Un accordo tra Unicredit e Commerzbank non è più un tabù per Bettina Orlopp, ceo della banca tedesca sotto ops del gruppo italiano. Ma per arrivare a un’intesa serve un rilancio che migliori le condizioni economiche messe sul piatto da Andrea Orcel. Questo è il messaggio che la manager ha lanciato giovedì 4 giugno parlando a un evento di Goldman Sachs a Zurigo, all’indomani dello scatto di Piazza Gae Aulenti nell’offerta di scambio.
Saremmo disposti a sederci a un tavolo, con due prerequisiti «il primo è che vogliamo un premio adeguato per i nostri azionisti perché vediamo che l'offerta attuale non include alcun premio. L'altro – ha puntualizzato Orlopp – è che crediamo che ci sia molto valore nel nostro modello di business e nel modo in cui operiamo, perché non siamo una banca che ha bisogno di essere ristrutturata. Siamo una banca che ha mostrato una crescita significativa negli ultimi anni e di cui potete avvalervi». Messaggi più morbidi di quelli lanciati negli ultimi mesi, segno che la stagione del muro contro muro è finita.
L’offerta di Unicredit prevede 0,485 azioni proprie per ogni titolo Commerz e incorpora ancora uno sconto del 2,6% rispetto alle quotazioni della banca tedesca. Ma il gruppo italiano esclude un rilancio e anche il mercato è sempre più scettico a riguardo. E questo per un paio di ragioni. Da un lato il balzo delle adesioni ha già portato Unicredit al 34,4% della target, un livello superiore al 30% più un’azione fissato da Orcel come soglia minima di efficacia. Dall’altro lato il pacchetto realisticamente contendibile si va assottigliando. Secondo alcuni analisti, considerato il 13% in mano al governo tedesco, il 17% degli investitori passivi, il 17% del retail e una quota riconducibile alle controparti dei derivati, sul mercato le adesioni possono crescere ancora del 10-15% massimo.
Un contesto che spiegherebbe le caute aperture di Orlopp: «A volte non risulto simpatica, anche internamente, perché ripeto a tutti che se il management sarà convinto che un accordo amichevole» per un'aggregazione «sarà la cosa migliore per la società, lo faremo».
La manager non ha comunque risparmiato le accuse ai metodi usati da Unicredit nel corso della scalata, a partire dall’utilizzo di derivati: «le adesioni all'ops sono arrivate da Nomura e «altre banche che in molti casi sono collegate a Unicredit tramite contratti derivati. Non si tratta dei nostri investitori istituzionali, a loro non piace l’offerta», ha aggiunto Orlopp, rimarcando che «non è economicamente razionale in questo momento aderire a un’offerta a sconto», non c'è «nessuna ragione per cui qualcuno dovrebbe farlo».
Proprio nei giorni scorsi Commerz ha condiviso questi sospetti con la Bafin, l’authority che vigila sul mercato finanziario tedesco e che, dopo la chiusura dell’ops, avvierà l’istruttoria autorizzativa insieme alla Bce. Due le casistiche ipotizzate dalla banca. Nel caso di derivati con consegna fisica (physically settled), le merchant controparti di Unicredit avrebbero acquistato azioni Commerz per coprire la propria esposizione e, al momento opportuno, le avrebbero conferite in ops, chiudendo il derivato. Diverso il modus operandi nei derivati regolati per cassa (cash-settled). In questo caso, pur in assenza di un obbligo di consegna dei titoli, le controparti avrebbero comunque acquistato azioni Commerz per assicurare il rischio assunto nei confronti di Unicredit, apportandole all'offerta solo dopo aver chiuso o ristrutturato il contratto.
Entrambi i comportamenti sono leciti, tanto più che Piazza Gae Aulenti ha sempre comunicato al mercato la propria posizione in derivati. Ma l’obiettivo di Commerz è un altro: con questa nuova polemica la banca guidata da Orlopp vuole dimostrare che il balzo delle adesioni non è dovuto a un reale consenso di mercato ma solo ai buoni servizi delle controparti di Unicredit. Attacchi però rispediti al mittente dall’istituto italiano: «Non commentiamo insinuazioni prive di fondamento fattuale. I fatti sono quelli che abbiamo comunicato ieri», ha spiegato un portavoce della banca. (riproduzione riservata)