Più passano i giorni, più l’offerta rivolta il 15 marzo da Unicredit agli azionisti Commerzbank - uno scambio di un’azione per 0,485 azioni proprie - appare diversa dalle altre. In genere, una volta lanciata un’offerta, è il mercato a decidere: gli azionisti valutano se aderire in base a preferenze e convenienze, determinandone il successo o meno. Non in questo caso.
Il premio, un modesto 4% rispetto alle quotazioni della vigilia, è apparso poco allettante fin dall’inizio e si è ulteriormente ridotto. A ciò si aggiunge un’opposizione politica e sindacale evidente: nei giorni scorsi i lavoratori sono scesi in piazza a Francoforte. Più che un’offerta agli investitori, l’iniziativa di Andrea Orcel sembra una chiamata in causa rivolta ai governi: l’operazione è sul tavolo, ma i nodi da sciogliere sono soprattutto politici e sistemici.
In questa prospettiva, la vicenda trascende gli azionisti e il management delle due banche e investe l’interesse generale. Riguarda un sistema bancario europeo che, pur avendo risanato i bilanci, fatica a crescere e competere, e si intreccia con il progetto dell’Unione del risparmio e degli investimenti. Può questa operazione rappresentare un primo passo in tale direzione?
I sistemi bancari italiano e tedesco condividono tratti comuni, che rappresentano al tempo stesso punti di forza e di debolezza: elevato risparmio, forte presenza di piccole e medie imprese, bassa concentrazione rispetto ad altri Paesi europei. Questo assetto è un limite nella competizione globale, ma al tempo stesso aumenta il valore potenziale delle fusioni. In tale contesto, operazioni transfrontaliere possono contribuire ad accrescere la scala, colmando un gap dimensionale che penalizza le banche europee.
In entrambi i sistemi, inoltre, il mercato dei capitali resta poco sviluppato. Il risparmio continua a essere raccolto prevalentemente attraverso strumenti semplici, come i depositi bancari, mentre educazione finanziaria e gestione professionale restano limitate. In molti casi, la gestione del risparmio è ancora separata dall’attività bancaria.
I regolatori nazionali, inoltre, tendono a scoraggiare l’espansione oltrefrontiera e la circolazione dei capitali, nel tentativo di trattenere il risparmio entro i confini nazionali e facilitare il collocamento del debito pubblico. Anche pratiche come la cartolarizzazione, che altrove hanno favorito lo sviluppo del mercato dei capitali, risultano penalizzate.
Superare questi limiti richiede un’azione su due fronti: da un lato, favorire la crescita dimensionale e la proiezione internazionale delle banche; dall’altro, sviluppare le infrastrutture del mercato finanziario europeo, combinando lo sviluppo del mercato con il coinvolgimento delle banche, e rafforzando in particolare il ruolo degli operatori più attivi a livello internazionale.
Una strategia efficace dovrebbe muoversi lungo quattro direttrici, tra loro complementari. Primo, rendere l’attività bancaria nell’area dell’euro pienamente equivalente a quella nazionale, rimuovendo gli ostacoli ancora presenti all’operatività transfrontaliera. In questa direzione va la proposta, contenuta nel rapporto Draghi, di una vigilanza country-blind per le banche dell’Unione bancaria. Secondo, abbandonare la promozione di campioni nazionali secondo logiche politiche e favorire invece la crescita di gruppi bancari europei transfrontalieri.
Il caso UniCredit-Commerzbank assume qui un evidente valore di segnale, anche alla luce delle attuali tensioni geopolitiche, che rendono urgente rafforzare autonomia e competitività dell’Unione. Terzo, mobilitare il risparmio privato e previdenziale a sostegno del mercato dei capitali, introducendo strumenti e incentivi che favoriscano l’investimento in capitale di rischio, anche ispirandosi a esperienze come quella svedese. Il risparmio così raccolto potrebbe confluire in un bacino europeo accessibile a investitori pubblici e privati. Quarto, rilanciare la cartolarizzazione del credito.
Pur stigmatizzata per il suo ruolo nella crisi finanziaria, essa può costituire un efficace motore di sviluppo del mercato mobiliare, se adeguatamente regolata e supportata da adeguati meccanismi di liquidità.
Il cantiere della riforma dei mercati del credito e della finanza in Europa è aperto. Le iniziative della Commissione sull’Unione del risparmio e degli investimenti puntano a sviluppare il mercato dei capitali facendo leva sul contributo delle banche. In questo quadro va letta la sollecitazione di Orcel: un invito ai governi e alle autorità europee a rimuovere gli ostacoli che ancora frenano l’integrazione e la crescita del sistema finanziario europeo.
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*fellow of Institute for European Policymaking (Bocconi) and Safe
**professore di Finanza all’Università di Napoli