit di diventare «il nuovo padrino» nel mercato bancario italiano, soddisfacendo così le aspettative del governo Meloni. Così scrive David Grinsztajn, analista di Alphavalue, in un report raccolto da milanofinanza.it, sostenendo che con questa mossa Piazza Gae Aulenti consoliderebbe il proprio ancoraggio domestico senza necessariamente abbandonare le ambizioni su Commerzbank.

L'interesse per Mps e Generali

A questo proposito si segnala che, secondo alcune fonti citate da Reuters, l’ad di Unicredit, Andrea Orcel, ha discusso della possibilità di acquisire la partecipazione in Mps detenuta dalla cassaforte della famiglia Del Vecchio, una mossa che potrebbe riportare la banca al centro del processo di consolidamento del settore bancario italiano, dopo il fallito tentativo dello scorso anno di acquisire Banco Bpm. Secondo le stesse fonti, il gruppo sarebbe anche interessato alla quota di Delfin in Generali.

Il cambio di strategia di Unicredit

Se queste voci fossero confermate, rappresenterebbero un importante punto di svolta strategico all’inizio del 2026. In quella che si preannuncia una «partita a scacchi», sottolinea Grinsztajn, «Unicredit, storicamente riluttante a rilevare il Monte nel 2021 per le preoccupazioni sul bilancio e i rischi legali, sotto la guida dell’ad, Andrea Orcel, sembra aver compiuto un’inversione a 180 gradi»

Questo cambiamento si può spiegare con il nuovo contesto: Mps è tornata a essere una banca sana e redditizia, e attualmente Unicredit possiede un enorme surplus di capitale che deve impiegare.

Il ruolo del governo italiano

Lo stop alla fusione con Banco Bpm da parte del governo italiano può essere servito come «manovra di reindirizzamento», a detta dell’analista di AlphaValue. «Proibendo l’acquisizione del Banco, vista come un’operazione di «comodità», Roma ha costretto Unicredit a concentrarsi sul «caso nazionale prioritario»: l’uscita definitiva dello Stato dal capitale di Rocca Salimbeni. Inizialmente percepito come un puro europeista focalizzato esclusivamente sul valore per gli azionisti, Orcel accetterebbe ora il ruolo di architetto di un hub finanziario sovrano», sostiene Grinsztajn.

L’alleanza con Delfin: il ponte verso Generali

E l’avvicinamento con la holding Delfin rappresenterebbe il fulcro di questa strategia, permettendo a Unicredit di avanzare su due fronti contemporaneamente. Da un lato, potrebbe stabilizzare la struttura dell’azionariato di Mps e prevenire la creazione di un terzo polo concorrente (potenzialmente con il Banco coinvolto). Dall’altro, può ottenere una posizione nel leader delle assicurazioni e della gestione patrimoniale, Generali, consolidando i canali di distribuzione dei prodotti finanziari e assicurandosi una fonte stabile di commissioni.

Un compromesso politico

L’operazione immaginata assomiglia a un «compromesso storico». Il governo accetta la crescita di Unicredit in Italia a condizione che funzioni da «scudo italiano». Il «lupo» entra nel recinto Mps/Generali non per divorarne il contenuto, ma per diventare il suo nuovo custode, sotto l’occhio vigile delle famiglie storiche: Del Vecchio e Caltagirone.

Rischi e opportunità dell'operazione

Non mancano i rischi: i possibili conflitti di governance tra la visione di mercato di Orcel e le esigenze politiche di Roma, e il ridimensionamento della strategia di crescita europea di Unicredit a favore di un semplice ancoraggio domestico.

Questo bilanciato dalle opportunità: la creazione di un campione nazionale integrato (banca/assicurazioni/gestione patrimoniale) capace di competere con i colossi francesi e tedeschi, stabilizzando il sistema bancario italiano.

Commerzbank: abbandono o riorientamento?

L’interesse per Mps/Generali solleva interrogativi sulla permanenza di Unicredit nell’azionariato di Commerzbank, in cui detiene una quota del 29,9%. «A questo stadio, riteniamo che la strategia di Piazza Gae Aulenti possa essere interpretata come una «temporizzazione attiva», piuttosto che come un abbandono definitivo».

Il caso tedesco in standby

Il ceo Orcel ha dichiarato ufficialmente all’inizio di gennaio di voler posticipare una decisione su un’eventuale offerta su Commerzbank fino alla fine dell’anno o addirittura al 2027. Questo rinvio è necessario a causa della resistenza politica a Berlino.

L’ostilità del governo tedesco e del management di Commerzbank rende una fusione ostile troppo politicamente costosa durante un periodo di transizione del bilancio europeo. Permette, inoltre, a Orcel di osservare la resilienza del modello Commerzbank con il calo dei tassi prima di impegnarsi ulteriormente.

Il pivot italiano come leva negoziale

Al contempo, rivolgendosi a Mps e Generali, indica Grinsztajn, «Unicredit segnala a Berlino che non è «ostaggio» del caso tedesco e che esistono opportunità di crescita domestica redditizie se l’accordo con Commerzbank non si concretizza».

Rischio di sovraccarico per Unicredit

Detto questo, la principale sfida per il colosso bancario italiano rimane la capacità di esecuzione. Gestire simultaneamente l’integrazione di Mps, che a sua volta sta integrando Mediobanca, una partecipazione strategica in Generali e la posizione di maggiore azionista in Commerzbank metterebbe l’istituto di credito sotto una maggior supervisione da parte della Bce a fronte del rischio legato alla complessità sistemica.

Attualmente Grinsztajn ha un rating reduce e un target price a 70,6 euro sul titolo Unicredit che in borsa è salito in chiusura il 13 gennaio dello 0,41% a 71,45 euro, meglio Mps con un +1,31% a 9,306 euro. Non è stata al passo Generali (-0,80% a 34,67 euro). (riproduzione riservata)