Utile, dividendi e capitale guidano i conti 2025 di Unicredit, che chiude esercizio e quarto trimestre con risultati in crescita e avvia una nuova fase strategica dopo il completamento del piano Unicredit Unlocked.
Il gruppo archivia il 2025 con un utile netto di 10,6 miliardi di euro, in aumento del 14% su base annua e in linea con il consensus degli analisi, nonostante l’assorbimento di 1,4 miliardi di poste straordinarie riconducibili a proventi di negoziazione e oneri di integrazione. La redditività sale al 19,2% di RoTE, in miglioramento di 1,5 punti percentuali. Questi numeri hanno dato benzina al titolo Unicredit che lunedì 9 in borsa ha toccato nuovi massimi in apertura:
La strategia di Unicredit nel 2026 rimane per adesso di crescita organica. Lo ha spiegato il ceo Andrea Orcel in una intervista a Cnbc: «Ripeto quanto detto in passato: Unicredit Unlocked può liberare molto più valore di qualsiasi m&a e ora, nella nuova versione, diciamo che Unicredit Unlimited può creare molto più valore di qualsiasi fusione o acquisizione».
Per il banchiere «è vero che l'Europa necessità di più m&a in ogni mercato e soprattutto transfrontaliere. Noi - ha sottolineato – abbiamo più opzioni di chiunque altro: siamo presenti in 13 mercati e questo vuol dire 13 opzioni»
In questo contesto le opportunità non dovrebbero mancare: «Riteniamo che al momento giusto, qualora le condizioni siano favorevoli, tutto avverrà nel modo giusto. Se così non fosse, avremmo molto altro da realizzare», ha concluso Orcel.
Il banchiere si è espresso con prudenza anche su Generali, la compagnia partecipata con una quota intorno al 2%: «Comunichiamo regolarmente con loro, sono uno dei nostri partner industriali», senza tralasciare il fatto «che forniscono la maggior parte dei nostri prodotti assicurativi bancari in Europa Centrale e Orientale» e «noi distribuiamo i loro prodotti attraverso la nostra rete» per cui «è normale che comunichiamo con loro. Il resto - ha aggiunto - sono solo fantasie di persone che hanno bisogno di inventare storie, ma al momento non c'e' nient'altro da aggiungere su questo tema».
Le distribuzioni complessive ammontano a 9,5 miliardi di euro, in crescita del 6%, di cui 4,75 miliardi sotto forma di dividendi. Le metriche per azione mostrano un rafforzamento generalizzato. L’utile per azione si attesta a 6,89 euro, in aumento del 20%, mentre il dividendo per azione cresce del 31% a 3,15 euro.
Il valore contabile tangibile per azione sale a 39,54 euro, con un incremento del 19% rispetto all’anno precedente. I ricavi del 2025 raggiungono 24,5 miliardi, con ricavi netti pari a 23,9 miliardi, sostanzialmente in linea con il 2024. Il dato riflette l’impatto di tassi di interesse più bassi, compensato da un margine di interesse resiliente al netto delle rettifiche su crediti, da commissioni stabili e dal contributo della gestione assicurativa.
La performance degli investimenti azionari risente dell’anticipazione dei costi di copertura. La qualità degli attivi rimane solida. Il rapporto tra esposizioni deteriorate nette e crediti netti totali si attesta all’1,6%, il costo del rischio scende a 15 punti base e gli overlay restano invariati a circa 1,7 miliardi di euro. I costi operativi sono pari a 9,4 miliardi, sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, con l’aumento del perimetro e gli investimenti interamente assorbiti. Il rapporto costi-ricavi si colloca al 38%, tra i più bassi del settore.
Sul fronte patrimoniale, il Cet1 si posiziona al 14,7%. La generazione organica di capitale nel 2025 è pari a 382 punti base e ha consentito di assorbire l’impatto delle distribuzioni per 9,5 miliardi, oltre a quello legato al consolidamento a patrimonio netto di alcune partecipazioni. La riduzione del CET1 su base annua è attribuibile a fattori una tantum, in particolare a effetti regolamentari e alla tassa sulle banche in Italia.
Con il completamento di “UniCredit Unlocked”, il gruppo chiude una fase caratterizzata da venti trimestri consecutivi di crescita redditizia e generazione di capitale. La nuova fase, denominata “UniCredit Unlimited”, copre il periodo 2026-2028 e pone le basi per il successivo orizzonte di medio-lungo termine. Le linee guida indicano una focalizzazione sulla crescita della quota di mercato nei segmenti a maggiore qualità, sull’ulteriore miglioramento dell’efficienza operativa e del capitale e sull’accelerazione degli investimenti in tecnologia, dati e intelligenza artificiale, finanziati attraverso la generazione interna di risorse.
Per il 2026 il gruppo prevede ricavi netti superiori a 25 miliardi, costi pari o inferiori a 9,4 miliardi e un utile netto intorno agli 11 miliardi, con un Rote oltre il 20%. Guardando al 2028, l’obiettivo è raggiungere ricavi netti di circa 27,5 miliardi, costi inferiori a 9,2 miliardi, un utile netto prossimo ai 13 miliardi e un Rote esuperiore al 23%, accompagnati da una crescita a doppia cifra di utile e dividendo per azione. Le distribuzioni complessive attese ammontano a circa 30 miliardi di euro nei prossimi tre anni e a circa 50 miliardi nei prossimi cinque, al netto di eventuali decisioni sull’impiego o sulla restituzione del capitale in eccesso, che saranno valutate di anno in anno.
«Unicredit ha conseguito ancora una volta una crescita e una redditività da record nel 2025 raggiungendo 10,6 miliardi di utile netto, in rialzo del 14% rispetto allo scorso anno, ed un Rote del 19,2%, segnando 20 trimestri consecutivi di crescita redditizia e in grado di generare capitale, e superando le nostre stesse aspettative. Questo risultato è stato ottenuto nonostante oneri straordinari per 1,4 miliardi nell’anno, anticipati per rafforzare ulteriormente la traiettoria di medio periodo», ha dichiarato il banchiere che ha concluso: «La nostra ambizione sta portando con costanza a sovraperformare in termini di crescita redditizia e in grado di generare capitale e in termini di distribuzioni, e siamo fiduciosi di poter mantenere questa traiettoria nei prossimi cinque anni».
Per gli analisti di Mediobanca: «Unicredit ha riportato risultati del quarto trimestre 2025 nel complesso in linea con il consensus, con un margine di interesse migliore delle attese, costi più contenuti e un contributo dell’attività assicurativa superiore alle previsioni, a fronte di commissioni più deboli. La nuova guidance rappresenta l’elemento centrale della presentazione e potrebbe essere il principale driver del titolo nella seduta odierna. Le indicazioni implicano un significativo potenziale di rialzo delle stime di consensus sulle linee operative core fino al 2028, insieme a una quasi completa riduzione dell’esposizione alla Russia, a una crescita più elevata e a un rafforzamento del capitale ben superiore alle attese, confermando un’elevata flessibilità strategica del gruppo».
Più severo il giudizio di Citi: «Unicredit ha riportato un risultato ante imposte di 1,8 miliardi di euro, inferiore del 27% rispetto al consensus, principalmente a causa di costi di integrazione e accantonamenti contabilizzati in anticipo. Detto questo, il risultato operativo al netto delle rettifiche su crediti, pari a 3,2 miliardi, è comunque inferiore del 7% rispetto alle attese, con ricavi sotto il consensus del 4% e costi migliori dell’1%».
Secondo Equita invece Unicredit ha riportato risultati inferiori alle stime a livello operativo e pre-tasse, ma migliori in termini di utile netto. I risultati sono stati impattati da diverse poste straordinarie riferite principalmente a proventi di negoziazione e oneri di integrazione, in parte compensati da profitti netti su investimenti legati al riconoscimento del badwill derivante dal consolidamento a patrimonio netto delle partecipazioni in Commerzbank e Alpha. I ricavi sono stati del 4% inferiori alle attese, ma in linea ex one-off. Guidance 2026-28 migliori delle attese. Giudizio buy invariato per la sim milanese.
A detta degli esperti di Banca Akros, Unicredit ha registrato un utile netto superiore al consensus sostenuto anche da un effetto fiscale positivo. Il risultato del periodo è stato influenzato da oneri straordinari per circa 1,4 miliardi di euro a supporto della futura crescita della redditività. L'utile operativo, invece, è risultato in linea con le previsioni. La banca ha inoltre comunicato nuovi obiettivi, prevedendo un Cagr dell'utile netto per l'esercizio 2025-2028 del 7% a circa 11 miliardi di euro nell'esercizio 2026 e circa 13 miliardi di euro al 2028. Questi dati hanno superato le aspettative di consenso, rispettivamente a 10,6 miliardi di euro e 11,9 miliardi di euro, principalmente grazie a un migliore controllo dei costi. (riproduzione riservata)