Unicredit-Commerzbank, Bce e governi: il nodo politico delle aggregazioni bancarie europee
Unicredit-Commerzbank, Bce e governi: il nodo politico delle aggregazioni bancarie europee
Il sostegno della Bce all’ops di Unicredit su Commerzbank riapre il confronto tra istituzioni europee e governi nazionali sul futuro dell’Unione bancaria e delle fusioni transfrontaliere

di Angelo De Mattia  13/05/2026 02:00

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È eccezionale la dichiarazione pubblica di un esponente di vertice della Bce, o comunque di un qualsiasi organo di vigilanza, riguardante un’operazione in corso posta in essere da soggetti vigilati, come è accaduto per l’ops di Unicredit su Commerzbank. Proprio su quest’ultima operazione Il vicepresidente della Bce Luis De Guindos, come è stato riportato ieri su queste colonne, ha espresso il favore della banca centrale muovendo dal sostegno (ormai ricorrente) della Vigilanza alle aggregazioni transfrontaliere.

È un chiaro segno che a Francoforte, anche perché si vanno formando schieramenti contrapposti, si è ritenuto di rompere gli indugi e di pronunciarsi apertamente con il suo vicepresidente. Questi ha messo altresì in evidenza la contraddizione in cui si incorre spesso dai governi, i quali si manifestano favorevoli alle aggregazioni perché fanno parte del progetto dell'Unione dei Risparmi e degli Investimenti ma poi si fanno contrari quando queste riguardano operazioni che coinvolgono singoli Paesi. Si potrebbe dire che si tratta di una sorta di Not in my backyard. Anche la Commissione Ue è favorevole al lancio dell’ops da parte di Unicredit, che ha costruito un'operazione, anche con i derivati, la quale gli dà complessivamente una partecipazione del 36% in Commerz suscettibile ancora di salire senza l’obbligo di un’offerta totalitaria o di maggioranza.

La resistenza tedesca e il precedente italiano

Come è noto, il governo tedesco non è favorevole all’operazione e non favorevoli sono il vertice di Commerz, il sindacato, il personale. Tuttavia, mentre il governo, secondo azionista della banca con il 12%, sembra contrario in radice all’ops, a livello aziendale ci si concentra di più sull'inadeguatezza dell'offerta (anche se non è detto che migliorando quest'ultima si diventi poi favorevoli). Ma bisogna pur ricordare che Unicredit ha registrato in Italia una consimile opposizione del governo all'aggregazione con il Banco Bpm che poi l’istituto di Piazza Gae Aulenti ha conseguentemente abbandonato. È la stessa pasta? Almeno il governo italiano ha emesso il suo no utilizzando una legge, quella del golden power che comunque, anche se a Bruxelles è sub judice, dà una base giuridica al diniego e poi ha fatto riferimento al dovere di Unicredit di lasciare l'insediamento in Russia mettendosi in linea con l'indirizzo della Commissione Ue e della stessa Bce.

Il ruolo di Andrea Orcel e la necessità del dialogo istituzionale

L’opposizione del governo Merz all’ops ha messo insieme presunte sgrammaticature nell'avviare l'iniziativa da parte dell'istituto italiano, la mancata considerazione dell’azionista governo e della rappresentanza degli interessi generali e si è saldata con l’ostilità aziendale minacciando una resistenza dura e indeterminata. Vedremo quali saranno gli sviluppi. Per quanto abbia riscosso sostegni importanti, non sembra possibile che si possa arrivare a una conquista stabile o comunque a un'alleanza che preluda a futuri sviluppi di Commerz con una prova di forza. Le adesioni istituzionali espresse sono importanti, ma in questo caso non possono risultare sconfitti né il governo e il vertice di Commerz da un lato né la Bce, la Commissione Ue e Unicredit dall'altro. Allora molto sta nell'abilità nei rapporti istituzionali di cui l'ad Andrea Orcel, forte degli appoggi ricevuti, è chiamato a dare prova. Sarebbe sbagliato, e l'abilità di Orcel dimostrata in passato nelle aggregazioni finanziarie lo esclude, se si volesse procedere quasi prescindendo dal contesto istituzionale, economico e sociale.

Unione bancaria e riforme europee ancora incomplete

Poi esiste il problema generale delle aggregazioni nell'area. Non basta esprimere la preferenza per le operazioni transfrontaliere. Non significa molto se non si procede con una normativa uniforme, controlli uniformi e metodologie uniformi, così come l'evocazione dell'Unione dei risparmi non basta di certo, se non si passa all'istituzione e, prima ancora, al completamento dell'Unione bancaria. Si ritorna, dunque, all'esigenza di un'opera legislativa di carattere costituente. La messa in consultazione pubblica delle linee guida della Commissione Ue sulle aggregazioni in generale, con scadenza 26 giugno, è un'occasione da cogliere. Non si costruisce da un giorno all'altro ciò che non si è fatto ab immemorabili. (riproduzione riservata)