Unicredit, plebiscito dei soci a favore dell’ops su Commerzbank. Il 99,55% dice sì in assemblea. L’offerta al via già da domani
Unicredit, plebiscito dei soci a favore dell’ops su Commerzbank. Il 99,55% dice sì in assemblea. L’offerta al via già da domani
Assise decisiva per l’aumento di capitale a servizio dell’operazione tedesca. Il presidente Padoan: le nostre considerazioni siano valutate con attenzione. Ma Berlino e il management di Francoforte restano contrari.

di Luca Gualtieri 04/05/2026 11:46

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I soci di Unicredit dicono sì quasi all’unanimità all’ops su Commerzbank. Lunedì 4 maggio l’assemblea straordinaria di Piazza Gae Aulenti ha conferito al cda la delega per un aumento di capitale fino a circa 6,7 miliardi di euro, funzionale all’offerta per salire fino al 100% di Commerzbank. Ha votato a favore il 99,55% del capitale presente all’assise. Il via libera, dato per scontato, consentirà di avviare già martedì 5 l’operazione, in concomitanza con i conti trimestrali, saldando tempistica finanziaria e mossa strategica.

«Unicredit ha dovuto rendere pubbliche le proprie valutazioni nell'ambito dell'offerta. Noi siamo convinti che esista un percorso più ambizioso e che Commerzbank debba trasformarsi per affrontare il futuro. Riteniamo che le nostre considerazioni meritino di essere valutate con la dovuta attenzione», ha spiegato il presidente, Pier Carlo Padoan. «Fin dall'inizio, Unicredit ha cercato di affrontare questo percorso con correttezza e in totale buona fede. Negli ultimi diciotto mesi, il nostro vertice ha costantemente cercato di stabilire un dialogo costruttivo con Commerzbank, al fine di discutere e concordare una strategia e un piano comuni. Purtroppo, tali interlocuzioni non hanno trovato riscontro», ha ricordato Padoan.

L’ex ministro si è soffermato anche sul modello di business che il gruppo ha in Germania: La nostra controllata «Hvb, una banca tedesca con una storia per molti aspetti simile a quella di Commerz che, all'interno del nostro Gruppo, è stata trasformata in una banca leader in Germania per redditività ed efficienza».

«Hvb – ha aggiunto Padoan – ha potuto accedere alla vasta rete paneuropea di Unicredit senza perdere le proprie radici a Monaco né il proprio impegno verso i clienti tedeschi, in particolare il Mittelstand. Commerzbank e Hvb sono, sotto molti profili, immagini speculari, con basi geografiche e di clientela altamente complementari. Il modello per liberare valore si è già mostrato valido e per Commerz offriamo l'opportunità di applicarlo nuovamente, a beneficio di tutti gli stakeholder».

Il ruolo dei fondi

A decidere l'esito dell'assise sono stati soprattutto i grandi fondi presenti nel capitale di Unicredit. Secondo la fotografia scattata dal verbale dell'ultima assemblea (quella che a fine marzo ha approvato il bilancio) i pacchetti azionari più robusti sono in mano ai colossi del risparmio gestito globale.

In cima alla piramide del potere azionario svettano il gruppo BlackRock, con una quota del 7,62% (pari a oltre 114 milioni di azioni), e Capital Research, che presidia il 5,33% del capitale. Alle loro spalle, a guidare la folta pattuglia dei soci istituzionali, si posiziona la Norges Bank con il 2,76%.

Il peso dei grandi gestori è confermato dalla presenza massiccia di fondi indicizzati e previdenziali: dai giganti di Vanguard ai vari comparti di Jp Morgan — come l'Eupac Fund e il New Perspective Fund — che singolarmente pesano ciascuno per circa l'1,5% del capitale. A chiudere il cerchio dei top player figurano istituzioni come il Canada Pension Plan e il gruppo Amundi, delineando una compagine dove la finanza internazionale, tra fondi sovrani e asset manager, detiene ormai saldamente le chiavi del controllo.

Capitale, buyback e diluizione

Tornando all’ops, gli effetti sul capitale dipenderanno dal livello delle adesioni e solo a esito definitivo Unicredit valuterà eventuali aggiustamenti nella distribuzione di capitale. Sul piano della diluizione, l’utilizzo integrale delle azioni a servizio dell’ops implicherebbe l’emissione di circa 409 milioni di nuovi titoli, con possibile estensione fino a 470 milioni nell’ipotesi di operazioni sul capitale dell’istituto tedesco. 

Prezzo, negoziato e condizioni dell’offerta

Il consiglio mantiene la facoltà di rivedere termini e condizioni dell’offerta alla luce delle interlocuzioni con Commerzbank e con i principali stakeholder. Eventuali modifiche, se deliberate, verrebbero estese anche agli aderenti iniziali, nel rispetto del tetto massimo di azioni autorizzato dall’assemblea.

La flessibilità sul corrispettivo resta dunque subordinata all’evoluzione del negoziato e alla risposta del mercato, in un contesto in cui la credibilità dell’esecuzione e la disciplina sul capitale costituiscono i principali vincoli decisionali.

Strategia e linea difensiva tedesca

La direttrice indicata da Orcel è esplicita: in assenza del conseguimento del controllo, anche solo di fatto, l’operazione verrebbe sospesa a favore di priorità interne. Nel frattempo, Unicredit detiene circa il 26,7% dei diritti di voto di Commerzbank, cui si aggiunge una quota potenziale tramite derivati. Sul fronte opposto, la ceo Bettina Orlopp prepara un aggiornamento delle prospettive di medio periodo, atteso con i risultati del trimestre, con possibili interventi sui costi. La banca tedesca difende una traiettoria autonoma per generare valore con rischio di esecuzione contenuto.

Intanto Commerz continua a respingere il progetto di integrazione di Unicredit. Il piano presentato da Unicredit «smantella la banca così come funziona oggi per i suoi clienti e non offre alcun premio ai nostri azionisti», ha dichiarato il vicedirettore generale Michael Kotzbauer alla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Secondo il manager, la proposta non tiene adeguatamente conto degli interessi della clientela, mentre l’attività nel segmento corporate resta stabile. (riproduzione riservata)