L’ops di Unicredit su Commerzbank imbocca il rettilineo finale e il mercato fa le prime stime sugli effetti finanziari dell’operazione. In particolare il probabile consolidamento della banca tedesca comporterà una stretta sui requisiti patrimoniali dell’istituto guidato da Andrea Orcel, con un assorbimento di capitale Cet1 atteso tra 6,5 e 7 miliardi di euro. La previsione è contenuta in un report di Autonomous Research, pubblicato all’indomani dell’intervento pubblico in cui lo stesso Orcel ha parlato lungamente del deal.
Per il banchiere il controllo di Commerzbank è un obiettivo ormai molto vicino, ma quali saranno le conseguenze? Se Unicredit otterrà il controllo della banca tedesca, la partecipazione non sarà più trattata come un semplice investimento finanziario, ma porterà al consolidamento integrale. A quel punto nel perimetro prudenziale del gruppo italiano entreranno anche le rwa di Commerz, determinando così un maggiore assorbimento di capitale.
Secondo le stime degli analisti, l’impatto lordo sarebbe vicino a tre punti percentuali di Cet1, equivalente a circa 9 miliardi. Il numero va però corretto per il beneficio atteso dal Danish Compromise (atteso nel terzo trimestre, probabilmente nella prima metà.) che, nel caso Unicredit-Commerzbank, vale circa 75 punti base e può abbassare il fabbisogno a circa 2,25 punti di Cet1, ossia tra 6,5 e 7 miliardi. Questa stretta potrà essere fronteggiata con il capitale già in eccesso, con gli utili trattenuti, con una minore distribuzione agli azionisti o con ulteriori ottimizzazioni del bilancio.
L’impatto però non cresce necessariamente in modo lineare con l’aumento della quota in Commerzbank. Una volta acquisito il controllo Unicredit consolida l’intero profilo di rischio della banca tedesca ma non beneficia interamente del capitale economico e degli utili della controllata, perché una parte resta attribuita agli azionisti di minoranza. Salendo nella quota, questa inefficienza si riduce: il gruppo continua a consolidare l’intero bilancio, ma si appropria di una quota maggiore del patrimonio.
Secondo gli analisti, «l’impatto sul capitale appare gestibile», anche se l’operazione comporterebbe un salto regolamentare rilevante. Il punto è che Unicredit sarebbe «tenuta a consolidare integralmente Commerzbank», con un conseguente aumento del consumo di capitale.
Secondo gli analisti, il nodo patrimoniale dell’operazione resta rilevante ma «gestibile». Per questo «il rischio per la politica di distribuzione appare limitato», anche perché «la redditività elevata dovrebbe consentire di assorbire rapidamente l’impatto residuo». Il problema, dunque, non è tanto la sostenibilità immediata del capitale, quanto la posizione strategica di Unicredit in Commerzbank: una volta ottenuto il controllo e avviato il consolidamento, «lo status quo appare insostenibile».
Il ruolo della Bce nella partita sarà decisivo. Dopo la chiusura dell’ops, attesa tra l’8 e il 9 luglio, partirà il confronto con il supervisore ed è in quella sede che verranno valutati l’acquisizione del controllo, il perimetro prudenziale del nuovo gruppo e il trattamento patrimoniale. Orcel ha spiegato che per Unicredit il controllo è ormai uno scenario «molto più probabile», anche se non ancora acquisito. Il superamento del 30%, con la salita al 42,5%, è stato definito «un successo molto più grande» delle attese, ma il punto decisivo arriverà solo dopo l’esito dell’offerta e il vaglio delle autorità.
Il passaggio chiave riguarda del resto proprio la nozione di controllo. In Germania, ha ricordato il banchiere, «il controllo passa dal 50% più un’azione in assemblea». Se quella soglia fosse raggiunta, Unicredit potrebbe nominare componenti del consiglio di sorveglianza e assicurarsi che il management dia esecuzione al piano industriale. Ma la decisione dovrà essere riconosciuta anche sul piano prudenziale. Per questo Orcel ha precisato che, «è molto più probabile che si arrivi a quello che la Bce chiamerebbe controllo, ma non è ancora certo».
Quanto al calendario, la durata delle istruttorie è stimata tra tre e sei mesi. Solo al termine sarà chiaro se Unicredit dovrà consolidare integralmente Commerzbank e con quale trattamento patrimoniale. Non è un passaggio meramente contabile ma anche strategico: la disponibilità di capitale impatterà sulla seconda fase del risiko bancario in Italia dove Unicredit è l’unico soggetto in grado di sbarrare la strada ai francesi nella conquista del Banco Bpm o di provare a rilanciare sulla partita Generali dopo la mossa di Intesa Sanpaolo su Mps. (riproduzione riservata)