Unicredit, esposto alla Bafin su Commerzbank: diffuse dichiarazioni fuorvianti sull’ops. Da noi piena trasparenza nella scalata
Unicredit, esposto alla Bafin su Commerzbank: diffuse dichiarazioni fuorvianti sull’ops. Da noi piena trasparenza nella scalata
La banca guidata da Andrea Orcel rompe il silenzio sulla partita tedesca, difende la correttezza dell’offerta e chiede verifiche all’autorità tedesca sulle accuse circolate negli ultimi mesi

di Luca Gualtieri 15/06/2026 09:10

Ftse Mib
51.919,65 12.43.58

+0,82%

Dax 30
24.935,26 12.44.00

+1,22%

Dow Jones
51.202,26 12.02.14

+0,70%

Nasdaq
25.887,43 7.25.15

+0,31%

Euro/Dollaro
1,1611 12.28.43

+0,32%

Spread
71,42 12.58.57

-1,57

Dopo mesi di polemiche e indiscrezioni legate all’offerta su Commerzbank e proprio alla vigilia della conclusione formale dell’operazione (attesa per il 16 giugno, con possibile proporoga a fine mese) Unicredit ha deciso di rivolgersi alla Bafin con un esposto per difendere la correttezza del proprio operato e contestare una serie di accuse che, secondo la banca, stanno alterando la percezione del mercato. L’ops, partita a inizio maggio, ha nel frattempo consentito alla banca italiana di superare il 12% di adesioni, portandosi abbondandantemente sopra il 50% potenziale della preda.

Nel comunicato diffuso dall’istituto, si sottolinea come finora sia stata scelta la linea della prudenza. «Fino a oggi Unicredit ha deliberatamente evitato di intervenire rispetto alla retorica negativa sviluppatasi attorno all’elevato livello di adesioni da parte degli azionisti di Commerzbank», afferma la banca, aggiungendo che tale atteggiamento ha finito per «distogliere l’attenzione dai fondamentali dell’operazione e dagli importanti benefici che una combinazione tra Hvb e Commerzbank potrebbe generare per gli investitori, gli stakeholder e il sistema economico tedesco».

Diffuse informazioni inesatte

Secondo Unicredit, la situazione è però cambiata a causa della «persistente e sistematica diffusione di informazioni inesatte e fuorvianti» e delle «interferenze nel corretto svolgimento e nell’integrità del processo di offerta». Da qui la decisione di intervenire per «ristabilire una corretta rappresentazione dei fatti».

La banca annuncia inoltre di aver segnalato la vicenda alla Bafin, l’autorità federale di vigilanza finanziaria tedesca, chiedendo una verifica sulle dichiarazioni diffuse negli ultimi mesi. L’obiettivo, spiega il gruppo, è accertare la loro attendibilità e il loro «apparente intento di compromettere l’integrità del processo di offerta, generando confusione tra gli stakeholder».

«Comunicazioni sempre corrette»

Uno dei passaggi più netti del comunicato riguarda le accuse relative alle comunicazioni effettuate da Unicredit durante l’operazione. L’istituto respinge infatti «fermamente ogni accusa o insinuazione riguardante le proprie comunicazioni al mercato e il processo di offerta», sostenendo che tutte le informazioni diffuse siano state fornite nel pieno rispetto della normativa tedesca sui mercati finanziari e delle regole che disciplinano le operazioni di acquisizione. 

La banca rivendica inoltre un rapporto costante con la Bafin e afferma che le proprie comunicazioni hanno sempre indicato in maniera chiara sia la posizione detenuta sui diritti di voto sia l’avanzamento dell’offerta. «Tali comunicazioni hanno sempre fornito informazioni chiare e puntuali sia in merito alla posizione sui diritti di voto di Unicredit sia in relazione allo stato di avanzamento dell’offerta», si legge nel testo.

Particolarmente dura è invece la critica rivolta a Commerzbank, accusata di aver più volte proposto una rappresentazione dei fatti «apparentemente con l’obiettivo di generare una narrazione distorsiva». Unicredit sottolinea inoltre di aver fornito al mercato informazioni aggiuntive rispetto a quelle strettamente richieste dalla normativa, proprio per garantire il massimo livello di trasparenza.

La smentita sul prestito titoli 

Un altro punto centrale del comunicato riguarda le indiscrezioni secondo cui parte delle adesioni raccolte sarebbe riconducibile ad azioni ottenute attraverso operazioni di prestito titoli. Su questo aspetto la replica è categorica. «Le insinuazioni secondo cui il numero effettivo di azioni conferite sarebbe inferiore, in quanto tali titoli sarebbero stati presi in prestito da Unicredit, risultano infondate e prive di qualsiasi riscontro», afferma la banca. Il gruppo precisa inoltre che «Unicredit non ha posto in essere operazioni di prestito titoli sulle azioni Commerzbank detenute» e che «le azioni conferite sono da considerarsi tali a tutti gli effetti e irrevocabilmente impegnate».

L’istituto invita quindi a riportare l’attenzione sugli aspetti sostanziali dell’operazione, evidenziando che la partecipazione diretta detenuta e le adesioni valide raccolte attraverso l’offerta pubblica di scambio «superano ampiamente la soglia del 30% indicata come obiettivo dell’operazione».

Secondo Unicredit, qualora ottenesse un adeguato sostegno assembleare, potrebbe nominare tutti i rappresentanti degli azionisti nel consiglio di sorveglianza, organo che successivamente provvede alla nomina del consiglio di gestione. La banca ritiene che questo assetto consentirebbe di attuare una strategia orientata alla creazione di valore nel lungo periodo e al rafforzamento di Commerzbank nel mercato tedesco.

Nel comunicato viene inoltre contestata l’idea che per incidere sulla governance sia necessario raggiungere una soglia del 75% del capitale. «Una maggioranza qualificata del 75% assembleare è richiesta esclusivamente per operazioni di fusione o altre riorganizzazioni societarie straordinarie», precisa la banca, ricordando di aver più volte dichiarato «in modo chiaro e inequivocabile di non avere intenzione di procedere a una fusione tra Commerzbank e Hvb prima che Commerzbank sia adeguatamente rafforzata e trasformata».

In chiusura, Unicredit esprime rammarico per il fatto che il dibattito si sia concentrato sulle accuse e non sui contenuti industriali dell’operazione. Secondo la banca, la combinazione tra Hvb e Commerzbank rappresenterebbe un’opportunità strategica per creare «un campione bancario europeo più solido e competitivo, in grado di creare valore per tutti gli attori coinvolti», generando benefici duraturi per azionisti, stakeholder ed economia europea. (riproduzione riservata)