Dopo oltre due anni di muro contro muro, Commerzbank attenua la resistenza all'avanzata di Unicredit. La banca tedesca ha «avviato i preparativi necessari per il consolidamento» nel gruppo italiano e si dice convinta che dall'operazione possa nascere valore per entrambe le parti. A segnare il cambio di tono è stata la ceo Bettina Orlopp, presentando i conti al 30 settembre: numeri record che consentono all'istituto di affrontare il passaggio «da una posizione di forza».
«Stiamo passando dalla fase dello status quo, in cui operiamo in maniera completamente indipendente, alla fase 1, in cui Commerzbank diventerà parte consolidata del gruppo», ha spiegato Orlopp durante la conference call. Il consolidamento precederà l'eventuale integrazione operativa con Hvb, la controllata tedesca della banca di Andrea Orcel. Per la «fase 2» i tempi restano incerti. Orlopp attribuisce già al primo passaggio «un potenziale di valore rilevante e tangibile» e definisce «costruttivo» il confronto con Piazza Gae Aulenti.
La svolta emerge anche dalle parole scelte per la nota sui risultati. «Siamo convinti che, insieme a Unicredit, potremo creare valore sfruttando costantemente i punti di forza di entrambe le banche», ha dichiarato Orlopp, ribadendo il dovere di tutelare clienti, dipendenti e azionisti. Non è un via libera incondizionato: il prezzo, la governance e le conseguenze occupazionali restano temi sensibili, mentre il governo tedesco mantiene una partecipazione e continua a seguire il dossier. Il cambio di linguaggio è però netto.
Sul piano regolamentare, il 15 ottobre la Bce ha autorizzato Unicredit a superare la precedente soglia di partecipazione. Per completare l'offerta pubblica restano necessari altri via libera, attesi nel quarto trimestre o, al più tardi, all'inizio del 2027. La fusione industriale con Hvb resta invece senza una data.
A sostenere la nuova postura negoziale sono i risultati. Nei primi nove mesi Commerzbank ha registrato un utile netto di 2,7 miliardi, in crescita del 41%: un record per il periodo. Nel solo terzo trimestre i profitti sono saliti del 45% a 859 milioni. I ricavi hanno raggiunto 9,7 miliardi da gennaio a settembre (+8%), di cui 3,2 miliardi nel trimestre (+9%). Il risultato operativo dei nove mesi è aumentato del 17% a 4 miliardi, con il contributo delle commissioni e dei minori accantonamenti sui prestiti in valuta estera di mBank.
La disciplina sui costi ha accompagnato l'aumento dei ricavi: il rapporto costi/ricavi è sceso al 53%, includendo i contributi obbligatori, e al 50% escludendoli. Il risultato di rischio è negativo per 554 milioni, in linea con le attese. Il rendimento netto del capitale tangibile (Rote) ha raggiunto il 12,4%, con un Cet1 al 14,2%.
La banca conferma per il 2026 un utile netto di almeno 3,4 miliardi di euro e ricavi intorno a 13,2 miliardi, con un Rote netto vicino al 12% e un Cet1 superiore al 14% dopo la distribuzione di capitale. C'è tuttavia un ritocco al ribasso sul margine d'interesse, ora atteso a circa 8,5 miliardi contro gli 8,6 miliardi indicati in precedenza: a pesare è la maggiore concorrenza nella raccolta dei depositi. Restano confermati gli obiettivi del piano Momentum 2030.
Prosegue intanto la remunerazione degli azionisti. Del programma di riacquisto di azioni proprie da un massimo di 1,2 miliardi, avviato a settembre, è stato già realizzato circa il 70%. Procede anche la riorganizzazione: circa 1.800 dipendenti hanno raggiunto accordi individuali di uscita e oltre 1.100 hanno aderito a un ulteriore programma volontario di prepensionamento, oltre al turnover naturale.
«Con ricavi in forte aumento e costi stabili abbiamo portato il Rote netto al 12%», ha osservato il cfo Carsten Schmitt. È su questa capacità di generare profitti autonomamente che Commerzbank punta ora a pesare nel confronto con Unicredit: non più soltanto per difendere la propria indipendenza, ma per negoziare i termini del suo ingresso nel gruppo italiano. (riproduzione riservata)