Una situazione quasi pirandelliana è quella che riguarda i rapporti tra Unicredit, che ha lanciato l'offerta pubblica, e Commerzbank, di cui ieri è stato dato dettagliatamente conto su queste colonne. Il primo istituto incolpa il secondo di non collaborare, non già alla definizione di un'intesa ma neppure a uno scambio di valutazioni.
È una situazione che si trascina da lungo tempo e che, quanto a Commerz, ha l’appoggio del governo tedesco, finora non smentito. Se però si legge bene nelle dichiarazioni di quest'ultima banca, accanto a una formale disponibilità al dialogo, seguita poi dal rilievo delle presunte chiusure o insufficienti aperture della controparte, si conferma l'importanza della propria autonomia.
Poiché non si tratta della prima volta che si sottolinea questo aspetto, si potrebbe dire all'Unicredit - riprendendo un'espressione ai tempi adottata anche per vicende finanziarie dal grande governatore della Banca d'Italia Donato Menichella - «queste sono le carte e con queste bisogna giocare».
In sostanza, siamo al punto in cui l'istituto di piazza Gae Aulenti deve scegliere se configurare la propria partecipazione in modo tale che Commerz resti in vita e se ne riaffermi l'autonomia o se passare a un'azione audace con l'offerta pubblica mettendo in conto, al limite, anche una futura incorporazione della banca in questione. Oppure, ancora, Unicredit potrà imboccare una strada intermedia, ma non di breve durata.
Ciò significa che comunque dovrà fare i conti con il governo Merz, sapendo bene che un'operazione ostile anche per l’esecutivo - e prima ancora per il vertice di Commerz e per il sindacato - non sarebbe affatto di semplice attuazione.
Unicredit potrà avere il sostegno della Bce e della Commissione Ue? Della prima si dovrebbe essere abbastanza sicuri, considerato il ripetuto favore per le operazioni di aggregazione transfrontaliere; meno sicuro sarebbe l'appoggio di Bruxelles, anche per l'influenza che vi esercita la Germania.
Comunque pende una decisione comunitaria definitiva, traendo spunto proprio dalla vicenda Unicredit-Banco Bpm, sulla normativa del golden power che potrebbe avere un interesse per l'operazione Commerz, quantomeno per ridurre gli eventuali ostacoli. Le relazioni istituzionali sono fondamentali in questo caso. Non si potrà trattare ancora a lungo, però, di un tentativo di fidanzamento, ben lontano dalle nozze, che non viene accolto. Si rischia in questo modo di trasformare la vicenda in una telenovela che puntualmente avvolgerebbe anche la banca tedesca.
Quanto a Unicredit, non può apparire ancora come il progettista di operazioni che poi abbandona o è costretto ad abbandonare dopo un po'. L'ottimo andamento degli utili e la fiducia nell'alta professionalità e capacità del ceo Andrea Orcel finora hanno impedito che si levassero critiche dal mondo degli azionisti. Ma potrà durare a lungo? E la stessa immagine di una banca di primario livello, qual è Unicredit, non verrà toccata (per essere bonari) da un programmare iniziative che poi non vanno in porto? (riproduzione riservata)