Più che un tavolo negoziale, un muro contro muro: così Unicredit descrive ai propri azionisti il confronto con Commerzbank in vista del via all’ops. La banca di Francoforte ha più volte rivendicato la propria apertura al dialogo. Ma il filing predisposto da Piazza Gae Aulenti per l’assemblea del 4 maggio — chiamata a deliberare l’aumento di capitale funzionale all’offerta — restituisce un quadro diverso in cui l’elemento dominante non è la trattativa, ma un tenace ostruzionismo.
Nel documento informativo ex art. 70 l’ops viene descritta come il «risultato del preventivo rifiuto da parte di Commerzbank di ingaggiarsi in una qualsiasi delle alternative proposte o di rispondere alle preoccupazioni e ai suggerimenti dell’emittente (Unicredit, ndr) volti a rafforzare, prepararsi meglio per il futuro e creare ulteriore valore, nonché delle sue continue azioni avverse che incidono sulla posizione dell'emittente».
Piazza Gae Aulenti sostiene di aver mantenuto, fin dall’ingresso nel capitale di Commerz, una linea improntata alla cooperazione, ribadendo «la propria disponibilità a valutare possibili forme di cooperazione con la banca tedesca, mettendo a disposizione la propria competenza e la propria rete paneuropea per collaborare con Commerz al fine di favorirne la crescita», puntualizza il documento. Questi tentativi però non hanno prodotto risultati:
«Francoforte non ha dato seguito a tale disponibilità, non sono state attuate potenziali iniziative di creazione di valore e, pertanto, è stata promossa un'offerta pubblica di acquisto formale».
L’ostruzionismo si è concretizzato anche nel blocco delle informazioni. Unicredit segnala che «ad oggi, all’emittente non è stato concesso l’accesso ai documenti relativi all’offerta pubblica volontaria, né ha potuto avvalersi di un dialogo costruttivo con Commerzbank per valutare il pieno potenziale di creazione di valore». In assenza di una data room e di un confronto tecnico, la banca di Orcel si è dovuta basare esclusivamente su «dati di pubblico dominio» e che «non ha svolto alcuna attività di due diligence».
Secondo fonti finanziarie inoltre, nemmeno i due incontri tra le parti, esclusivamente ai massimi livelli, sarebbero stati in grado di sbloccare la situazione e Commerz si sarebbe rifiutata di istituire gruppi di lavoro proposti dalla controparte.
Nelle intenzioni di Piazza Gae Aulenti, l’ops dovrebbe essere lo strumento per superare l’impasse sul dossier. Resta però incerto se questo passaggio sarà sufficiente a riattivare un confronto. «È incerto sia che Commerz che Unicredit avvieranno un dialogo strategico costruttivo in merito a una possibile fusione o ad altre forme di cooperazione significativa, né che si possa giungere a un accordo su un percorso comune da seguire».
Martedì 7 nel frattempo la banca tedesco ha ribadito pubblicamente la propria contrarietà all’ops: «Gli elementi dell'operazione illustrati verbalmente da Unicredit, secondo Commerz, non dimostrano un potenziale di creazione di valore sufficiente per i propri azionisti rispetto alla strategia autonoma e al relativo orizzonte di piano».
L'istituto guidato da Bettina Orlopp ha inoltre fatto sapere che continuerà a concentrarsi sull'esecuzione della strategia basata sull'autonomia. (riproduzione riservata)