Unicredit, con la salita al 29,8% di Alpha Bank Orcel accelera sul risiko estero. Ma il fronte italiano si potrebbe riaprire, se...
Unicredit, con la salita al 29,8% di Alpha Bank Orcel accelera sul risiko estero. Ma il fronte italiano si potrebbe riaprire, se...
La mossa conferma la strategia di espansione all’estero che Unicredit ha più volte sostenuto negli ultimi mesi. Le altre opzioni per il gruppo

di di Luca Gualtieri 09/01/2026 20:00

Ftse Mib
45.719,26 6.57.29

+0,10%

Dax 30
25.261,64 23.51.13

+0,53%

Dow Jones
49.504,07 8.52.36

+0,48%

Nasdaq
23.671,35 23.51.13

+0,81%

Euro/Dollaro
1,1639 23.00.29

-0,07%

Spread
67,34 17.30.09

-1,63

Unicredit ha inaugurato il 2025 con un’operazione all’estero. L’istituto italiano ha più che triplicato la partecipazione in Alpha Bank passando dal 9 al 29,8% con la conversione dei derivati in azioni. E strumenti finanziari aggiuntivi per un ulteriore 2,27% emersi venerdì 9 potrebbero avvicinare la banca italiana alla soglia d’opa del 33,33% prevista dalla legge greca. Al momento, però, un’offerta pubblica appare poco probabile: il titolo Alpha Bank è cresciuto molto nell’ultimo anno, rendendo un takeover assai oneroso per il compratore. La mossa conferma comunque la strategia di espansione all’estero che Unicredit ha più volte sostenuto negli ultimi mesi.

Il fronte tedesco per Unicredit

L’alleanza con Alpha Bank rafforza la posizione dell'istituto in Romania, dove l’anno scorso sono state fuse le controllate dei due gruppi, ma è soprattutto il Centro Europa a catalizzare l’attenzione del ceo Andrea Orcel. Il target principale qui rimane Commerzbank, di cui Unicredit detiene il 26% più un ulteriore 3% tramite derivati. Come rivelato da MF-Milano Finanza, le opzioni put lunghe montate da Piazza Gae Aulenti sulla partecipazione assicurerebbero almeno 200 milioni di plusvalenza in caso di exit.

Ma oggi per Orcel la vendita della quota non è la priorità: l’obiettivo è un’integrazione. «Rispettiamo il governo tedesco, che è uno stakeholder cruciale. Speriamo però che nel tempo vedano la luce anche le nostre ragioni e che la veda Commerzbank», ha dichiarato di recente il banchiere romano, lasciando intendere che la partita non è chiusa, nonostante la contrarietà finora manifestata dal vertice della target ma soprattutto dalla politica e dal cancelliere Friedrich Merz.

In caso di accordo, l’opa e una successiva fusione sarebbe lo scenario più probabile. Il mercato guarda con favore a questa prospettiva: l’integrazione potrebbe generare sinergie significative, stimate in centinaia di milioni di euro, anche grazie al differenziale tra i cost-income delle due banche. Commerzbank ha chiuso il 2024 con un rapporto del 59% contro il 46% di Unicredit. La combinazione delle due realtà non solo consoliderebbe la presenza della banca italiana in Germania, ma garantirebbe un’efficienza e una redditività immediatamente visibili agli investitori.

La fusione potrebbe inoltre aprire la strada al consolidamento europeo auspicato da Orcel: «È ancora possibile creare dei campioni continentali. Anche perché, se si vuole un’unione bancaria, è necessario promuovere fusioni sia nazionali sia transfrontaliere», ha dichiarato il ceo all’inizio dell’anno a un quotidiano tedesco.

L’Italia insomma sembra uscita dai piani di espansione di Unicredit. Eppure c’è chi ritiene che l’intervento della Commissione Europea e l’ammorbidimento della disciplina del Golden Power potrebbero rimettere in gioco Piazza Gae Aulenti, bloccata otto mesi fa durante la scalata a Banco Bpm. Orcel nega un interesse su Piazza Meda, ma alcuni osservatori vedono in Unicredit il difensore ideale dell’italianità contro un’avanzata di Crédit Agricole. Un’operazione su Bper appare meno probabile, visto che il controllo dell’istituto modenese è nei fatti blindato da Unipol e dalla Fondazione Banco di Sardegna.

La suggestione Mps

Più suggestiva è una possibile riapertura del dossier Montepaschi. Secondo indiscrezioni circolate a Piazza Affari dalla fine dello scorso anno, Orcel potrebbe valutare un ingresso nel capitale se gli eredi Del Vecchio decidessero di cedere, totalmente o parzialmente, il 17,5% della banca senese. Lo schema operativo sarebbe simile a quello adottato in Commerzbank: entrare in partita e poi trattare con le controparti, a partire dal governo.

La suggestione, però, incontra ostacoli concreti. Il progetto di un terzo polo bancario, centrato su Montepaschi e potenzialmente estendibile a Banco Bpm, gode del favore di Palazzo Chigi, come ribadito dalla premier Giorgia Meloni venerdì 9 gennaio. La presidente del Consiglio ha difeso il progetto di un terzo polo del credito («sarebbe utile al nostro sistema bancario nel complesso, ma il Governo non ha l'autorità, né i mezzi per fare niente su questo») e si è detta «non preoccupata» per l’inchiesta avviata dalla Procura di Milano sulla privatizzazione di Montepaschi e sulla scalata a Mediobanca. È difficile ipotizzare che Orcel oggi voglia scombinare i piani dell’esecutivo come fatto un anno fa con l’ops su Banco Bpm.

Per tutte queste ragioni, la crescita all’estero rimane l’opzione più concreta e praticabile per Unicredit. Atene e Francoforte rappresentano i principali fronti di espansione, con la Grecia come terreno di consolidamento e la Germania come obiettivo strategico di medio periodo. L’Italia rimane sullo sfondo, a meno che… (riproduzione riservata)