Commerzbank rifiuta l’ops di Unicredit e promette 3.000 tagli via intelligenza artificiale
Commerzbank rifiuta l’ops di Unicredit e promette 3.000 tagli via intelligenza artificiale
Commerzbank critica l'offerta definendola inadeguata e rischiosa. La banca tedesca propone il piano Momentum 2030 come alternativa, puntando su ricavi record e tagli sostenibili. La risposta del gruppo guidato da Andrea Orcel: dissentiamo profondamente

di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 18/05/2026 13:28

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Commerzbank alza il muro contro Unicredit. Lunedì 18, a ormai due settimane dal lancio dell’ops, il consiglio di gestione e il consiglio di sorveglianza della banca tedesca bocciano la proposta dell’istituto italiano e consigliano agli azionisti di non aderire all’operazione. Nel frattempo la ceo Bettina Orlopp prepara l’arrocco con un piano di tagli che fa leva sull’intelligenza artificiale.

In una nota l’offerta (che prevede un concambio di 0,485 azioni Unicredit per ogni azione portata in adesione) viene liquidata così: «Non offre un premio adeguato» e non è accompagnata da «un piano strategico coerente e credibile» per una possibile integrazione tra i due istituti.

Vero è che, rispetto alle quotazioni, l’ops incorpora uno sconto del 5,25% rispetto al premio iniziale, segno che per il mercato il prezzo proposto non è sufficiente. Nella nota Commerz cita peraltro un consensus di analisti indipendenti che indica per il suo titolo un target price mediano attorno ai 41,50 euro per azione, il 15,18% in più rispetto all’attuale quotazione.

Già il 15 maggio, ultimo giorno di contrattazioni prima della pubblicazione del parere, il valore implicito dell’offerta era pari a 34,56 euro contro una chiusura del titolo a 36,48 euro, ricorda la banca di Francoforte.

La ceo Orlopp attacca senza mezzi termini l’impostazione dell’operazione: «L’offerta di acquisizione di Unicredit non offre un premio adeguato ai nostri azionisti». E aggiunge: «Quella che viene descritta come una combinazione è in realtà una proposta di ristrutturazione che avrebbe un impatto massiccio sul nostro modello di business, collaudato e redditizio».

I timori su tagli, integrazione e perdita di clienti

Uno dei punti più critici riguarda il piano industriale delineato da Unicredit. Secondo Commerzbank, il gruppo italiano starebbe sottovalutando i costi, i tempi e le difficoltà operative dell’integrazione. In particolare vengono citati i tagli al personale previsti, la complessa integrazione informatica e i rischi di perdita di ricavi nel business corporate a causa delle sovrapposizioni tra le due reti commerciali.
 

Il comunicato afferma che le ipotesi sulle sinergie sarebbero «né solide né convincenti» e ricorda che la stessa Unicredit le definisce in parte «speculative». Inoltre, la riduzione della rete internazionale di Commerzbank potrebbe indebolire il supporto fornito alle imprese esportatrici tedesche, tradizionale punto di forza dell’istituto.

Anche Jens Weidmann, presidente del consiglio di sorveglianza ed ex numero uno della Bundesbank, mette in guardia sugli effetti dell’operazione: «Le proposte speculative di Unicredit comportano rischi considerevoli, minacciando le relazioni con la clientela costruite da Commerzbank sulla fiducia e sull’affidabilità, oltre alla motivazione dei dipendenti».

La strategia alternativa

Commerzbank contrappone all’offerta di Unicredit il proprio piano Momentum 2030, presentato come la vera alternativa per gli azionisti. La banca sostiene di trovarsi oggi «nella posizione più forte degli ultimi anni» dopo i risultati record del 2025 e un avvio molto positivo del 2026.

Il piano prevede ricavi per 16,8 miliardi di euro entro il 2030, un utile netto di 5,9 miliardi e un rendimento del capitale tangibile del 21%. La banca punta inoltre a restituire agli azionisti circa metà dell’attuale capitalizzazione di mercato attraverso dividendi e buyback. Per il 2025 è già stata proposta una cedola record da 1,10 euro per azione.

Nel documento, Commerzbank lascia comunque aperta la porta al dialogo, ma solo a determinate condizioni. Il gruppo tedesco afferma infatti di essere disponibile a discutere con Unicredit qualora venga riconosciuto agli azionisti «un premio interessante» e venga presentato un progetto capace di valorizzare «i punti di forza del modello di business e della strategia di Commerzbank», conclude la nota.

Una leva nel piano difensivo del gruppo tedesco saranno i tagli. Entro il 2030 Commerz potrebbe eliminare oltre 3.000 posti di lavoro attraverso automazione e intelligenza artificiale, ma senza ricorrere a licenziamenti traumatici o piani di tagli aggressivi. Di fatto, a Monaco di Baviera verrebbe bloccato il turnover.

In un’intervista pre-assembleare con la Deutsche Presse-Agentur (l’assise si terrà mercoledì 20) la ceo Orlopp ha spiegato che la riduzione degli organici avverrebbe soprattutto tramite il mancato rinnovo di collaborazioni esterne, consulenti e collaboratori sui sistemi di information-technology e personale impiegato nei call center, oltre che sfruttando il naturale turnover generazionale e i pensionamenti previsti nei prossimi anni.

Secondo il numero uno, il processo dovrà restare «socialmente sostenibile», evitando shock occupazionali e preservando la stabilità interna dell’istituto. Il taglio dei costi arriverebbe grazie a meno outsourcing, riduzione dei contractor IT e minore sostituzione del personale in uscita.

Il piano dei tagli

Un ruolo centrale nella trasformazione sarà giocato dall’intelligenza artificiale, che Commerzbank considera ormai uno strumento decisivo per aumentare produttività e redditività. Orlopp ha affermato che l’impatto dell’AI sarà «molto più forte di quanto si pensasse solo un anno fa» e interesserà «una parte molto ampia» delle attività della banca.

L’obiettivo è automatizzare numerosi processi amministrativi e operativi, ridurre i tempi di gestione, migliorare l’analisi dei dati e alleggerire il carico di lavoro nelle funzioni ripetitive. In particolare, l’AI potrebbe trasformare settori come assistenza clienti, gestione documentale, compliance, controllo dei rischi e servizi interni, consentendo alla banca di contenere i costi senza ridurre drasticamente il personale stabile.

La risposta di Unicredit

Nel pomeriggio è arrivata la risposta di Unicredit al no di Commerz: «Prendiamo atto della pubblicazione del documento e ne esamineremo attentamente il contenuto. Dissentiamo profondamente da molte delle argomentazioni presentate, ritenendole prive di fondamento e di dati a supporto. Forniremo una risposta dopo aver esaminato approfonditamente le questioni sollevate». (riproduzione riservata)